L’Odyssey di Losi: dalla movida milanese al Giardino delle Esperidi

Sbarchi, un'Odissea (photo: Federica Lissoni)
Sbarchi, un'Odissea (photo: Federica Lissoni)

Sbarchi, un’Odissea (photo: Federica Lissoni)

Che festa sia. Milano, i Navigli, la Darsena. La complicità della notte e di un bicchiere di vino. Per qualche sera la città di Expo dimentica di essere orfana del mare, scopre inaspettate vestigia elleniche e diventa teatro, nientepopodimenoche dell’abbraccio tra Ulisse e Penelope.
Come Giasone, Michele Losi, direttore artistico di Scarlattine Teatro, racimola qua e là per l’Europa Argonauti desiderosi di intraprendere un viaggio per il Mediterraneo.
Mare, lago o naviglio, per Losi pari sono. È Meeting the Odyssey, progetto itinerante di performance che ha esordito nel capoluogo lombardo a fine maggio, e che in questo mese di giugno sta toccando varie città sul Lario (Dervio, Olgiate Molgora, Consonno di Olginate, Como) prima di salpare verso l’acqua salata: Camogli, Malta, Lampedusa.
L’approdo finale avverrà nel 2016 nelle isole greche care a Ulisse, Itaca in testa.

Piatto principale è lo spettacolo “Sbarchi, un’Odissea”, con un cast per l’appunto internazionale. Musica, adulatrice e selvaggia. Linguaggio del corpo, senza troppe velleità. La parola evapora per evocare «l’altra faccia del Nostos». «Che non è dolore nostalgico – ci precisa Losi – ma impossibilità di comunicare, difficoltà a riconoscere e riconoscersi».

Riportare indietro le lancette del tempo e dei sentimenti, insomma, è una chimera. Penelope accoglie Ulisse per respingerlo subito dopo. Chissà che cosa penseranno nella patria di Odisseo del “folle volo” di Losi e della sua “compagna picciola”. “Folle” per citare la “Commedia” di Dante. “Folle” perché i Greci sono la terra di Eschilo e Sofocle, e qui il teatro cede alla performance. “Folle” perché techno e macarena sommergono ogni traccia di lirismo. “Folle”, infine, perché un eroe mitologico qui diventa un reietto misconosciuto dal figlio e dalla moglie.
Roba da far accapponare la pelle ai patiti di Omero.


Ma per Losi ci può stare: “Ho già messo in scena due volte l’Odissea, sostanzialmente senza cambiarla. Ma i classici possono dialogare con lo spirito contemporaneo. Mi sono chiesto che ne sarebbe di un Ulisse contemporaneo di ritorno in patria dopo vent’anni d’assenza. Troverebbe ancora una moglie e un figlio inerti ad aspettarlo? Si può lasciare in sospeso la trama degli affetti?”.

Qui ci troviamo a Itaca. Siamo nel Palazzo di Odisseo, anzi, di Penelope. Giacché tra guerre e viaggi, imprese eroiche e amori da marinaio, offese ciclopiche e nemesi divina, Ulisse è ormai uccel di bosco, Signor Nessuno da troppo tempo. Altro che tessere la tela come una vedova bianca qualunque. Qua Penelope se la spassa con i Proci nella sua magione, trasformata in discoteca al ritmo di una musica infernale. Il ritorno del marito rappresenta la rottura virtuale dell’equilibrio. Non incide, non graffia. Il redivivo re di Itaca è un Lazzaro ridestato dal nulla. Prova svogliatamente a riconquistare moglie e trono, ma non può cancellare i segni del tempo. È morto per Penelope, e la morte gli sta cucita addosso. Come quella dei compagni periti nello sciagurato errare per terre straniere; o quella dei nemici usurpatori, trucidati dallo stesso Ulisse nel palazzo imperiale.

L’unico riferimento filologico perentorio al poema omerico da parte di Losi sta nelle tre porte del palazzo, di cui qui è tracciato il perimetro. Per una di queste porte entra il pubblico, che partecipa alla comun baldoria. Il resto è un rimescolamento della storia, concordanze a senso, ricordi, flashback, fantasie, profezie, citazioni ibride, sovrapposizioni. «Si tratta – spiega Losi – di un teatro fisico e performativo in cui la drammaturgia ha uno spazio limitato. Contano le contaminazioni».

