Linda Eroli, neopresidente Assitej: il teatro ragazzi è fermo da febbraio

Linda Eroli
Linda Eroli

Alla fine di ogni anno Klp è solito fare un consuntivo dell’anno rispetto al teatro ragazzi, analizzando le creazioni più interessanti. Questa volta, data la soppressione di molti festival e la difficoltà degli spostamenti dovuta alla pandemia in corso, la disamina non sarà possibile. Ci è sembrato allora importante fare un’analisi approfondita delle difficoltà in cui versa questo comparto nel nostro Paese, una riflessione non disgiunta però dalle proposte fattive per un reale rilancio del teatro ragazzi italiano, una volta terminato il periodo di crisi dell’economia che stiamo vivendo.

Per far questo abbiamo intervistato Linda Eroli, da poco eletta presidente di Assitej Italia, sezione nostrana dell’associazione mondiale di teatro per l’infanzia e la gioventù.
Assitej, fondata nel 1967, si muove ed opera a favore del teatro e della creazione artistica rivolti a bambini, ragazzi e famiglie, attraverso progettualità nazionali e internazionali.
Ma l’attività di Linda si esplica anche, da diversi anni, attraverso i progetti dell’associazione 5T di Reggio Emilia, che organizza rassegne, non solo nella sua regione, collaborando come organizzatrice per diversi enti e compagnie.

Il 2020 è stato un anno terribile per il teatro ragazzi italiano. Quali sono state, dal tuo punto di vista, le maggiori criticità che hai riscontrato per il settore?
Il teatro ragazzi è stato il primo settore teatrale che ha subito gli effetti della pandemia. Già a febbraio 2020, nel momento in cui sono state bloccate le uscite scolastiche, prima ancora che i teatri chiudessero, il teatro ragazzi ha visto interrompersi la relazione con un interlocutore privilegiato: la scuola. Stiamo parlando di stagioni teatrali, laboratori, progetti culturali capillari e diffusi sul territorio nazionale, ma la cui mappatura resta spesso sommersa, così come sono scarsamente percepiti l’entità, i numeri e i soggetti coinvolti.
Tutto ciò rappresenta indubbiamente un patrimonio di esperienze preziose e radicate, una relazione ricca e complessa che si nutre di competenze non casuali, né sostituibili. In ultima analisi il teatro per l’infanzia e la gioventù si pone come rapporto inscindibile tra arte, cultura e formazione, che dovrebbero essere, fin dall’inizio della nostra vita, alla base dei processi democratici di cittadinanza.
Mai come in questa fase è stato chiaro come le strategie e le politiche adottate per l’infanzia e i giovani – che di conseguenza coinvolgono tutto un mondo di servizi culturali che ruotano intorno alla scuola – siano determinanti anche per una quota non trascurabile di lavoratori dello spettacolo.
A questo si somma la chiusura degli spazi teatrali e di spettacolo dal vivo, di cui abbiamo già ampia narrazione.

Quali erano invece le carenze che riscontravi già prima della pandemia?
Come già in parte ho anticipato, la pandemia è stata per molti aspetti una cartina di tornasole che ha fatto emergere fragilità pregresse. Qual è l’investimento che si vuole fare sull’infanzia e sui giovani? Quali le competenze e le alleanze necessarie per una visione strategica che superi disparità territoriali, progettualità e contributi intermittenti o di breve periodo, che fotografi l’esistente e che riconosca lo spettacolo come servizio essenziale per la comunità?
Credo che mai come ora emerga l’urgenza di riflettere sul nostro ruolo di operatori e sulla nostra identità in relazione al pubblico scelto come referente: bambini e ragazzi.
Ritengo che così si possa contribuire ad un’analisi su paradigmi sociali che oltre alla produttività, diano valore al benessere, all’inclusività sociale, alla sostenibilità.
«I bambini non sono i più colpiti da questa pandemia, ma rischiano di essere le sue più grandi vittime». Così apre il report 15-04-2020 delle Nazioni Unite dedicato all’impatto della COVID-19 sui bambini,
Uno dei compiti principali che si è dato Assitej in questi mesi è proprio stato quello di aprire delle linee di confronto, sia interne all’associazione, sia esterne, che mettessero al centro il ruolo del teatro ragazzi nel superamento di questa fase.

