Lumen: in Salento il Nordest di Carlotto & Videtta

LumenUna storia noir per la prima produzione della giovanissima Compagnia Lumen.
Una sola serata nel contesto inconsueto eppure pertinente di piazza Commestibili a Mesagne, in Salento, con quella struttura-ponte contemporanea sullo sfondo che rimanda neanche tanto inconsciamente alle ‘calatravate’ di laguna. Una dimensione, quella lagunare, che è protagonista umbratile e fagocitante in “Figli di chi”, testo nato dalla resa drammaturgica di “Nordest”, il romanzo di Massimo Carlotto e Marco Videtta di cui la regista, Elisabetta Carosio, ha curato l’adattamento per la scena.

Tre sono i protagonisti della vicenda (interpretati da Gabriele Genovese, membro permanente della compagnia, Ivano La Rosa e Carolina Leporatti) per una narrazione a tre voci esplicitamente dedicata ad una generazione di figli che rischiano di rimanere figli in eterno. Tre i punti luce e tre le scene nella scena per i tre destini che si incrociano nel corso delle indagini per un omicidio più o meno annunciato.

Incontriamo quindi Giovanna Barovier prima che diventasse vittima (ma anche dopo), impegnata a riabilitare il nome del padre e mentre prende a pugni l’aria quando ancora non sa che morirà annegata. E poi Filippo Calchi Renier, l’ex fidanzato di lei ormai esiliato in una stanza-atelier, la mente persa (o forse no) dopo un incidente, a plasmare/sfregiare il volto di sua madre. Infine Adalberto Beggiolin, detto lo squalo di Pozzanghera (ecco, appunto, la laguna), alla perenne ricerca del notizione sul quale fare carriera. Lui, giornalista pugliese trapiantato nel canto nord-orientale di un paese devastato dalla irrisolvibile crisi e che il dialetto veneto proprio non riesce ad assimilarlo.


Il plot si palesa con un po’ di fatica nel modo in cui i tre attori si passano la palla del discorso, ma sono comunque molto promettenti in questo loro condividere un’atmosfera tutta parlata, ancorché a tratti rapita da incursioni onirico-radiodrammatiche.
Le scelte musicali (da Gino Paoli ai Velvet Underground), compiute con la consulenza del musicista Federico Branca Bonelli, sono in questo senso piuttosto azzeccate. E molto adatte anche le voci di Nicola Ciaffoni e Renata Coluccini che accompagnano la rappresentazione.

L’impressione generale è quella di un lavoro ben studiato ma forse ancora perfettibile, magari offrendo a ciascuno dei personaggi un interlocutore specifico (interno al copione ma invisibile) per trasformare i tre monologhi nei tre dialoghi virtuali di una più coesa coralità. E capaci così di entrare ed uscire dal doppio tema dichiarato della fatica di diventare adulti in una provincia troppo stretta, come ce ne sono tante, quali che ne siano le direzioni cardinali.
E forse, dando ancora modo a quei padri – e madri! (come la contessa Selvaggia nella già interessante veste di un cappello che passa di mano in mano) che hanno disegnato i loro poteri nella carne dei propri figli -, di non essere solo ideali antitesi di una contraddizione socio-economica ma anche e soprattutto identità teatrali.

Il lavoro andrà in scena al Teatro Out Off di Milano nella prossima stagione, e forse uno spazio chiuso, insieme ad un ulteriore approfondimento drammaturgico, porteranno a maturazione la duplice anima della analisi sociale e della suspance.

Figli di chi
dal romanzo “Nordest” di Massimo Carlotto e Marco Videtta
adattamento e regia di Elisabetta Carosio
con: Gabriele Genovese, Ivano La Rosa, Carolina Leporatti
consulenza musicale a cura di Federico Branca Bonelli
voci off: Nicola Ciaffoni e Renata Colluccini

applausi del pubblico: 1′ 15”

Visto a Mesagne (Brindisi), Piazza Commestibili, il 7 agosto

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