Il Lucido pensiero (tragicomico) di Spregelburd secondo Costanzo/Rustioni

Costanzo & Rustioni
Costanzo & Rustioni

Costanzo & Rustioni (photo: teatro i)

La risata è uno dei segni più forti di complicità tra spettatore e attore; eppure, tra i braccioli delle poltroncine rosse di un teatro, non è poi così scontato trovare un divertimento di gusto.
Quanto la drammaturgia italiana scrive per la risata? Ci penso mentre ancora applaudo Milena Costanzo e Roberto Rustioni, nel 1991 fondatori dell’omonima compagnia, che presentano in prima milanese al Teatro i (fino al 13 marzo) la loro versione di “Lucido”.

“Dopo alcuni lavori di completa creazione, ‘Lucido’ è il nostro primo spettacolo di messa in scena di un testo. Rafael Spregelburd è sicuramente uno dei drammaturghi ispano-americani più interessanti e più brillanti che ci siano in questo momento e ‘Lucido’ è a nostro avviso uno dei suoi testi più belli e divertenti”. E infatti lo spettacolo si rivela davvero come l’occasione di assistere a una commedia, e cioè a quel genere che, per definizione, “si occupa di problemi quotidiani e mette a nudo le debolezze dei suoi personaggi attraverso un intreccio di equivoci e situazioni concrete”, attraverso un tipo di scrittura che può apparire leggera ma non per forza disimpegnata. Come appunto dimostra il testo di Spregelburd scelto da Costanzo/Rustioni.

Ambientato in Argentina, il testo racconta le vicende di una famiglia, lasciata a metà dal padre, e alle prese con una questione altamente drammatica: una madre (rimasta teoricamente sola a crescere due figli, eppure praticamente più assente del padre che se ne è andato) si trova a dover mediare tra la richiesta assurda e cinica della sorella, da tempo lontana da casa e ormai disinteressata al trio, e la salvaguardia del fratello, affetto da gravi dubbi di identità, immerso in un bagaglio di traumi, fisici e mentali, che lo portano a proiettare la sua triste condizione in scenari idealistici del tutto inventati: in una parola, sogni a occhi aperti. La sorella è infatti tornata per riprendersi, eventualmente pagando, il rene che da bambina offrì al fratellino malato, così da farlo ri-trapiantare nel corpo del marito.

I temi sono tutt’altro che divertenti, ma la conduzione del gioco, insieme alla caratterizzazione dei suoi partecipanti e alle battute provocanti e mai banali, fanno di ‘Lucido’ un testo di indubbia comicità. Il contributo offerto da questa nuova versione italiana sta nella capacità di espressione degli interpreti: quattro sono effettivamente impegnati sul palco, ma solo due sono efficaci allo scopo.

Milena Costanzo ha un corpo esilissimo che contiene bene lo spirito della mamma di due ragazzi ormai quasi adulti, eppure sempre ragazzina: svampita, gioca a rimescolare le parole degli altri per trarne le sue personalissime e fantasiose interpretazioni, cede alle lusinghe di uomini sposati ma che la rassicurano (“sì, certo, vedrai che ottengo il divorzio”), e intanto ammicca al primo cameriere che le pare “così premuroso” per averle passato il menù. Ha un modo di esprimersi infantile, infiocchettato da un saliscendi continuo dei toni: basso e confuso quando borbotta, in rapido decollo per fare i capricci. Le emozioni della donna-bambina scorrono, e corrono, caricate sulle montagne russe della sua esibizione puerile, con una voce che comunque è evidentemente più adulta, rauca.
Sua spalla ferrata è Roberto Rustioni che, non a caso, ha una voce molto più pacata, salda, magari non sempre saggia, ma sicuramente paterna: il gioco dei due tocca puntualmente le trame sensibili di una storia profondamente amara ma che ha pur sempre la forma di una commedia, e in coppia sfiorano momenti insuperabili.

Purtroppo si scende con l’altra metà del cast: in picchiata davanti all’esasperazione convulsa e stonata (peraltro non del tutto richiesta dal ruolo di Lucrezia) di Maria Vittoria Scarlattei; planando con Antonio Gargiulo, di cui forse abbiamo modo di intravedere qualche scatto capace di attirare l’attenzione, nonostante il rischio di cadere nella noia cullati dalla ripetizione di smorfie troppo uguali. Eppure è proprio lui, dall’inizio alla fine, il personaggio che si sforza di diventare il ‘Lucido’ del titolo: vigile, regolare, consapevole, responsabile, e non delirante, irrazionale, insensato, sclerotico. Sogna di essere brillante ma anche logico e “in sé” attento e paziente, mentre nella realtà si rivela un paziente psichiatrico, completamente annebbiato.
Questa è l’anima tragica nel testo e, nel contesto comico, esce fuori a sorpresa nel finale: sarà la mamma a “sbroccare” ma, grazie a Milena Costanzo, senza strabordare.

LUCIDO
di Rafael Spregelburd
traduzione: Valentina Cattaneo e Roberto Rustioni
con: Milena Costanzo, Antonio Gargiulo, Roberto Rustioni, Maria Vittoria Scarlattei
regia: Milena Costanzo e Roberto Rustioni
assistente: Giacomo Veronesi
oggetti di scena e costumi: Katiuscia Magliarisi
durata: 2h 05’
applausi del pubblico: 2’ 53”
prima nazionale

Visto a Milano, Teatro i, il 3 marzo 2011