L’uomo, la bestia. Il doppio secondo Monica Conti

L'uomo, la bestia e la virtù
Monica Conti

Monica Conti

“Senza destrutturare il testo, ho centrato il mio lavoro sul doppio, che è presente nell’opera sia a livello tematico che linguistico. L’attrito tra un linguaggio ecclesiastico, melodrammatico e retorico (tipico dell’italietta del primo ‘900, ma purtroppo in voga molto spesso anche oggi) e ciò che esso vuole occultare, un fondo laido, osceno e scurrile, serve in questo apologo a esplorare la duplicità dell’uomo”.

Commentare il lavoro di Monica Conti è sempre un piacere per il rigore che rivolge sia alla fase compositiva che quella di riverbero delle parole sul palcoscenico.
Le note di regia con cui accompagna lo spettatore alla visione de “L’uomo, la bestia e la virtù” (prodotto da Elsinor, ha debuttato il mese scorso al Teatro Sala Fontana di Milano) lasciano da sole intendere quanto la parola, il testo siano centrali nel suo rapporto con la scena.

Senza mai eccedere in modernismi di sorta e con un’attenzione maniacale al lavoro dell’attore, la regista arriva quest’anno al suo 25° anno di attività di direzione scenica, avendo debuttato nel 1989 con lo spettacolo “Faust. Un travestimento” di Edoardo Sanguineti per il Centro Teatrale Bresciano, e che aveva come protagonisti Claudio Bisio e Roberto Trifirò.

Dopo tanti anni è ancora Trifirò, attore della complessità e dei non detti, a farsi interprete di un personaggio equivoco quanto pochi altri, nella produzione letteraria di Pirandello, il professor Paolino, svogliato nella docenza e inetto in un vivere di responsabilità non prese, fino al momento in cui la sua amante, la signora Perella (Maria Ariis), non resta incinta, proprio mentre suo marito (Stefano Braschi), che di fatto la rifiuta, è per mare.

L'uomo, la bestia e la virtù

L’uomo, la bestia e la virtù

Si potrà ricomporre la situazione e coprire lo scandalo. E’ il tema di questa drammaturgia del 1919, che torna su una novella di quasi quindici anni precedente, e che già apre ai bui e alle complessità dell’indagine pirandelliana sui destini e i ruoli che di lì a poco avrebbe portato ai “Sei personaggi in cerca d’autore”.

E’ un prima della prima, questa videointervista. Anzi, meno di un’ora. Piombati sul palcoscenico, a raccogliere l’emozione bruciante degli ultimi istanti prima dell’apertura del sipario: in questo lavoro di rendiconto che dura da quasi un decennio ormai, una delle emozioni più grandi che si possano raccontare.

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