L’Onorata società di Niccolini incontra Patricia Zanco

Patrizia Zanco in Onorata Società

Patrizia Zanco in Onorata Società

È la sera del 9 ottobre del 1963 quando il monte Toc riversa una quantità spropositata di roccia nelle acque del sottostante bacino artificiale, provocando un’onda spaventosa in grado di spazzare via Longarone, Erto e i paesi limitrofi del fondovalle veneto. “La diga ha resistito – scrive l’ingegnere Alberico Biadene al capo cantiere Mario Pancini il giorno dopo l’accaduto – Ma i morti no, loro sono 1.917”.
È il disastro del Vajont.

“Onorata società”, scritto da Francesco Niccolini per la regia di Zanco/Mattiuzzi, è un grido di dolore e indignazione che ripercorre proprio questa tragedia e gli avvenimenti successivi, seguendo un filo rosso che arriva fino alle inquietudini dei giorni nostri.

Lo spettacolo è inserito nella rassegna A Roma! A Roma! curata da Francesca De Sanctis negli spazi del Teatro Due, una manifestazione che si propone di aprire lo sguardo a compagnie non romane che a fatica trovano spazi in cui esibirsi nella capitale, dando così l’occasione di instaurare un dialogo fertile tra i lavori di compagnie affermate e quelle più emergenti.


Nella prima scena sembra di essere catapultati in un cabaret tedesco degli anni ‘20, una metafora potente dell’Italia: solo una maschera grottesca, esasperata, dal trucco eccessivo e dal sorriso deformato potrebbe rappresentare una classe dirigente senza scrupoli che pone i propri interessi economici al di sopra della vita umana. E poi arriva un rombo. Inquietante, violento, spaventoso, che risuona in una scenografia spoglia. Si vede soltanto un velo trasparente e impalpabile, sensibile ad ogni minimo movimento e tinto di blu dal gioco delle luci, come a rappresentare l’acqua che preme pronta a straripare da un momento all’altro.

Questo velo lascia intravedere una figura rettangolare, simbolo di quella diga che non sarebbe mai dovuta essere costruita, poiché minava il delicato equilibrio tra uomo e ambiente. Ma è stata la logica del profitto, più forte delle esigenze di una comunità, a prendere il sopravvento.

“Onorata società” è un esempio di teatro dal taglio giornalistico che, attraverso lo studio di documenti originali, scava in profondità per far luce su ombre e silenzi di questa tragedia, pronunciando nomi scomodi e svelando i rapporti perversi tra politica ed economia.

È un teatro che ha sete di giustizia e che con coraggio punta il dito contro una classe dirigente incapace di salvaguardare il proprio territorio e i cittadini. Sono tanti i perché rimasti ancora senza una risposta in questa storia: perché, nonostante si sapesse del pericolo, si è innalzata la soglia di sicurezza del bacino dell’acqua ad un livello pericoloso? Perché durante il processo soltanto due persone furono condannate? E soprattutto: perché preferire lo sviluppo tecnologico sconsiderato alla vita umana?

Patricia Zanco, sola in scena e accompagnata da pochi oggetti funzionali – una sirena blu della polizia, bandierine dell’Italia, una sedia -, veste i panni di più personaggi attraverso corpo e voce.
È un monologo composito, che mescola frammenti di giornali, un pezzo dell’Amleto, le voci in dialetto delle madri che cercano i propri figli, le sentenze, le perizie. Due voci coraggiose emergono fra tutte: quelle della giornalista Tina Merlin, che sulle pagine dell’Unità aveva previsto il disastro e per questo era stata accusata di turbamento dell’ordine pubblico, e l’avvocato Sandro Canestrini, strenue difensore delle parti civili nel processo del ’68-’69 svoltosi all’Aquila, il primo a definire il disastro del Vajont il “genocidio di un’intera comunità”.

Patricia Zanco interpreta con emozionata partecipazione, muovendosi con convinzione, questa “danse macabre” di colpe, omertà e negligenze: ad ogni cambio di luce corrisponde un movimento, una sfumatura diversa della voce che modula più registri tra cui il drammatico, la narrazione, il siparietto comico o l’arringa, il tutto accompagnato dalle immagini di repertorio che scorrono sullo schermo dietro di lei.

Le sue parole non cadono mai in facili pietismi ma vogliono invece sollecitare la capacità critica degli spettatori in modo da instillare una consapevolezza diversa, perché le emozioni sono volatili ma la verità rimane impressa nelle coscienze ed è la miccia che può portare al cambiamento.

Quelle di “Onorata società” sono parole che si fanno contenuto universale per parlare anche dell’Italia di oggi: come non pensare al terremoto dell’Aquila del 2009 e alla telefonata tra imprenditori? Così, il testo di Niccolini si apre alla contemporaneità e individua uno schema di corruzione che nel nostro Paese si ripete nel tempo e con sistematicità, dimostrando come “dal Vajont ad oggi, niente è cambiato”.

Alla fine, quel velo trasparente che copriva la diga è tirato giù. Rimangono le commemorazioni vuote, un capitolo nei libri di scuola che gli studenti sfoglieranno svogliatamente e il solito banchetto di funzionari corrotti e ignoranti. Rimane anche quella diga, simbolo della follia umana e tragico monumento al dolore, a cui l’attrice rivolge lo sguardo. Ma la giustizia no, quella rimane sepolta tra le macerie. E così, quel grido finale di “Child in Time” dei Deep Purple, si fa ancora più straziante.

ONORATA SOCIETÀ
di Francesco Niccolini
con Patricia Zanco
regia Zanco/Mattiuzzi
primo spettatore Roberto Aldorasi
produzione: Patricia Zanco/fatebenesorelle teatro

durata: 1h 20’

Visto a Roma, Teatro Due, il 26 marzo 2015

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