Leopardi shock. Teatro della Caduta in un soliloquio “d’impossibile felicità”

Lorena Senestro

Lorena Senestro (photo: teatrodellacaduta.org)

Di spalle, i lunghi capelli rossi sciolti sulla schiena, Lorena Senestro aspetta il silenzio. Poi il vagito disperato di un neonato ci riempie le orecchie. Quello che pensavamo essere un effetto sonoro registrato sta invece tutto stretto nella gola dell’attrice che, voltandosi, spalanca la bocca e libera il suono con energia graffiante.

Così come quello che pensavamo essere, se non un neonato vero, almeno un bambolotto, si disfarà tra le braccia lunghe che lo stringevano in grembo, rivelandosi essere un telo piegato ad arte.
Si apre il gioco delle illusioni. E da subito ci si abitua all’idea che a questo spettacolo serviranno solo un’attrice, la sua voce, il suo gesto, i suoi occhi, i suoi denti che brillano sotto gli ambra e gli azzurri dei pochi fari.

“Leopardi Shock” è il titolo con cui arriva a Roma lo spettacolo già presentato al Teatro della Caduta di Torino come “Dialoghi tra Leopardi – Storia intima del nostro tempo”.
Lo spazio che lo ospita – assolutamente consono – è La Riunione di Condominio, sala teatro/live music/pub di cui parleremo presto nella nuova sezione di Klp.


Il prologo è affidato al “Dialogo della Moda e della Morte”, tratto dalle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi. Una sorella dell’altra, si fronteggeranno in una parabola annodata sul tema del mutare dei costumi, sulla lotta al conformismo intrapresa da una giovane fanciulla che torna alla casa materna pregna di idee giudicate “rivoluzionarie”. Si scoprirà incapace di raggiungere quella libertà. I personaggi sono sprazzi dell’opera omnia di Leopardi rimescolati in un calderone, si susseguono al ritmo dell’evolversi della storia formando un brodo primordiale da cui si origina l’essenza stessa della poetica e, ancor di più, del pensiero del grande autore di Recanati.
La Morte allora diventerà la madre, parlerà con l’inquietante e perfetta dizione dei doppiaggi del cinema anni ’40, compresa la “s” strascicata e addirittura il filtro che sembra quello telefonico; la Moda avrà movenze da sfilata prêt-à-porter, tono di voce accomodante, sarà la zia bonaria e rivoluzionaria per la giovane Tristana (declinazione femminile del personaggio delle Operette Morali), che riconosceremo grazie ai pugni sempre chiusi, simbolo  della strenua ricerca di una “impossibile felicità”. Leopardi è sempre Leopardi. E le fattezze di quella felicità si fanno miraggio, brillano come scintille proprio in quegli occhi che si gonfiano nel vederle estinguersi.

Gesto e voce sono sintetici quanto i versi di una poesia, ed è proprio questa sorta di assonanza semiologica lo spunto più interessante. Non mancano momenti divertenti, quando ci si abbandona all’autoironia – tendendo i toni lirici su una struttura a melò o incastonando i versi famosi tra le note di una ninnananna – e il montaggio delle scene è il più delle volte ingegnoso. Tuttavia, per quanto sia apprezzabile l’idea, sfugge spesso l’istanza che ha mosso gli autori a tradurla in uno spettacolo. “Questa storia – si legge nelle note di regia –, come tutta l’opera di Leopardi, è un orgoglioso inno alle cose di una volta, reso attraverso la moderna lente del dramma: l’intimità della recitazione e della vicenda contrapposte al ‘romore e la confusione’ dei nostri tempi”. Soprattutto evidente è l’insistenza con cui, in maniera indubbiamente creativa, si mette a fuoco il “personaggio collettivo” di chiunque si metta a camminar dritto in un mondo di storpi. E d’accordo. La critica da muovere potrebbe essere che si tratta di un’operazione scenica estremamente elitaria, anche solo per il fatto che poggia su un linguaggio da “piccolo mondo antico” che poco ha a che fare con i codici di questo “enorme mondo moderno”. E allora qua e là si trovano momenti di forzata svolta estetizzante. E troppo spesso si perde l’attenzione e si bada più alla visione che all’ascolto, cosa che mal si sposa con le parole alate del testo.

D’altro canto un senso a questo breve spettacolo sta senza dubbio nel piacere di vedere all’opera un’attrice così energica, pulita e magnetica come Lorena Senestro, che dimostra insospettabile freddezza anche in una situazione d’emergenza come la prepotente incursione di uno spettatore ubriaco che si inserisce nel mezzo del monologo urlando “Mamma! Mamma!”.
Ebbene sì, dal fondo della piccola sala si alza due volte una voce che biascica qualcosa di esterno al testo. Un pittoresco personaggio che, grazie appunto alla freddezza dell’attrice, per un secondo almeno viene scambiato per una simpatica trovata trasversale. E che invece, alla seconda “invasione di campo”, viene condotto fuori dallo staff del teatro. Una nota positiva – per lo spettacolo e per lo spazio – è il pagamento finale “a cappello”. Il Teatro della Caduta adotta da tempo il metodo del “pay what you want”. Prendendo spunto dal teatro di strada, allo spettatore è permesso di abbandonare la sala quando vuole e di decidere da sé quanto pagare per la performance a cui ha appena assistito. Senestro rientra dopo gli applausi con una bombetta e offre una chiosa di ottimi versi per illustrare questo antico rituale, non senza ironia.
La Riunione di Condominio ha condotto questa prima stagione usando la stessa condotta. Ed è una novità, a Roma, di cui riparleremo presto.

LEOPARDI SHOCK – Soliloquio
di e con Lorena Senestro
su testi di Giacomo Leopardi
luci: Massimo Betti Merlin
regia: Massimo Betti Merlin, Marco Bianchini
produzione: Teatro della Caduta
durata spettacolo: 55′
applausi del pubblico: 1′ 50”

Visto a Roma, La Riunione di Condominio, il 31 maggio 2010

 

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  • Bruno Visio ha detto:

    Dopo il post “ragionato” e stimolante messo su in risposta al alcuni spunti di discussione sul modo di scrivere di critica, teatrale ma non solo, messi in circolo nel blog relativo allo spettacolo di Peter Stein (I Demoni) mi sono precipitato a leggere una qualche recensione a firma dello stesso autore, nonchè redattore della testata. Una semplice curiosità. E una piacevole impressione. Letto volentieri, scritto in modo equilibrato, informativo, con spunti critici assolutamente ben espressi, comprensibili, con qualche condizionale, senza stroncature o giudizi tranchant. Sono certo che non produrrà tifoserie pro o contro lo spettacolo, ma lettori che potranno diventare spettatori e questi ultimi che potranno ritrovare alcuni elementi di senso alle cose che hanno visto.

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