Ennio Flaiano e il diritto d’addormentarsi a teatro

Lo spettatore addormentato - copertina
Ennio Flaiano

Ennio Flaiano

“Il modo più abile di riconquistare il cuore di un pubblico sarà quello di sostituire dei motivi economici alle ragioni sentimentali troppo usate. Del resto è in tempi molto floridi che possono vivere Hedda Gabler o ‘i sei personaggi’, quando cioè le preoccupazioni poggiano su solide basi e diventano così un doloroso ma necessario passatempo. In tempi precari, le uniche creature di cui si può sopportare la vista sono quelle che vivono le nostre stesse sciocche, ma non pertanto meno vere, tribolazioni”.
Parola di Ennio Flaiano.

Questa, insieme a moltissime altre annotazioni, emergono dalle circa quattrocento recensioni raccolte da Anna Longoni in “Lo spettatore addormentato”, edito a fine 2010 da Adelphi. Apparse fra il 1939 e il 1967 su “Oggi”, “Italia” e “L’europeo” (solo alcuni dei giornali per cui Flaiano scrisse durante la sua carriera), tratteggiano la figura non solo di un critico teatrale e cinematografico che ha fatto storia, ma momenti e passaggi di un’epoca.

Il titolo della raccolta allude a una polemica scatenata da Luchino Visconti contro i critici, colpevoli di assopirsi durante gli spettacoli. Flaiano ribalta l’argomento asserendo invece che è proprio nel passaggio dalla veglia al sonno che i sensi diventano più acuti e percettivi. E’ quello, insomma, il momento in cui lo spettatore perfeziona la sua interpretazione dell’arte.
Insorgeranno senz’altro anche gli artisti di oggi, ma la provocazione – perché sia incisiva – ha da far parlar di sé nel tempo. Amen.

Il volume, ad ogni modo, non si ferma certo a questa disquisizione, ed è anche molto altro. A partire dalla riflessione su “l’amaro teatro” italiano, descritto come segue:
“Si leggono un po’ dappertutto omaggi al teatro libero. E’ bene che chi ha vissuto questi ultimi anni con sufficiente amarezza trovi che la libertà possa risolvere anche i troppi dissesti del teatro. Sottoscrivo quest’illusione che ha almeno il pregio di essere libera. Ma, per quanto concerne l’arte, la libertà è una parola di dubbio significato, a meno che non si voglia riferirla alla libertà di mostrarsi più o meno dotati d’ingegno. Tuttavia resta un punto fermo: che molti autori, potendo ormai disporre di tutte le parole, sentiranno che a sostituire la tirannia del censore è sorta la tirannia della coscienza.
Il passato regime ha fatto credere a molti commediografi che la pochezza della loro inventiva dipendesse esclusivamente dalla censura e dai regolamenti di polizia. Coloro si accorgeranno adesso che al fascismo resteranno debitori di una pace artistica tranquillamente goduta per vent’anni. Esso nascondeva cattiva volontà e soprattutto mancanza d’ingegno. D’ora in poi ci si mostra intelligenti o si ammette sinceramente di non esserlo mai stati. Per molti che hanno giocato sull’equivoco il dilemma è tutto qui”.
Una sentenza che, con qualche sfumatura, si adatta a ogni tempo.

E se è vero che “il teatro è concesso ai popoli che non hanno paura di guardarsi allo specchio”, la polemica è rivolta qui ai generi leggeri pensati ‘per il popolo’ (il vaudeville, la farsa dialettale, il melodramma…), a discapito di grandi autori come Shakespeare o Molière, che Flaiano decretava forse troppo impegnativi per il pubblico italiano. Insomma, una critica a quel repertorio “evasionista” dei primi anni Quaranta, inzuppato di buoni sentimenti e gioia di vivere. “I moti sentimentali che queste forme possono suscitare sono senza dubbio sorprendenti; ma escludono uno dei fini dello spettacolo, quello di far pensare lo spettatore, di metterlo a colloquio col cuore e la coscienza, di ‘meravigliarlo'”. Un pensiero, il suo, che ancora una volta potremmo traslare all’oggi, accogliendolo con facilità, soprattutto nelle posizioni più marcate, che gli fecero scrivere: “Altro che teatro per il popolo! Io sto, caso mai, per il teatro dell’indignazione”.

E di questo sentimento, l’Italia (o una parte di essa) pare proprio non riuscire a farne a meno. Forse però sarebbe il caso di andare oltre, ammettendo che ormai neppure l’indignazione basta più.

Lo spettatore addormentato - copertinaLo spettatore addormentato
Flaiano Ennio
Curatore: Longoni A
2010
267 pp., brossura
Editore Adelphi 

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