Da Bartoli alla Faido Dance, tra passato e futuro, in dialogo alle Officine Caos

Lorenzo Bartoli (photo: Sara Ciommei)
Lorenzo Bartoli (photo: Sara Ciommei)

“Salvo buon fine” è una clausola che appartiene alla tecnica bancaria. Nella sua ambivalenza può significare anche altro: è il padre che salva il buon fine del figlio, ma è anche tutto fuorché speranza, perché “salvo” può voler dire anche “eccetto”.

Di fronte alla morte del padre, che in vita ha investito tutte le sue energie e risorse per il bene della famiglia, il figlio cialtrone e perditempo si trova a dover fronteggiare una perdita, proprio quando stava cercando di capire quale e cosa fosse la salvezza. E invece all’elaborazione del lutto si sostituisce il nervosismo contro l’Uomo del Mutuo, incarnazione senza volto del potere economico, esasperante e insensibile, che raggirò il padre poco prima del suo decesso. “Bisognerebbe anche occupare le banche” ci raccontò nel ’68 Bianciardi, perché è da lì che dovrebbe partire la rivoluzione: ma sorge vivissimo il dubbio che sia solo velleità. La salvezza è individuale, intima, frutto delle proprie scelte – eppure il mondo esterno spesso non è che minaccia.

Così in “Salvobuonfine (bisognerebbe anche occupare le banche)” Lorenzo Bartoli, attore diplomato alla Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino, scrive per suo padre, “caparbio, instancabile e coraggioso”, e coinvolge attivamente il pubblico arrivato alle Officine Caos di Torino, ‘casa’ artistica di Stalker Teatro, chiedendogli di avanzare sulla scena e parlare con i presenti: tutti noi, in fin dei conti, siamo figli alla ricerca di una salvezza.

Il testo prende in prestito ora la formulazione della preghiera cattolica, ora l’aberrante linguaggio finanziario, conferendo al monologo un sapore kakfiano. Nell’essenzialità dell’allestimento (poche luci, una musica ora soffusa ora martellante, solo quattro cubi di legno a fungere da supporto) passa schietto più che mai quella che, forse, è la vera morale: ognuno deve farsi forza e modellare da artigiano la propria esistenza.

Cambia lo scenario, e il linguaggio, per il secondo spettacolo messo in dialogo da Stalker per questa serata.
Cosa proveremmo se avessimo la possibilità di esperire il futuro e riassaporare il passato con gli occhi del presente?
Attraverso le potenzialità del video, la Faido Dance Company dà corpo e movimento a una donna universale, alla ricerca dell’amore attraverso una riflessione sulla memoria, sulla percezione dell’età, sull’intrinseca vulnerabilità della nostra natura.

Faido Dance Company (photo: Simone Giacomini)

Faido Dance Company (photo: Simone Giacomini)

“Donna nel presente” nasce dal dialogo tra una un’adulta di 45 anni e una giovane di 25 che si confrontano attraverso la poesia, la danza, l’espressione facciale. Le due si esplorano filmandosi a vicenda, e il pubblico può assistere a questa indagine umana guardando il filmato nel momento stesso in cui questo viene girato.
Non solo: le performer si muovono in tutto lo spazio a loro disponibile, anche al di fuori della sala, attraverso i corridoi delle Officine.

La sintassi del racconto non segue la tradizionale linearità narrativa perché si propone di riprodurre il processo cognitivo di un pensiero: ecco cosa conferisce alla performance quella vibrazione inusuale ma autentica. Significativamente, le parole di Tarkovskij di “Scolpire il tempo” forniscono la chiave di lettura: «La nascita e lo sviluppo del pensiero sono soggetti a leggi e richiedono forme di espressione che sono molto diverse dai modelli di speculazione logica».

La Faido Dance Company, diretta da Dorit Weintal, ha base ad Amsterdam: suo credo è l’interdisciplinarità, la commistione di arte, danza, filosofia, letteratura e tecnologia per dar vita a performance a 360 gradi. L’obiettivo è conferire una forma alla consapevolezza, frutto di diverse metodologie artistiche, mescolando astrazione e naturalismo, fantastico e grottesco. Così, “Donna nel presente” diventa efficace esempio di come molteplici livelli cognitivi ed emotivi possono concentrarsi in quel piccolo cosmo che è la natura umana.

La stagione di Caos prosegue ancora per tutto aprile con quattro altri appuntamenti. Il 13 e 14 aprile Fabio Liberti, danzatore italiano di ca sa a Copenaghen, propone due brevi performance: “Solo for real”, viaggio nella mente di un uomo, e “Don’t Kiss”. A seguire, la stessa sera, la proposta del Teatro Nucleo, che da Ferrara arriverà con “Il mio vicino” per narrare la costruzione di una terra possibile fatta di parole, gesti e poesia, a partire dall’incontro fra due “sdradicati” dalle terre d’origine: un tunisino immigrato ed un argentino esiliato.
Il 27 e 28 aprile, arriverà la nuova produzione del Kulturscio’k di Ivana Messina, “Padre nostro”, esperienza di un amore assoluto e infinito quale è quello verso un Dio, al tempo stesso lodato e disprezzato, e i bisogni dell’animo umano.
A chiudere la prima parte della stagione sarà poi la compagnia spagnola Teatro en Vilo con “Generation why”, esplorazione del confine tra finzione e realtà, attore e personaggio, fallimento e successo.

SALVOBUONFINE (bisognerebbe anche occupare le banche)
di e con Lorenzo Bartoli
scena Manuela Savioli
sonorizzazione Massimiliano Bressan, Massimo Valerio
realizzazione della scena Fabio Di Camillo, Manuela Savioli
disegno luci Massimiliano Bress
produzione Acti Teatro Indipendente

 

 

DONNA NEL PRESENTE
artistic director and performer: Dorit Weintal
performer: Anna Mikula
musician/live composition: Simone Giacomini

 

 

Visti a Torino, Officine Caos, il 7 aprile 2018

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