Luoghi, spettacoli e spettatori: le sperimentazioni di Concentrica Festival

Controcanto Collettivo sul palco dell'istituto Avogadro (photo: Carolina Khoury)
Controcanto Collettivo sul palco dell'istituto Avogadro (photo: Carolina Khoury)

In una realtà dalle infinite proposte e alternative, sperimentare è sempre più parola d’ordine. Cosa non si fa per incuriosire il pubblico e fargli decidere che “sì, stasera si va a vedere uno spettacolo teatrale”: ogni location è lecita, la fantasia indispensabile.
Poi ci sono loro, gli spettacoli, che sono l’anima della proposta, e devono essere scelti bene – che l’arte arda dentro, e questa urgenza sia trasmessa al pubblico.
Luoghi, spettacoli & spettatori, tre coordinate indispensabili: come miscelarli per potenziarne il risultato?

La rassegna Concentrica organizzata dal Teatro della Caduta, giunta alla settima edizione, ha deciso che – scelti 17 spettacoli – li avrebbe provati a mixare per ottenere risultati diversi, in un percorso snodato su otto mesi, da agosto 2019 a marzo 2020, scandendoli quasi fossero episodi di una serie.
E’ così partita d’estate, e non poteva essere – quindi – che mare: anticipazioni estive sulle coste liguri di spettacoli che poi sarebbero tornati altrove (ecco la prima puntata: Concentrica al mare).
E’ arrivato l’autunno, e sono iniziate le anteprime a Torino e dintorni (seconda puntata: Concentrica in vista), che hanno preparato alle due settimane in città o meglio, a scuola, perché quest’anno il cuore del festival si è trasferito quasi totalmente presso due storici istituti superiori (la terza puntata: Concentrica a scuola).
Chiusa la scuola sabato sera, in senso letterale e al contempo metaforico, Concentrica proseguirà, per un inverno che giungerà alla primavera con gli stessi spettacoli che rimarranno “in orbita” per atterrare in altri dieci luoghi teatrali, tra Piemonte e Liguria (la quarta e ultima puntata: Concentrica in giro).

Se la prospettiva sempre più imperante – e oggettivamente necessaria – è ampliare gli spettatori delle arti dal vivo, Concentrica mira a variegare la somministrazione degli spettacoli, lavorando per portarli ad un pubblico il più trasversale possibile. Ecco perché le stesse compagnie vengono ‘somministrate’ a pubblici diversi, in contesti assai differenti.
Si sperimenta. Anche sulla propria pelle. Ci sono gli aperitivi nelle mense scolastiche e le performance prima dello spettacolo, e perfino le “scampagnate teatrali”.


Ma l’azzardo più rischioso di questa edizione è stata la scelta di trasferire le due settimane di festival cittadino (il più ‘sicuro’, il momento clou di questi otto mesi di programmazione con 31 appuntamenti) in due scuole superiori, cercando di abbattere le difficoltà della burocrazia, scardinando le abitudini di insegnanti, ragazzi e personale non docente, cercando di portare un modo nuovo di vivere sia la scuola che il teatro.

E se di alcune proposte vi avevamo già parlato (in “Concentrica 2019: il teatro torna a scuola”), oggi ripartiamo da C&C Company.
Qui la danza sparisce in qualcosa di più ampio; “Beast without Beauty” è un non luogo dell’inconscio da cui emerge una brutalità espressiva totale, accentuata dalla terrificante divisa di ispirazione nazista dell’inizio, che lascerà spazio ai corpi quasi nudi dei due performer. Una giostra in continuo movimento da cui i protagonisti non riescono incredibilmente ad uscire, paralizzati e costretti in un loop inarrestabile. Il loro spostarsi maniacale spegne lentamente l’energia dei corpi, gradualmente svuotati per essere infine privati persino della capacità di reggersi in piedi. Una metafora feroce, ironica e riuscita di una condizione paralizzata e assurda che pone l’accento sulla capacità divoratrice del nulla, un vuoto dominante di cui l’uomo è vittima.

Una rappresentanza del gruppo Avo Rosa, che ha partecipato al festival portando gli spettatori in giro per la scuola, insieme ad una professoressa

Una rappresentanza del gruppo Avo Rosa, che ha partecipato al festival portando gli spettatori in giro per la scuola, insieme ad una professoressa

Ha poi creato una sorta di cortocircuito presentare, proprio tra aule scolastiche, “I ragazzi del massacro” di Linguaggicreativi, che fa rivivere il romanzo omonimo di Scerbanenco, ambientato proprio in una scuola serale (come quella in cui ci troviamo, l’IIS Avogadro), scena di un efferato crimine, l’assassinio di un’insegnante, con le indagini per scoprire cosa vi si cela dietro.
Eppure, paradossalmente, lo spettacolo che i ragazzi – ad ascoltare i loro pareri subito dopo – hanno sentito più lontano fra quelli presentati negli ultimi giorni, forse perché ambientato in un passato che, seppur prossimo (il ’68), non ha trovato un linguaggio che li ha coinvolti.

Più vicini a loro le altre due proposte dell’ultima settimana, peraltro assai diverse sia per tematica che per linguaggio scenico: la riflessione sul destino, i legami familiari e il perdono presentato da “Settanta volte sette” di Controcanto Collettivo, gruppo che si contraddistingue per la naturalezza e freschezza dell’approccio, e “L’anarchico non è fotogenico” di Quotidiana.com, con quel loro modo paradossale di proporre riflessioni surreali per far risaltare il reale.

Non tutti gli spettacoli avranno forse reso al meglio in un’aula magna anziché in teatro, perché è evidente che le difficoltà in questo tipo di operazioni ci siano (a partire dalla resa scenotecnica), ma va il merito a Concentrica, nelle due settimane di festival a scuola, di aver coinvolto davvero i ragazzi (sì, il famigerato audience engagement), rendendoli protagonisti all’interno dei propri istituti: non solo guide (per altri spettatori) alla scoperta di aule e sotterranei con una storia alle spalle da raccontare, ma anche fotografi, video maker, social media manager e, soprattutto – magari per la prima volta – spettatori.

Alla scoperta dei laboratori dell'istituto Avogadro (photo: Carolina Khoury)

Alla scoperta dei laboratori dell’istituto Avogadro (photo: Carolina Khoury)

Questa scelta ha fatto perdere al festival il suo pubblico più abituale, quello che ha voglia di recarsi in teatro? Forse, in parte, è stato così, ma è probabile che per quel tipo di pubblico ci sia sempre tempo. Perché Concentrica è stato ‘al mare’, è stato ‘in vista’ e sarà ‘in giro’.
Allora meglio rischiare, rompere gli argini dell’abituale, invadere una scuola di sera ed entrare in un laboratorio di elettronica. Meglio cercare le vie alternative, che quelle della consuetudine i ragazzi impareranno a percorrerle ogni giorno, per tutta la vita.
Sì, è molto più faticoso replicare a scuola che non in teatro; Massimo Betti Merlin, alla direzione artistica, l’ha confermato l’ultima serata di festival, anticipando che Concentrica cercherà comunque di tornare nelle scuole anche il prossimo anno.
Non sprechiamola questa grande opportunità. Scegliamo spettacoli che parlino davvero ai ragazzi, che trasmettano emozioni, che scardinino certezze, che insinuino dubbi, che mostrino vero talento. Non facciamoli annoiare. Che le scelte degli adulti siano audaci e lungimiranti! Non caliamo l’attenzione, ma anzi alziamola al massimo livello: è questa la sfida più grande. Ed è l’unica percorribile affinché il teatro abbia un futuro degno davvero di una ribalta.

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