Ma pure questo è amore: Linguaggicreativi e le periferie esistenziali

Ma pure questo è amore (photo: Michela Piccinini)
Ma pure questo è amore (photo: Michela Piccinini)

S’intitola come una canzone di Vecchioni. Eppure, assistendo al Teatro Linguaggicreativi di Milano al debutto di “Ma pure questo è amore”, spettacolo scritto e diretto da Simona Migliori con l’interpretazione di Valeria Perdonò e Gabriele Genovese, viene da pensare piuttosto ad “Anna e Marco”, struggente brano di Lucio Dalla di fine anni Settanta.

Un amore di periferia. Un’aria da commedia americana. Lo sguardo di lei che ogni giorno perde qualcosa. Lo sguardo di lui sornione, ironico, disperato. E la felicità fuggita per strada, come un mucchio di stelle cadute.
Un urlo soffocato dà il via alla storia. È quello di Giorgia, donna borghese, aria dabbene, occhi malinconici. Giorgia si avvicina a una palestra abbandonata della Barona, periferia sud-ovest di Milano, poco oltre la circonvallazione esterna. Un uomo, Salvo, le si avvicina. La rapina. È un tipo trasandato, canottiera e catenina, capelli lunghi arruffati, barba scarmigliata, petto villoso.
Giorgia, «stella di periferia». Salvo, «lupo di periferia». Vite parallele. Due mondi. Uno iato sociale, economico, culturale. Ma c’è aria di familiarità in quegli sguardi, in quegli accenti.
Giorgia e Salvo si ritrovano dopo vent’anni, nel 2018. Lei “la ragazza con la camicia”, nel 1998 era una 18enne lanciata verso un avvenire radioso, la liceale inappuntabile che nei pomeriggi oziosi incontrava i ragazzi del muretto e provava a esorcizzare la noia. Non c’era nessuno che le interessasse veramente. Tranne lui, Salvo. Che però frequentava giri loschi al parco Teramo, quando la sera diventava notte. Un giro di soldi e droga lo avrebbe portato ripetutamente dentro e fuori il carcere. Giorgia e Salvo, una felicità spezzata.
Vent’anni dopo lei è una donna sposata con un uomo di successo, ma le manca l’amore vero e la gioia della maternità. Salvo invece non riesce a ricostruirsi: senza radici né meta, in bilico tra il Sud di provenienza, sfuggente, e il Nord d’approdo, inafferrabile. Reietto: senza casa, senza lavoro, senza domani.
Un destino bizzarro ricongiunge Giorgia e Salvo. Ma è sufficiente riavvolgere il nastro per ricominciare? Quanto ci cambia il tempo? Che cosa resta delle ferite del passato, oltre alle cicatrici? Quanto perdiamo della felicità, di noi stessi, quando rinunciamo alla nostra spontaneità per inseguire sogni velleitari?

Una stanza fredda, un lettino sfatto e una cyclette sono i semplicissimi oggetti scenografici. “Ma pure questo è amore” è un’instancabile oscillazione tra un presente evanescente e il passato fugace, con il desiderio impossibile di dargli consistenza.
Simona Migliori usa un montaggio cinematografico. È continuo il ricorso al flashback. Basta l’alternarsi di luci calde e fredde. Basta che Giorgia sciolga o riannodi i capelli, che indossi o smetta un soprabito per tuffarsi nel passato e riaffiorare nel presente come un delfino dopo l’apnea.
Un uomo e una donna a metà. I rimpianti serpeggianti. La giovinezza che sfiorisce, lasciando un senso di provvisorietà. Il dolore e la fatica di vivere.
Ritornare a sé. Tenersi per mano. Riprendersi cura reciprocamente. «Cogli la rosa quando è il momento, ché il tempo, lo sai, vola. E lo stesso fiore che sboccia ora, domani appassirà». Lo diceva, nel Seicento, il poeta inglese Robert Herrick.


Gabriele Genovese e Valeria Perdonò danno spessore e credibilità a sentimenti, emozioni, perplessità che sfiorano le vite di tanti che si accingono ad attraversare il guado della mezza età. Ben diretti alla regia, danno vibrazioni a un testo leggero e pensante, agile, nervoso, nostalgico e acceso, che lambisce i nodi irrisolti degli spettatori. Il finale aperto e la recitazione realistica riescono in modo credibile a scongiurare il rischio della retorica, ad arginare l’insidia degli stereotipi, a tenere la pièce in linea di galleggiamento, oltre ogni possibile deriva melensa.

MA PURE QUESTO È AMORE
testo e regia Simona Migliori
con Gabriele Genovese e Valeria Perdonò
primo spettatore Paolo Trotti
foto di scena Michela Piccinini
produzione Teatro Linguaggicreativi

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’ 30”

Visto a Milano, Teatro Linguaggicreativi, il 7 aprile 2019
Prima nazionale

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