Le voci della memoria di Ermanna Montanari e Chiara Guidi

Ermanna Montanari e Chiara Guidi in Poco lontano da qui

Ermanna Montanari e Chiara Guidi in Poco lontano da qui (photo: Cesare Fabbri)

La memoria ha voci lontane che sussurrano, e ombre che passano rapide davanti ai nostri occhi, accecati dal biancore di una luce nuova.
Due donne compiono gesti quotidiani e ripetitivi, come il ritirare i panni stesi, aprire le tende, camminare nervosamente lungo le stanze di una grande casa. Due donne e una grande solitudine a passeggiare tra loro.
Una chiede ripetutamente all’altra: “Mi leggi la lettera di Rosa Luxemburg?”.
 
Sono queste le primissime visioni che ci dona lo spettacolo “Poco lontano da qui”, presentato al Teatro Palladium di Roma e nel fine settimana alla Galleria Toledo di Napoli. Le due donne sono Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. Un incontro nuovo tra due attrici simbolo della ricerca teatrale in Italia. Un incontro quindi fra due teatri, due diverse modalità di arrivare all’emozione, di sottoporla al cuore degli spettatori.
Un incontro in cui la parola e il corpo si incastonano, in cui due energie opposte si abbracceranno dopo una lunga battaglia: un combattimento continuo tra l’essere e il non essere, il ricordo e la vita respirata, una battaglia complessa tra amore e odio, rispetto e disprezzo.

Lo spettacolo avvolge attraverso il susseguirsi di immagini, come quadri in lento e fluente movimento, e di suoni, rumori, voci.
In lotta tra loro ci sono due forze, entrambe femminili come femminili sono le parole vita e morte, donne che determinano il senso della storia.  

La scena fisica sembra assolvere la funzione di mezzo di comunicazione tra le due donne: i passaggi sono segnati dai movimenti delle quinte bianche o delle tende che scorrono sulle carrucole; ogni parola o gesto che l’una rivolge all’altra è trasportata assieme alla spinta di una lunga corda che pende da una campana, eternamente silenziosa; ogni urlo soffocato viene espresso da uno strappo sulla carta velina delle quinte sul fondale.
Trascinare, spostare, strappare, sporcare, stracciare. Ognuna di queste azioni viene compiuta in scena dalle attrici e può essere metaforicamente affiancata alla storia di Rosa Luxemburg.


Partendo dalle suggestioni dei “Quaderni russi” di Igort, pluripremiato fumettista e illustratore, le due artiste attraversano Cechov e Mejerchol’d per arrivare alle tre intense lettere di Rosa Luxemburg, XY e Karl Kraus.
Questi testi, che tanto bene sanno raccontare la violenza del potere, sono base per la costruzione di un intarsio drammaturgico e di una scrittura scenica metaforica e di forte impatto emotivo.

Un’ombra è sempre presente accanto alle due donne, nascosta tra i sussurri e le grida; la Signora Morte è lì, ad ogni passaggio drammaturgico e scenico.
“Cosa fai?” chiede Ermanna. “Faccio la morta” risponde Chiara; lo scambio di queste poche parole velate di ironia e un ronzio di mosche accompagnano il gesto del versare una tanica di petrolio sulla sottoveste bianca e il corpo inerte della donna. Il nero sul biancore di un corpo emotivamente ferito è immediata metafora della morte, ma allo stesso tempo della storia. Un gesto evocativo che anticipa le parole della prima lettera della Luxemburg.

Quanto metaforico è l’intenso monologo di Chiara Guidi, così lo è la lettera: “Oh, mio povero bufalo, mio povero, amato fratello, ce ne stiamo qui entrambi così impotenti e torpidi e siamo tutt’uno nel dolore, nella debolezza, nella nostalgia…”. In questo lungo passaggio, alla mente arrivano immagini di prigionia, violenza e soffocamento di quella voce popolare che la Luxemburg voleva amplificare.

Di risposta arriva, come uno schiaffo, il monologo della Montanari, che rompe il ritmo aulico del precedente, distrugge la quarta parete accendendo le luci in platea e chiamando i tecnici a ripulire la scena. Preludio perfetto alla lettera di XY, ironica e atroce.  

