Le Troiane pop di Bianco e Liberti

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Le Troiane (photo: cssudine.it)

Entrare nel cortile del Real Albergo dei Poveri è come varcare la soglia di un’arena. Lo stretto e breve corridoio, costruito per formare il mezzo anfiteatro destinato al pubblico, irrompe quasi sulla scena.
Con una regia affidata ad Annalisa Bianco e Virginio Liberti, timonieri della compagnia Egumteatro, per queste Troiane di Euripide non ci si aspetta certo la tradizione. E se ce la proponessero potremmo quasi offenderci. Del resto gli stessi registi affermano che “la Tragedia Greca è morta e seppellita con la cultura greca”.

Lo spettacolo, così, si trasforma presto in un manicomio coraggioso, evocativo, simbolico, a tratti pop e pulp. Il testo ha il merito di con-fondere l’aulica antichità classica con scritture contemporanee, come quelle di Susan Sontag e Anna Politkovskaja, così come mischia lingue, riferimenti, voci.
Le principesse troiane, dopo la sconfitta della guerra, attendono di diventare schiave, bottino in carne umana da spartire tra i capi greci. Sono donne che ascoltano la sofferenza dell’istante, rimangono nello strazio mescolando il dolore e la follia, così da accomunarsi – seppur in modo differente – al mondo maschile, che tutto crea e tutto distrugge. Ecco ergersi lo zoo della labilità umana, che rimanda con potenza al nostro presente.

Ma Bianco e Liberti potrebbero di più. E non basta l’incomunicabilità di parole e voci dal suono diverso a ricordarci quale sia, oggi, il risvolto della tragedia. Soprattutto se l’ironia diventa quasi buffa. La tragedia, semmai, dev’essere un pugno nello stomaco, a maggior ragione quando vuol essere riflessione sul presente. In più, la sfida della prima Compagnia Teatrale Europea, con giovani attori italiani, francesi, belgi, spagnoli e portoghesi, portatori della propria lingua e della propria cultura teatrale, a tratti più o meno convincente.

Rimangono i particolari. Sono loro, quanto più irriverenti e lontani dall’origine, gli spunti migliori: l’esagerata canna da pesca bianca come i fiori dal lungo stelo, il tavolino da the che ricorda il rito dei berberi nel deserto, gli occhiali da sole di greci vincitori e spocchiosi, quella Ecuba totalmente vestita di nero come la più tipica delle nostre vedove del Meridione. O la fila di sedie verdi, ordinatamente allineate alla parete del fondale: come se i protagonisti, in attesa del proprio turno per una visita dal dottore, anziché intravedere immagini di guerra e violenza da una rivista in sala d’aspetto, avessero solo da alzare gli occhi di fronte a sé.

LE TROIANE
da Euripide
Compagnia Teatrale Europea promossa dal Napoli Teatro Festival Italia
regia: Annalisa Bianco e Virginio Liberti
con gli attori della Compagnia Teatrale Europea: Jean-François Bourinet,
Mahaut D’Arthuys, Evelyne El Garby Klai, Ena Fernandez,
Flávia Gusmão, Tatiana Lepore, Dominique Pattuelli,
Martim Pedroso, Umberto Petranca, Daniele Pilli,
Elmano Sancho, Carlotta Viscovo
scene e costumi: Rita Bucchi
disegno luci: Stefano Mazzanti
suono: Otto Rankerlot
assistente alla regia: Antonio Lo Presti
scene costruite nei Laboratori Artistici Flegrei di Rosario Imparato
produzione: Napoli Teatro Festival Italia in collaborazione con Ministério da Cultura – Direcção-Geral das Artes (Portogallo), INAEM – Ministerio de Cultura (Spagna), Festival de Mérida (Spagna), Centro Cultural de Belém (Portogallo), La Comédie de Reims (Francia), C.R.E.P.A. di Bruxelles (Belgio), Teatro Nacional Dona Maria II di Lisbona (Portogallo) e in coproduzione con CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG
durata: 1 h 47′
applausi del pubblico: 2′ 10”

Visto a Napoli, Real Albergo dei Poveri, il 10 giugno 2008
Napoli Teatro Festival Italia

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