Lorenzo Gleijeses: gioie e dolori dei figli d’arte

Lorenzo Gleijeses

Lorenzo Gleijeses in ‘Il figlio di Gertrude’ (photo: ubulibri.it)

Quando nel 2006 ha vinto il premio Ubu come miglior nuovo attore, non gli sarà parso vero, finalmente, di uscire dalla sindrome del “figlio di…”.

Lorenzo Gleijeses, classe 1980, debutta nel ’91 con il padre Geppy e Regina Bianchi: ha solo undici anni. Un privilegio riservato a pochi. Figuriamoci se si pensa alle possibilità avute, ancora giovanissimo, di lavorare con registi come Squarzina, Pugliese, Guicciardini, per non dire delle esperienze cinematografiche come quella del 2000 nel film “Gabriele”, al fianco di Mario Scaccia e in diverse altre fiction prodotte dalla Rai.

E’ qui, però, che Lorenzo deve aver maturato l’intima necessità di interrompere “il viaggio con papà” per cercare una strada autonoma. Questo persorso lo porta, nei successivi quattro anni, a confrontarsi con diversi tipi di pedagogie teatrali e con maestri internazionali come Lindsay Kemp, Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida, Eugenio Barba, il Workcenter di Jerzy Grotowski. Fino ad arrivare al 2004, quando è il protagonista maschile di “Romeo e Giulietta” sotto la guida di Nikolaj Karpov, direttore del dipartimento di biomeccanica del Gitis di Mosca.

Da questo momento si sviluppa una cifra stilistica individuale, fatta di collaborazioni importanti. Il sodalizio più rilevante è quello con Julia Varley dall’Odin Teatret: insieme creano lo spettacolo “Il figlio di Gertrude”, per il quale Gleijeses vince l’Ubu del 2006 e viene candidato ai Premi Eti come migliore attore emergente. L’anno successivo arriva un’ulteriore collaborazione con la Varley, “L’esausto”, che debutta al Mercadante di Napoli in maggio.
Sempre nel 2007 è Enrico V (Il Principe Hal) nel “Falstaff” di Mario Martone e instaura una collaborazione con Egumteatro (Virginio Liberti e Annalisa Bianco), che porterà alla nascita di “Che Tragedia!”, spettacolo che ha finito la sua tournée da appena una settimana.
Ora è a Brescia, dove, al Teatro Sociale, è in replica fino a domenica, 8 febbraio, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo de Filippo: un ritorno al lavoro con il padre, oltre che con Gennaro Cannavacciuolo. Prodotto dallo Stabile di Calabria, lo spettacolo proseguirà poi la tournée a Verona e Milano.

Durante l’intervista, realizzata a dicembre all’Out Off di Milano in occasione di una rassegna dedicata proprio a Lorenzo Gleijeses, ci siamo tolti lo sfizio, fra le altre cose, di chiedere al giovane attore se e in che misura si sentisse un privilegiato o un raccomandato. Sentite, però, cosa ci ha risposto…

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