L’omaggio a Babette nel pranzo di Alkaest

Pranzo d'artistaFiglie di un pastore protestante, Martina e Philippa sono due sorelle ormai anziane che vivono un’esistenza frugale e modesta. Siamo in un fiordo nella Danimarca di fine Ottocento, quando un giorno si presenta alla loro porta una signora francese, Babette Hersant, fuggita da Parigi e dalla repressione violenta della Comune, che le ha ucciso marito e figlio.
Grazie all’intercessione d’un vecchio corteggiatore di una delle sorelle, Babette rimarrà lì a vivere, guadagnandosi l’ospitalità come governante.

Quattordici anni dopo, a Babette arriva inaspettata da Parigi la notizia di una grossa vincita di denaro; mentre tutti credono che lei li userà per tornare in Francia, la governante chiede invece di poter dedicare un pranzo alla memoria del padre delle sorelle, guida spirituale del villaggio per molto tempo.
Da quel pranzo organizzato da Babette, grande cuoca a Parigi, voluto per poter nuovamente esprimere il suo talento d’artista, gli abitanti del villaggio verranno inebriati e sedotti.

E’ questa, in sintesi, la trama del racconto di Karen Blixen, da cui fu poi tratto l’omonimo e celebre film diretto da Gabriel Axel, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nell’88.

I quattro attori dell’Alkaest Teatro, compagnia nata nell’84 in seguito all’esperienza dei fondatori nel Teatr Cricot 2 di Kantor a Cracovia, scelgono di non rischiare troppo e ripropongono i fatti raccontandoli ad un ristretto numero di spettatori e commensali di un particolare “Pranzo d’artista”.

Il pubblico viene fatto accomodare in una sorta di anticamera, allestita nei locali del Teatro dell’Arte di Milano, dove viene offerto un bicchiere di vino. Il chiacchiericcio sarà interrotto dai quattro attori che, facendosi largo tra gli spettatori, inizieranno il racconto, in maniera piuttosto classica, con l’alternarsi delle voci maschili e femminili.

La famosa tavola, protagonista del pranzo di Babette, comparirà a breve, nascosta dietro a un tendone da cerimonia, cui i commensali verranno invitati.
Il grande tavolo è formato dall’assemblaggio di pallet di legno mentre le sedie sono realizzate con il legno delle cassette da frutta; teiere, tazze e utensili da cucina rimangono sospesi al centro della tavolata, appesi a fili. Su un lato della sala un pianoforte a muro accompagnerà il racconto.

Gli attori procedono in maniera un po’ scontata, senza entrare troppo nei personaggi, rendendo il tutto troppo prevedibile, limitandosi a farsi semplici narratori e solo occasionalmente interpreti.
La sensazione è quella di assistere a quattro personaggi che si raccontano un vecchio aneddoto senza troppo coinvolgimento; lo spettatore vive così nell’attesa costante che succeda qualcosa che, in realtà, non si concretizzerà mai.

Al termine del racconto vengono serviti i piatti, buona parte dei quali offerti dagli stessi spettatori, che hanno cucinato a casa un pasto importante per la loro vita, corredandolo da un piccolo testo che uno degli attori legge prima di far entrare le portate. E’ questa forse la parte più convincente dello spettacolo, poiché mescola i reali vissuti degli “invitati” con l’arte oratoria degli interpreti.

Le luci soffuse, il contesto scenografico e l’attesa dei piatti vincono sicuramente su uno spettacolo che, ideato in occasione delle giornate di Expo, sarebbe forse più adatto ad essere collocato davvero nelle case piuttosto che in teatro.

Pranzo d’Artista
produzione: Alkaest Teatro
con: Paui Galli, Lorena Nocera, Erika Urban, Marco Pepe, Giovanni Battista Storti e Greta Malerba al pianoforte
maestra di cerimonia: Marzia Loriga
sculture: Roberta Colombo
spazio scenico: Valentina Tescari
regia: Giovanni Battista Storti

durata: 60′
applausi del pubblico: 2′ 21”

Visto a Milano, Teatro dell’Arte, il 2 marzo 2014


 

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