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Home Esternazioni Generale Living Library: nella biblioteca dei libri viventi, il menù dei pregiudizi

Living Library: nella biblioteca dei libri viventi, il menù dei pregiudizi

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Living LibraryL'ultimo libro che ho letto si chiama Fatima, ha gli occhi neri e sa cucinare il tajine. Non ha le pagine bianche e lisce, né una sfavillante copertina colorata. L'ho scelto da un catalogo anonimo in una piazza di Ancona, un sabato pomeriggio di questo freddo dicembre, senza subire alcuna fascinazione da tutto ciò che concorre, di solito, all'acquisto di un libro: nessun segno grafico, nessuna anticipazione sulla storia, nessun autore. Solo tanta curiosità destata da ciò che di solito, invece, scoraggia una scelta: i pregiudizi.
I pregiudizi sono dichiarati, anzi sbandierati, nell'anonimo catalogo, come per dire: scegli questo libro e avrai la possibilità di confrontarti con loro, con i pregiudizi che certe tematiche sollevano sempre, per abbatterli o consolidarli.

È la Living Library, la Biblioteca Vivente. Lo slogan è: non si giudica un libro dalla copertina. Ogni libro, infatti, ha diritto a raccontarsi senza preclusioni legate a tutto ciò che è forma e non contenuto, tanto più se a raccontare le storie non sono le pagine, ma una persona in carne ed ossa disponibile a condividere la storia della propria vita. Tanti i protagonisti, tutti individui che, ognuno a suo modo, vivono una condizione vista dai più con una certa circospezione, contaminata dalle prevenzioni degli altri. Sono vittime di una sorta di cecità collettiva, universale e condivisa, la stessa che ci fa immaginare tutte le donne musulmane costrette nel velo e schiave dei propri uomini, o tutti gli albanesi sbarcati dal gommone, "cugini" di belle ragazze dell'est dipinte come donne senza scrupoli a caccia di italiani coi milioni.


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Dopo aver scelto sul catalogo i pregiudizi che più gli si addicono, il lettore viene accompagnato in un bar del centro, dove ad aspettarlo c'è proprio lui: il libro vivente. Viene offerto un tè ed inizia il racconto che può diventare anche una raffica di domande sulle cose che incuriosiscono di più.
Il mio libro era Fatima, appunto, una giovane di origine marocchina laureata e separata che porta il velo per scelta. Vorrebbe aprire un ristorante perché ama cucinare, ma per ora si occupa di mediazione culturale e fa le pulizie in una banca. Gli ho proposto un corso di cucina ed era radiosa.

“Tutti i libri viventi sono stati 'reclutati' in zona – raccontano Federico Bomba (già fondatore della compagnia Sineglossa) e Sabrina Maggiori, organizzatori della Living Library ad Ancona – Abbiamo contattato associazioni di immigrati ed organizzazioni internazionali, ma non è stato facile trovare persone disposte a raccontarsi”. Non si tratta di attori, né di simulatori, ma persone che raccontano semplicemente se stessi, mettendosi in gioco in prima persona per dimostrare che, dietro le diversità, c'è sempre un elemento che accomuna tutti: l’essere umano.

La Living Library nasce in Danimarca nel 2000 ad opera della ong danese “Stop the Violence”, movimento teso alla prevenzione della violenza giovanile e all’educazione alla tolleranza, allo scopo di avvicinare tra loro le persone attraverso l’uso della dialettica e del confronto. Dopo la prima esperienza realizzata al Roskilde Festival di Copenaghen è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi per il dialogo interculturale e come strumento di promozione dei diritti umani, diffondendosi in tutta Europa e trovando sostenitori in Norvegia, Ungheria, Islanda, Finlandia, Svezia e Italia. Nel nostro paese è stata realizzata in precedenti eventi, tra cui il Melting Box del 2007 e la Fiera Internazionale del Libro di Torino del 2008.

Ad Ancona la Living Library è stata proposta dall'Arci come momento conclusivo del progetto di cooperazione internazionale “Euro-Adriatic Cultural Network”. E c'è davvero da augurarsi che possa presto replicare anche in altre città.

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