Lungo la via Francigena con l’asina Géraldine

Teatro degli Acerbi
Teatro degli Acerbi

L’asina Géraldine in cammino (photo: Guido Mencari)

Il diario di un viaggio, lungo l’antica via Francigena, di un uomo, Claudio Zanotto Contino, e la sua asina, Geraldina, è il punto focale attorno a cui ruota lo spettacolo itinerante realizzato dal Teatro degli Acerbi per il festival I teatri del Sacro: “Dio e la manutenzione dell’asina, in viaggio lungo la via Francigena con Géraldine”.
Un viaggio esistenziale verso una nuova consapevolezza, verso la ricerca del proprio Io interiore. Un pellegrino che impersona ogni uomo o donna nel proprio cammino e una saggia compagna quadrupede condividono pensieri e dilemmi sulla natura divina e umana.

Lungo le antiche mura di Lucca, rimaste pressoché intatte nel corso del tempo, tra fare ironico, scherzoso e colloquiale, Claudio Zanotto Contino ci accompagna in una dimensione altra con una narrazione che si articola per ‘divertissement’ e casualità, con una componente linguistica intrisa di grecismi, latinismi, francesismi e parole derivate dal piemontese e dallo spagnolo.
Ha tra le mani un mazzo di carte da scala giganti. Ad ogni carta corrisponde una tappa del pellegrinaggio.

Tra gli alberi e il verde della Toscana veniamo così catapultati, grazie alla finzione scenica, in luoghi che mai avremmo pensato di visitare: da Bolsena, al confine tra Umbria e Toscana, al Passo della Cisa, da Villarfocchiardo, in Val di Susa, a Torino, da Montale Fiorenzuola a Lucca, per arrivare alla tanto agognata meta: Roma.


Il pubblico, rapito dallo charme del protagonista e dalla muta presenza dell’asina, percorre da un bastione all’altro quello che diventa, passo dopo passo, il percorso spirituale del viaggiatore, il quale richiama l’attenzione dei presenti con il suono di un corno, tra gli sguardi incuriositi di coloro che incrociano per caso questo bizzarro corteo, in cui l’asino diventa l’elemento insolito e spettacolare.

Ogni sosta, così come le stazioni delle sacre rappresentazioni medievali, dà vita a nuove dissertazioni filosofiche sul rapporto tra Dio e la natura umana. Narrazioni storiche e leggendarie si intrecciano e diventano la linfa da cui il pellegrinaggio trae un motivo d’essere, come la leggenda di Nicodemo, il quale si prefisse il compito di riprodurre nel legno l’immagine di Gesù e, dopo aver scolpito il corpo, si arrestò di fronte alla difficoltà di riprodurne il volto. Dopo una lunga preghiera, cadde addormentato e, al suo risveglio, ebbe la sorpresa di vedere l’opera compiuta da mano angelica.

Si disquisisce su temi universali che regolano l’origine del mondo, sulle figure ossimoriche che sin dal medioevo costituiscono le fondamenta della nostra civiltà: si parla di “alto”, ovvero di come rappresentare Dio: un vecchio signore o un triangolo con un occhio al centro? E si parla di “basso”, in termini di materia scatologica, come le feci dell’asino capaci di dare nutrimento alle piante.
Ci vengono impartite delle vere e proprie lezioni su come comportarsi di fronte alla presenza di un asino: poiché l’asino vede più grosso, ha paura di noi, e per capire cosa pensa bisogna guardare le orecchie. Se queste sono all’indietro vuol dire che ci sta caricando, in avanti sta ascoltando, se girano su se stesse non è necessario aver paura perché è tranquillo.
Si riflette su come noi uomini imploriamo Dio solo quando abbiamo un estremo bisogno di aiuto, e non davanti alla straordinaria bellezza della natura, molto spesso data per scontata.

Alla fine del nostro peregrinare, arrivati a Monte Mario, i due pellegrini vedono la cupola di San Pietro. Di fronte a quell’incredibile spettacolo fanno una piccola pausa. L’asina vuole tornare indietro: “Quo vadis, Domine?” chiede al suo padrone. Essa vuole rimanere nella sua confusione perché Roma è il viaggio, non la meta.

Lo spettacolo, carico di una forte valenza simbolica, diventa una sorta di catarsi ascetica, simbolo di un lungo e travagliato processo di maturazione ed evoluzione a cui tutti sono chiamati a partecipare, nella ricerca di una qualche verità su se stessi e sull’universo che ci circonda.

DIO E LA MANUTENZIONE DELL’ASINA, IN VIAGGIO LUNGO LA VIA FRANCIGENA CON GÉRALDINE
di Luciano Nattino
con: Claudio Zanotto Contino e la sua asinella
regia: Luciano Nattino e Patrizia Camatel

durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 3′

Visto a Lucca, piazza Santa Maria, il 15 giugno 2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *