H = 277 Lb. Shakespeare nello sguardo ‘sensibile’ di Lenz Rifrazioni

H = 227 lb (Lenz Rifrazioni)
H = 227 lb (Lenz Rifrazioni)

H = 227 lb (Lenz Rifrazioni)

Mark me.
La mia ora è già qui,
alla fiamma che mi tormenta
devo rendere me stesso.
Qualcosa sta puzzando in Danimarca.

Dopo i giochi di scherma e le coreografie dell’“Amleto” di Pontedera Teatro, il San Martino di Bologna sceglie ancora una volta di puntare lo sguardo sugli echi del dramma shakespeariano, nell’interpretazione questa volta decostruita e letteralmente “sdrammatizzata” di Lenz Rifrazioni, gruppo di ricerca da anni impegnato in un progetto laboratoriale e artistico con gli ospiti della comunità terapeutico-riabilitativa di Pellegrino Parmense.
Un disegno personalissimo definisce i contorni di questo “Hamlet”, che nella creazione non vuole definirsi “tratto da” ma piuttosto “tratto dell’” opera, vera e propria azione autonoma, dunque, che il drammaturgo Franceso Pititto e la regista Maria Federica Maestri hanno esplorato nel dettaglio più invisibile per regalarci, di tutto questo studio, trentacinque minuti di miraggio.

Ventiquattro sequenze visuali e performative, realizzate tra 2009 e 2010, in cui la drammaturgia si pone ora come “corpus di valutazioni analitiche, materico-estetiche”, in uno stato perenne di veglia-sogno che è confusione e che è bellezza. Protagonisti dell’ambiziosa impresa saranno qui (uno per performance) gli attori storici del gruppo, i cosiddetti attori sensibili, insieme ad attori ex lungo degenti psichici del manicomio di Colorno. Un cortocircuito, come vediamo in “Hamlet”, che tiene carne e psiche indissolubilmente legate, in cui fondamentale si fa il recupero della volontà del corpo e del senso per un’azione teatrale che è deviazione, dove l’ambivalenza in presenza d’attore e video si fa tentativo di riaquisizione nel presente e nel passato, non per trovare uno spiraglio ma piuttosto per immergersi in quel disordine che è la molteplicità dell’esperienza. Ecco allora la parola farsi lingua originaria e l’attore realmente sincronico, a noi, spettatori, e non al tempo artistico.

Un lavoro molto complesso, quello di Lenz, e invero difficile da restituire, perché nascita e sviluppo di percorsi perennemente in fieri, dove se all’arte è data la responsabilità dell’investimento creativo, alla guarigione non è dato spazio ultimo se non quello di processo di miglioramento totale.
Nella macrodistinzione, nel teatro del disagio, fra teatro che si propone come finalità il lavoro artistico e teatro di mediazione teatrale, i Lenz ci dimostrano che se l’arte è sogno e conoscenza implicito è nella sua definizione il germe di ogni cambiamento.

H = 277 Lb (HAMLET = 277 LIBBRE)
di William Shakespeare
regia di: Maria Federica Maestri e Francesco Pititto
valutazione: Maria Federica Maestri e Francesco Pititto
visualizzazione: Francesco Pititto
carico: Maria Federica Maestri
trasduttori: Valentina Barbarini e Vincenzo Salemi
sistema di acquisizione sonora: Andrea Azzali
cura: Lisa Gilardino
produzione: Lenz Rifrazioni in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Parma
durata: 35’
applausi: 1’ 32’’

Visto a Bologna, Teatro San Martino, il 18 marzo 2009

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