Londonlucilla. Primo giorno di lezione: l’odore del teatro

London's mimes
London's mimes

South bank mime (photo: Tom Hills)

Atto primo
6 gennaio 2009

Quando entro nella sala prove Corinne mi accoglie abbracciandomi: “Finally you did it!”. E queste poche parole pronunciate col suo inconfondibile accento parigino mi riportano alla mente tutti i mesi di dubbi, tutte le speranze, tutto l’entusiasmo che questa disciplina mi ha provocato, e poi anche la fatica, e i pesanti allenamenti giornalieri e pure la delusione della borsa movin’up non vinta semplicemente perchè non avevo i contatti giusti, per usare un eufemismo.
Finally I did it.
Sorrido, sorride. Si stupisce del fatto che questa volta io abbia già trovato casa, che non stia facendo qualche strano esperimento di ospitalità via internet e che non mi sia ancora presa un’intossicazione alimentare. Ma non c’è molto tempo, la lezione comincia e sono subito trecento addominali e una lunghissima serie di esercizi di potenziamento. “Remember, this is not a fitness center”. Non è un centro di fitness, e questi non sono esercizi di aerobica, siamo tutti tesi verso quello che ci sarà dopo, concentrati, ordinati e affaticati.

Avevo pensato di fare la fine di kung fu panda e di schiantarmi a metà del riscaldamento. Fortunatamente avevo sopravvalutato i miei compagni di questi mesi e forse sottovalutato la mia massa muscolare, fatto sta che sono arrivata quasi incolume fino alla fine della lezione, e le facce attorno a me non erano meno affaticate della mia.
Dopo un breve ripasso tecnico si passa al repertorio.
E qui mi ritorna fortissima quell’onda che provai la prima volta che seguii un laboratorio con Corinne Soum e Steve Wasson: questa è una scuola all’interno della quale si viene iniziati a una disciplina che non è semplicemente un allenamento del corpo, ma una propensione dell’essere. Come in una sorta di ritrovo segreto imparo le formule magiche che mi condurranno attraverso gli stadi del processo. Inclinata in un pericoloso equilibrio su un piede solo, mentre un’immaginaria saponetta mi cade di mano, mi viene per un momento in mente Artaud. E poi guardo le foto di Decroux e proseguo il movimento verso una vorticosa successione.

Mi bastano le prime cinque ore di lezione per verificare che c’è una differenza abissale tra il corso regolare e la summer school, alla quale si ha accesso senza provino e senza preparazione particolare, e che per me è stata il passo precedente questi due mesi londinesi. Mentre sudiamo e ci incartiamo mani-e-piedi Corinne ci fa una battuta. Perchè un maestro può anche permettersi di fare una battuta, senza per questo perdere la sua autorevolezza.
Chi l’avrebbe mai detto? Eseguo docilmente gli ordini impartiti, non protesto, non dissimulo, non ho tempo di giudicarmi né di giudicare. Dopo tutti questi anni mi sembra di essere, infine, fortunosamente ritornata al cuore del teatro. Ed è solo quest’odore inconfondibile che è riuscito a farmi muovere il famoso culone e a farmi prendere un aereo per Londra.
E intanto mi gira nella testolina un tristissimo pensiero, tragica constatazione: “In Italia non esiste più niente di simile”.

TO BE CONTINUED…

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