Lo spettacolo rappresenta il duello infinito tra guerra e pace, umanità e disumanità. Oscilla e persegue un equilibrio precario sull’altalena della storia.
Emergono le voci di donne e di lotta politica, non solo quelle della Luxemburg e del suo straordinario comunismo libertario, ma anche quelle della giornalista Anna Politkovskaja e alla sua denuncia del potere, delle donne cecene che con forza rivendicano notizie sui loro “desaparecidos”, in una sorta di file rouge che lega tra loro tante esistenze al femminile.

A duellare in scena anche le peculiarità della ricerca teatrale che hanno affermato Guidi e Montanari: si incontrano e scontrano coniugandosi a scenografie che ricordano l’espressionismo astratto, legandosi ai magnifici paesaggi sonori composti da Giuseppe Ielasi e all’intenso disegno luci di Enrico Isola.

In ogni passaggio scenico si percepiscono le ore in sala prove, la ricerca umana e personale delle due artiste, lo studio dei testi e la loro scrittura, l’analisi attenta di ogni movimento.  
Fino alla fine il lavoro non delude la curiosità dello spettatore, né rende soddisfatte delle ipotesi, perchè continuamente sorprende con azioni e parole inaspettate.
Un inno contro la guerra e la violenza, suonato da voci di donne soffocate, in passi rapidi tra la nebbia, fra colpi e schiaffi, tagli e pianti, sussurra e grida, rumori della fame e silenzi assoluti.

Poco lontano da qui
di e con: Chiara Guidi e Ermanna Montanari
suoni originali: Giuseppe Ielasi
ideazione luci: Enrico Isola
cura del suono: Marco Olivieri, Marco Canali
datore luci: Fagio
tecnici di produzione: Fagio, Danilo Maniscalco
direzione tecnica: Enrico Isola in collaborazione con Luciano Trebbi
realizzazione scene squadra tecnica Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Fagio, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Giuseppe Maniscalco, Dennis Masotti
con la collaborazione di Antonio Barbadoro
disegno del ciborio: Irena Kraljic
realizzazione costumi: Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O.
attrezzeria: Carmen Castellucci
foto: Cesare Fabbri
organizzazione: Valentina Bertolino, Cosetta Nicolini, Silvia Pagliano
ufficio stampa: Rosalba Ruggeri
stagiste: Marianna Caruso, Irena Kraljic
supporto tecnico: Audio73, Tema Show Service
produzione: Socìetas Raffaello Sanzio e Teatro delle Albe / Ravenna Teatro
coproduzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Comune di Bologna, Fondazione Romaeuropa, Festival delle Colline Torinesi-Torino Creazione Contemporanea, Ravenna 2019 Città Candidata Capitale Europea della Cultura, Santarcangelo •12•13•14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza
un ringraziamento particolare a Igort per i suoi Quaderni russi
suoni originali: Giuseppe Ielasi
durata: 60′ circa
applausi del pubblico: 4′

Visto a Roma, Teatro Palladium, il 10 marzo 2013


 

No Comments

  • P ha detto:

    E’ incredibile come il mondo sia diverso a seconda dei punti di vista da quale lo si osserva, ed è incredibile come abbia avuto una visione totalmente opposta rispetto a quella esposta in questo articolo…. Partendo dal presupposto che stimo il percorso artistico di entrambe le attrici in scena devo ammette che durante tutta la durata dello spettacolo mi sono chiesto perché la cosa che stavo vedendo non fosse rimasta unicamente in sala prove, perché avesse incontrato un pubblico, perché non fosse rimasta pura speculazione intellettuale, perché avesse una turné, perché non riconoscere il fatto che il non avere trovato un linguaggio scenico efficace, tra quelle due donne, non costituisce di per sé un fatto artistico….Uno sturm un drang di affari loro…..Questo è parlar franco (parafrasando Chiara Guidi)…

  • antonio ha detto:

    non parlerei di petrolio, piuttosto inchiostro, che andando a macchiare il corpo bianco della Guidi, scrive sulla sua pelle la storia della Luxemburg

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