Ecco allora un Ulisse bel tenebroso in occhiali da sole, per mascherare il disarmo di fronte alla femmina che l’ha spodestato. Un dialogo tra artisti di diverse lingue e provenienze. Un gusto per il divertimento che fa pendant con il luogo dove avviene la performance, il cuore della movida milanese. Una cornice che ridesta la “Milano da bere” disinibita di un’epoca ancora così vicina. In fin dei conti, un modo scanzonato, poliglotta (e un po’ smargiasso) per salutare l’arrivo dell’estate.

“Meeting the Odyssey” animerà anche Il Giardino delle Esperidi, festival di teatro, musica, danza e poesia che si svolge tra borghi e sentieri del Monte di Brianza, con epicentro a Campsirago. La rassegna, all’undicesima edizione, fino al 28 giugno propone tre spettacoli in prima assoluta e cinque prime nazionali, con un totale di 59 repliche tra spettacoli e performance e 21 compagnie con artisti italiani e internazionali.
“Sbarchi, un’Odissea” sarà in scena dal 12 al 14 giugno nel borgo fantasma di Consonno (Olginate).
Sempre a Consonno risuoneranno le vibrazioni elettroniche dei compositori danesi Birgit Løkke e Jesper Siberg (13 giugno).

A Olgiate Molgora torna “Sogno di una notte di mezza estate” (17 e 18 giugno), collaborazione tra Teatro Invito, ScarlattineTeatro e Piccoli Idilli. Il pubblico rivive l’opera di Shakespeare in un percorso itinerante nel parco della villa Sommi Picenardi.

A Campsirago, venerdì 19 giugno, ecco “Aldo Morto”: Daniele Timpano propone il caso Moro senza retorica né pietismo. Seguono due spettacoli sul tema dell’attesa: quella amorosa nella performance di danza/fotografia “Ne bouge Pas! Solo dedicato a Penelope” (prima assoluta) di Noemi Bresciani e Desirée Sacchiero; e quella dei cosiddetti tempi morti in “Vides” (prima assoluta 19 e 20 giugno) teatro di figura di Riserva Canini.

Musica e racconti, sabato 20 giugno a Campsirago. Si parte con il concerto jazz “Tra Cielo e Terra” di Musicamorfosi. Si prosegue con lo spettacolo di Barbara Covelli “Racconti di una Vecchia Sirena”.
Due gli appuntamenti per Piccola Compagnia Dammacco: “L’inferno e la Fanciulla” (21 giugno, Campsirago) e il debutto dello spettacolo “Esilio”, nella Chiesa di San Michele al Monte Barro (26 giugno).
Il 21 giugno protagonista la compagnia polacca Teatr A Part con la performance “Klepsydra”. Lo studio “Miraggi Migranti” di Stradevarie chiude il secondo week-end del festival.
Nell’intimità di un luogo segreto torna “Hamlet private” di Scarlattine (22/25 giugno). Un Amleto confidenziale abbandona il contesto teatrale e accoglie un singolo spettatore per volta, che esplora la propria vita con l’aiuto di carte speciali ispirate alle vicende del principe di Danimarca.
La compagnia danese Asterions Hus torna in scena il 26 giugno con “Mit Rum” (La mia stanza): su vita e arte della danzatrice Tilde Kundsen.

Dal 26 al 28 a Galbiate (Villa Bertarelli) “12 Parole 7 pentimenti,” installazione teatrale della svizzera Officina Orsi, che accompagna gli spettatori in un insolito ascolto nei racconti delle vite altrui.
I boschi di Figina a Galbiate sono lo scenario dello spettacolo site-specific “Milkwood”: Eleonora Parrello e Rosa Lanzaro evocano in un’azione performativa la fiaba “Fratello e Sorella” dei fratelli Grimm (27 e 28 giugno).
Sabato 27 giugno a Campsirago, in prima assoluta, “Opera Nazionale Combattenti”, opera teatrale di Principio Attivo Teatro ispirata al finale incompiuto de “I giganti della montagna” di Pirandello. A seguire spazio alla danza con la prima nazionale di “Found and Lost” con VerTeDance, gruppo di riferimento della scena della danza in Repubblica Ceca, e “Arie di Carta”, con Maria Carpaneto e Ivana Petito, interpreti e coreografe.
Il festival si chiude domenica 28 giugno a Ello con la commedia “La zona Cesarini” della compagnia il Giardino delle Ore, storia di sport e riscatto.

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