L’Ubu di William Kentridge. Un (sublime) viaggio tragicomico nell’apartheid

William Kentridge (photo: Marc Shoul June)

William Kentridge (photo: Marc Shoul June)

Inaugura un rinnovato interesse della Fondazione Teatro della Pergola per il teatro internazionale, il riallestimento di “Ubu and the Truth Commission”, di William Kentridge,proposto a Firenze in collaborazione con il Romaeuropa Festival. «Questa è solo la prima tappa – fa sperare il programma – di un nuovo intensificarsi dell’attività internazionale che la Fondazione intende portare avanti come irrinunciabile direttrice del proprio agire». Una ripartenza in grande dopo anni di silenzio. 

Lo spettacolo di Kentridge, riproposto dopo 17 anni in occasione del  20° anniversario della democrazia in Sudafrica, prende come punto di partenza il celebre “Ubu Re” di Alfred Jarry per indagare, con linguaggio grottesco e buffonesco, alcuni degli aspetti più drammatici e spietati dell’apartheid. 

Il testo prende spunto dalle audizioni della Commissione per la Verità e la riconciliazione (tribunale straordinario istituito in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid per raccogliere testimonianze e conciliare un perdono collettivo), in particolare tra il 1994 e il 1996, ma finisce per assumere una valenza universale. 
Per l’astista sudafricano, infatti, «non esiste Paese al mondo in cui non possano essere rintracciati i temi che affronta lo spettacolo: c’è sempre uno scontro tra chi vuole insabbiare la storia e chi, invece, vuole farla venire alla luce» (da “Conversazione con William Kentridge” di M. Brighenti). 


Da qui la scelta di non modificare l’allestimento, identico a quello presentato nel 1997: «Chiunque guarda ‘Ubu and The Truth Commission’ può inscriverlo nei propri sogni e nelle proprie paure. Adesso come allora». 

L’opera di Kentridge, sempre attuale perché riconducibile, nella sua efficace analisi, alle dinamiche stesse della violenza e del massacro, si configura come un incubo beffardo, tragicomico, crudo, surreale eppure vicinissimo alla realtà. 
Pa Ubu (Dawid Minnaar), che come il Padre Ubu di Jarry concentra in sé i più bassi istinti e i più animaleschi appetiti dell’uomo, è impegnato su due fronti: tenere a bada la gelosia di Ma Ubu (Busi Zokufa) e distruggere le prove dei delitti commessi durante l’apartheid. La figura del grottesco personaggio è ridotta all’essenziale (mutande, canottiera e un paio di scarponcini, a simboleggiare la nuda, goffa elementarità della violenza), ma gli aspetti caratteristici della sua iconografia sono disseminati un po’ ovunque: nel copricapo a punta di Ma Ubu, nel coccodrillo-borsa, complice e traditore, nell’ombra dal ventre e dalle mani enormi che poi si materializza in un gigantesco pupazzo animato. 

Ossessionato dall’igiene come Lady Macbeth, Pa Ubu fa la doccia e dalla nappa cadono – grazie alla sapiente interazione tra scena e video – coltelli, pezzi di membra umane e altri simili “detriti”. Nel suo rapporto con la moglie, fatto di viscerale dipendenza e quotidiano disprezzo, nei suoi camerateschi dialoghi (che sfociano in canzoncine di inquietante comicità) con il cane a tre teste Brutus – una testa per ogni tipo di responsabilità: politica, militare, materiale -, nel suo frequente ripetere frasi come “ho solo eseguito gli ordini”, possiamo riconoscere i tratti della “banalità del male” di cui parlava Hannah Arendt.  

L'Ubu di William Kentridge (photo: Ruphin Coudyzer)

L’Ubu di William Kentridge (photo: Ruphin Coudyzer)

L’azione si snoda in quadri cupi ed esilaranti, alternati a scene di grande compostezza, venate da uno straniante lirismo: quelle in cui vengono riportate, in tutta la loro asciutta drammaticità, le testimonianze delle vittime dell’apartheid. Ne sono protagonisti i pupazzi dellaHandspring Puppet Company: un attore li anima e dà loro voce con contenuta, toccante tragicità, mentre un altro traduce in inglese con il tono asettico dell’interprete. 
Il contrasto non potrebbe essere più efficace e rende, se possibile, ancora più crude le atrocità narrate. L’impiego dei pupazzi in ruoli caratterizzati da una dignitosa e sofferta umanità crea un ulteriore contrasto, tanto più significativo se si pensa che la prima versione di “Ubu re” fu interpretata da marionette. 

“Ubu and the Truth Commission” è uno spettacolo complesso, che si avvale di linguaggi diversi amalgamandoli e facendoli dialogare con grande maestria: prosa, canto, danza, teatro di figura e animazione video con immagini stilizzate, umoristiche, disturbanti che si alternano a pochi, selezionati documenti fotografici e audiovisivi. 
Le scarne scene – composte principalmente da elementi mobili –, le luci e l’ironico commento musicale costituiscono, insieme all’ottimo cast, le altre componenti di questa geniale costruzione teatrale. 

Le scelte espressive di Kentridge risultano ancora pienamente efficaci: oggi, come e forse più che nel 1997, raccontare la violenza e le sue conseguenze con cupo e surreale sarcasmo, senza sentimentalismi né autocompiacimenti, può forse rappresentare la strada migliore per riuscire a scuotere e spiazzare spettatori sempre più anestetizzati e saturi di immagini. 

UBU AND THE TRUTH COMMISSION 
di William Kentridge e Handspring Puppet Company
Diretto da William Kentridge
Assistente alla regia Janni Younge
Scritto da Jane Taylor
Pupazzi Adrian Kohler
Assistente realizzazione pupazzi Tau Qwelane
Animazioni William Kentridge
Assistenti animazioni Tau Qwelane, Suzie Gable
Scenografia Adrian Kohler, William Kentridge
Ideazione costumi Adrian Kohler
Realizzazione costumi Phyllis Midlane, Sue Steele
Disegno luci Wesley France
Suono Wilbert Schubel
Musiche Warrick Sony e Brendan Jury
Coreografie Robyn Orlin
Editor animazioni Catherine Meyburgh
Ricerche “Commissione per la verità e la riconciliazione” Antjie Krog
Ricerche video Gail Berhmann

Con
Pa Ubu Dawid Minnaar
Ma Ubu Busi Zokufa
Burattinai Gabriel Marchand
Mandiseli Maseti
Mongi Mthombeni

Direttore di scena Jessica Mias-Jones
Tecnico del suono Simon Mahoney
Tour Manager Wesley France

Produzione Handspring Puppet Company
Produttore associato e distribuzione mondiale Quaternaire / Sarah Ford
In coproduzione con Edinburgh International Festival, The Taipei Arts Festival and Taipei Culture Foundation, Festival de Marseille _ danse et arts multiples, Onassis Cultural Centre Athens, Cal Performances Berkeley and BOZAR Brussels.

durata: 1h 27′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Firenze, Teatro della Pergola, il 22 novembre 2014

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