Quali strategie nuove metteresti in atto ora? Cosa chiederesti alle istituzioni?
Non ho ricette e trovo sempre un po’ rischioso averne. Credo invece che le strategie debbano essere frutto di un lavoro collettivo che metta a sistema immaginari ed esperienze differenti.
Per questo motivo Assitej ha scelto, da subito, di garantire collaborazione a chi ha rappresentato e rappresenta lo spettacolo dal vivo nell’interlocuzione con le istituzioni.
Non siamo una realtà sindacale, siamo un’associazione culturale che raccoglie al suo interno una mappatura plurale e composita; uno spaccato interessante sul teatro ragazzi e le sue diverse voci.
Credo che anche per le istituzioni, questa emergenza sia stata l’occasione per prendere coscienza di una realtà teatrale complessa, frammentata, dai contorni mobili e in alcuni casi piuttosto sfocati.
Mi auguro che quanto emerso, e oggi inevitabilmente gestito in emergenza, possa offrire un’opportunità di analisi più strutturale, che entri nel merito, crei osservatori e stimoli processi qualitativi, intercetti la dinamicità costitutiva di un settore come il nostro.
La nascita di un tavolo Mibact permanente sullo spettacolo dal vivo speriamo possa far emergere un confronto orientato alla definizione di strategie condivise e produrre un quadro normativo comune, non parziale.
Ci interessa anche favorire un’interlocuzione tra Mibact e Miur, che riconosca lo stretto dialogo fra teatro e scuola, ma che riconosca anche il portato artistico del teatro pure quando affianca la didattica.

Il Covid ci può aver lasciato delle cose positive?
Se restiamo nell’ambito delle metafore, il Covid, come sempre accade con le grandi crisi, ha prodotto un’azione reagente per diversi aspetti del nostro fare.
Dal punto di vista artistico, la necessità di ripensare il proprio lavoro e la propria relazione con il pubblico sta sviluppando processi di sperimentazione e ricerca che inevitabilmente coinvolgono altri linguaggi espressivi come il video e il digitale, sia dal punto di vista artistico che della comunicazione. Parlo di sperimentazione e ricerca perché credo che l’approccio debba essere questo. Credo sia il tempo delle domande più che delle risposte.
L’esplorazione di altri piani tecnici e tecnologici merita una riflessione che vada oltre la contingenza e la necessità del momento, si nutra di competenze che precedono il Covid e delle esperienze che stiamo facendo ora. Occorre una lettura lucida delle potenzialità, degli strumenti e dei risultati, senza enunciazioni precipitose, di qualsiasi genere.

Com’è considerato il teatro ragazzi italiano all’estero?
Il teatro ragazzi italiano ha conquistato il mondo. A parte gli scherzi, la diffusione della nostra produzione artistica all’estero disegna un panorama esteso ed articolato che non si limita alla circuitazione di spettacoli, ma riguarda anche seminari, laboratori, coproduzioni, residenze, progetti di scambio e formativi.
Una buona parte delle relazioni internazionali in campo artistico viene riconosciuta all’estero, ma resta sconosciuta alle istituzioni nazionali. Credo che su questo punto ci sia un terreno potenzialmente interessante su cui costruire nuove opportunità e confronti.
Assitej Italia si caratterizza per una dimensione internazionale, che ci mette in connessione con le altre sedi nazionali presenti in più di 80 Paesi del mondo.
E’ parte essenziale della nostra identità favorire la dimensione internazionale del lavoro artistico per le giovani generazioni e sostenere processi che valorizzino la vitalità del nostro settore nella relazione con gli altri paesi. In questi anni abbiamo lavorato per tessere relazioni e far nascere progetti in questa direzione.

Quali saranno le prossime iniziative di Assitej?
Questi mesi sono stati occasione per noi per attivare alcuni processi di analisi e azione che hanno coinvolto la base associativa, soggetti e realtà esterne all’associazione e che stanno portando frutti interessanti. Speriamo possano avere presto una dimensione pubblica.
Abbiamo sostenuto un progetto di residenze legate al TR che prenderà il via da inizio 2021.
Stiamo lavorando con Assitej Francia e Assitej Spagna ad una piattaforma internazionale su teatro, accoglienza e migrazioni. Con Unima Italia stiamo pensando ad un’iniziativa comune a marzo 2021, in occasione della World Performance Week. Sempre a marzo, in teoria, dovrebbe esserci in congresso mondiale Assitej a Tokyo, già annullato lo scorso maggio… Ma ormai siamo diventati bravissimi a cambiare piani e calendari!

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