L’omaggio di Is Mascareddas alla grande burattineria italiana

Tonino Murru in Anima e coru

Tonino Murru in Anima e coru

Scopo del festival Incanti, terminato domenica a Torino, è offrire uno sguardo quanto mai variegato sulle possibilità di intendere il teatro di figura.
Ne è stato un esempio la quarta serata del festival che, in una sola cornice teatrale, la Cavallerizza Reale, ha offerto al pubblico la possibilità di gustare stili e modi molto diversi tra loro, ma tutti ugualmente efficaci e accomunati dalla voglia di fare ricerca in un ambito che regala i suoi esiti migliori proprio grazie alla frizione tra tradizione e innovazione.

Il primo spettacolo in scena è “Corazòn, Corazòn”, un lavoro visionario e ironico presentato da un’alleanza internazionale di artisti come Francesca Bettini, Giulio Molnàr e la compagnia berlinese KaSoKa, qui riallestito dagli stessi Molnàr e Bettini insieme a Paolo Colombo. Uno spettacolo in cui la ricerca si fa stile, nel quale le differenze tra gli attori innescano una scintilla di vita che regala originalità ad un lavoro dedicato alla passione e al teatro, e del quale vi parleremo più ampiamente nei prossimi giorni.

Il secondo appuntamento della serata è con la compagnia sarda Is Mascareddas, amici del festival Incanti, che presenta al pubblico “Anima e Coru” e “Le Storie di Leo”, due lavori che permettono di gustare la poetica e lo stile di questa storica formazione.

Nel primo lavoro, “Anima e Coru”, la bravura di Antonio Murru lascia intravedere una maestrìa figlia di un intenso lavoro sul campo e di una continua ricerca espressiva.
Lo spettacolo scorre veloce e diverte il pubblico (composto di adulti e un solo bambino), che si lascia accompagnare in questo originale excursus tra personaggi e stili diversi: Areste Paganos – figlio di Pulcinella e Belzebù – la morte, due pastori sardi sono alcuni dei burattini magistralmente scolpiti da Donatella Pau e animati con energia da Murru.

Il burattinaio ci dimostra come i burattini siano liberi e possano permettersi di parlare di qualsiasi cosa, ironizzando su tutto, compreso il teatro stesso e i suoi addetti ai lavori. Ne è un esempio il divertente momento in cui i due fratelli sardi discutono sullo stile da tenere in scena: beckettiano o kantoriano?
L’apparente semplicità dei burattini si trasforma in sottile ironia di un certo modo di fare e intendere la ricerca teatrale, scatenando risate e sorrisi in sala.

Nei suoi cinquanta minuti di esibizione Murru dà prova anche di un’altra grande caratteristica: la capacità di improvvisare, conquistando il pubblico con piccole frasi ad hoc. Nel nostro caso uno dei burattini si rivolge alla morte e, citando il precedente “Corazòn, Corazòn” dà prova di quanto ricco ed interessante possa essere un teatro che vive nel qui ed ora, e che non perde occasione per rinnovarsi e adattarsi al pubblico che ha di fronte.

Storie di Leo

Storie di Leo

In “Storie di Leo”, secondo lavoro della compagnia, l’attenzione è rivolta tutta ad Antonella Pau (co-fondatrice della compagnia e scultrice di livello) accompagnata dalla fisarmonica di Alessandra Osella.

Una lampada da scrivania e un piccolo tavolo di legno fanno da scena a questa lettura-spettacolo che punta l’attenzione sulle poco conosciute (e molto interessanti) favole scritte da Leonardo Da Vinci.
Protagonisti assoluti di questi brevissimi racconti sono piccoli ragni, cardellini, formiche, topi, farfalle, gatti che prendono vita e carattere grazie all’animazione delicata ed essenziale di Donatella Pau.

Il suo stile leggermente distaccato ed ironico permette di sorridere anche delle storie più amare, e ben presto il pubblico entra nel gioco gustando una dopo l’altra queste favole antiche ma perfettamente all’altezza dei gusti di oggi.
Lo sguardo e la voce della burattinaia, che sembra emergere dal buio della scena, completano il quadro, componendo uno spettacolo semplice ma efficace, che fa della ripetitività un punto di forza anziché di debolezza. La cura per i dettagli e la perfezione visiva fanno sì che, finita una storia, venga voglia di ascoltarne subito un’altra, così da poter continuare a godere della poesia visiva offerta dalla compagnia.
 

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