Leo Bassi: sono un buffone che non si è venduto al potere. Videointervista

Leo Bassi (photo: Davide Sannia)
Leo Bassi (photo: Davide Sannia)

Quando parla si colgono frammenti di parole di almeno quattro lingue insieme, italiano escluso che, per altro, parla egregiamente.

Leo Bassi è uno di quegli artisti che il mondo lo ha girato davvero. Le piazze sono la sua casa, la provocazione il suo linguaggio. Un mestiere che ha dovuto fare per forza, appartenendo al circo da generazioni. Impossibile sottrarsi ad un destino che scorre nelle vene, anche se – ci racconta – la tentazione era forte e ci aveva provato.
Come personalizzare quindi un cammino già battuto? Intanto uscendo dal tendone, e poi creando un proprio stile. La comicità innata non basta, e così decide che il suo clown deve parlare al pubblico toccando argomenti scomodi, da affrontare con ironia pungente. Una strada impervia, costellata da critiche non troppo lusinghiere e molto “concrete”, come quando un tecnico trovò una bomba nel suo camerino poco prima dell’inizio dello spettacolo.
Ci racconta anche questo, e lo fa senza alcun timore perché, confida, lui è un buffone che non si è venduto al potere. Certo, lui ci “mette del suo”, fondando, ad esempio, una religione, di cui è indiscusso Papa, basata volutamente sul nulla, su un Dio Papero che si fa gli affari suoi e non risponde alle suppliche dei fedeli. Ma non basta: costruisce anche una Chiesa a Madrid che chiama “Paticano”, da “pato” cioè papero in spagnolo. Una “chiesa Patologica” dove si celebrano messe, matrimoni e perfino funerali in pieno stile buffonesco e satirico (e per questo data alle fiamme qualche tempo fa).

Tutto questo però non è provocazione fine a se stessa, dietro c’è un pensiero ampio che parte dalla critica dei monoteismi contemporanei e del mondo capitalistico in cui viviamo. Nella lunga intervista che ci ha regalato riusciamo a spiazzarlo solo quando gli chiediamo qualcosa sul suo ultimo spettacolo, “Pandemia”, arrivato a Torino. Ci confida, a due giorni dalle riprese in streaming, di non avere ancora un’idea precisa di cosa sarà e di come si svolgerà. E’ tutto preso dal creare, raccogliere testi, immagini, frammenti del periodo che stiamo vivendo. Il Caffè Müller che lo ospita gli è particolarmente congeniale e lo staff della Fondazione Cirko Vertigo lo asseconda e gli dà supporto. Quando lo salutiamo è intento a preparare una processione buffonesca che creerà all’interno della vicina stazione dei treni e che, manco a dirlo, diventerà parte delle riprese video che si possono vedere su niceplatform.eu.

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