L’inatteso. Anna Amadori è la Liane di Melquiot

L'inatteso

Anna Amadori in L’inatteso (photo: teatrocasalecchio.it)

Innanzitutto è un canto. Una voce ruvida, mossa da echi di terre lontane, una litania che informa delle pene dell’abbandono, e improvvisamente le pareti della memoria di Liane cedono all’irruenza dei ricordi.

Inghiottita dal nero in cui è imprigionata la scena, Anna Amadori avanza lentamente, pesta il palco di Pubblico, il teatro di Casalecchio di Reno, e incontra le sofferenze che hanno condotto alla deriva Liane, protagonista de “L’inatteso”, dramma scritto da Fabrice Melquiot, al quale è stata dedicata una rassegna curata da Elena Di Gioia, in cui le molteplici forze coinvolte hanno contributo a fornire una perfetta messa a fuoco della poetica dell’autore francese.

Ciò che è emerso dai vari eventi che hanno costellato il focus trova un nuovo sguardo nella complessità delle scritture che compongono le sue opere, linguaggi che oscillano con grande puntualità tra momenti densi di lirismo e altri in cui si fa impellente l’istanza di incontrare la realtà del quotidiano.

Come un geroglifico, facendosi largo tra le parole di una scrittura simmetrica e rigorosa, Anna Amadori scivola direttamente dalla pagina per guidarci in un viaggio tormentato e crudele, fatto di estenuanti resistenze e paure, attraverso gli abissi dell’assenza, quella dell’uomo amato, morto in un luogo imprecisato, inghiottito da un fiume, su uno sfondo di conflitti feroci e di Paesi lontani.

Cerca un vile naufragio in profondi sorsi di acquavite Liane, ebbra di dolore, soffocata dalla morsa di una passione lacerante; intesse frammenti di ricordi con l’irruenza di chi, senza il dono del preavviso, si scopre inquinata dalle fredde visioni di un amore perduto, e ancora, di un mondo compromesso, dove “gli alberi si spaccano da soli per non diventare potenza”.

Segue un andamento disconnesso; Anna Amadori, intenta in uno scomposto passo a due con la mancanza, si congeda dall’equilibrio, vacilla, si stende su una lunga amaca rossa, è un corpo instabile stretto nella camicia di forza del tempo, ora sull’orlo di un cedimento, ora immobile come a voler inchiodare nella mente visioni di sogni interrotti.

Percorre i ricordi attraverso la lente di flaconi di vetro, ideati da Eva Geatti, tutti riconoscibili perché di colori diversi: blu di Prussia, rosso saturno, verde bottiglia, rosso sangue, giallo sabbia, terra di Siena. Gli oggetti che abitano la scena accompagnano la protagonista, modulando i quadri di cui la rappresentazione si compone, e declinando il desiderio all’interno di un immaginario che trova vigore in scivolamenti cromatici.
Lascia scorrere le memorie Liane, come i granelli di sabbia gialla che scivolano sulla sua pelle, come gli impulsi della sessualità che tornano ad accendersi davanti le mani insanguinate di un macellaio; affonda la voce, una voce profonda, in suoni stridenti, incontrando le musiche di Guido Sodo, sonorità che, come riverberi delle parole, amplificano le emozioni che decidono degli stati d’animo della protagonista.

E’ in questa atmosfera, a tratti rarefatta e visionaria, a tratti irruenta e appassionata, che viene celebrato l’addio all’amore perduto di Liane. Un addio che infine si colora di bianco, come il vestito indossato dalla Amadori, che corre per i meandri della memoria, lasciandosi alle spalle le stanze dell’assenza, che interra la sofferenza per mostrare a Liane una nuova direzione: tornare in sé e improvvisamente scoprirsi diversa, forse più forte, ma senza paura.

L’INATTESO
di Fabrice Melquiot
diretto e interpretato da Anna Amadori
musica in scena: Guido Sodo – chitarra, voce, live electronics
disegno e cura dello spazio: Eva Geatti
luci: Micaela Piccinini
cura del suono: Giuseppe Lo Bue
allestimento tecnico: Micaela Piccinini e Giovanni Brunetto
cura: Elena Di Gioia
produzione: Teatro Reon future dimore
traduzione a cura degli studenti del Dipartimento di interpretazione e traduzione, Università di Bologna

Visto a Casalecchio di Reno (BO), Teatro Pubblico, l’11 aprile 2013


 

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