Maldoriente di Serena Gatti e Azul Teatro, una tensione alla libertà ordinaria e irrinunciabile

Maldoriente (photo: azulteatro.com)
Maldoriente (photo: azulteatro.com)

Capita talvolta di trovarsi a calibrare la propria posizione sul tema delle regole, la cui presenza è di questi tempi un gravoso carico sulle nostre spalle, dalle minime infrazioni quotidiane fino alle grandi prese di posizione sociali (pagare le tasse, approfittare di posizioni privilegiate) alle istanze teoriche sul valore delle norme e sul loro rispetto, sulla resistenza, la denuncia, la delazione. Sul suo rapporto con la libertà – e dunque sull’essenza di questa.

Un’occasione in più per riflettere su questi punti possiamo leggerla in “Maldoriente” di Serena Gatti / Azul Teatro.
Il racconto è costruito a partire da episodi autobiografici della vita della scrittrice e archittetta palestinese Suad Amiry tratti dai suoi romanzi, pubblicati in Italia per Feltrinelli.
Un’opera di teatro di narrazione è meno renitente a essere trasmessa in streaming, e lo spettacolo è, d’altronde, impostato nel senso di una comunicazione diretta frontalmente.

Gatti, sola in scena, sta per lo più seduta, raramente si alza in piedi, in un’occasione muove dei passi di ballo, maneggia pochi oggetti: fogli di carta, una borsa, una teiera. L’interpretazione è all’insegna della naturalezza e dell’eleganza: il completo bianco crema è privo di fronzoli, così la recitazione: il contenuto è trasmesso con ferma gentilezza, non di rado con un’asciutta grazia, con una vocalità dal timbro personale e dall’incedere controllato. Lo stile oscilla tra un naturalismo senza punte e senza intemperanze e una, anch’essa trattenuta, epicità. Un racconto consapevole, porto con oggettività e fiducia, mantenendosi sempre in una tessitura media, anche quando l’energia sale e si colora di dramma.

Tra le parole di questi brani, non di rado si lascia trapelare un senso di incredulità: possibile, sembra chiedersi la protagonista, che mi sia stata data da vivere un’esistenza così singolare (singolare, sì, soprattutto: non straziante, né straziata, come vissuta con una severa leggerezza)?
Altrove emerge la caparbietà di chi, nonostante il frequente incontro con l’assurdo, vuol vivere della vita ogni dono degno, amore, conoscenza, spazio urbano, pubblico e civile, professione, a dispetto delle restrizioni – Amiry è, socialmente, una privilegiata, studentessa all’estero, docente universitaria. Altre volte ancora, risulta palpabile l’amarezza di chi, colto, appassionato, deve scontrarsi con un ottuso muro di regole e restrizioni, umilianti ancor prima che d’intoppo.
È allora che la dignità umana scatta e si impone, travalicando un rispetto delle norme che saprebbe troppo di sottomissione all’irrazionale.

Come muoversi in presenza di coprifuoco? Violandolo.
Come reagire all’impossibilità di tornare a casa propria da un soggiorno di studio all’estero? Sposandosi per ottenere il visto.
Come riuscire a parlare con un ambasciatore che non vuole riceverci? Fingendo di aver fissato un appuntamento, e con sofferta disinvoltura si penetra nel suo studio, a dispetto dei controlli.
E ancora, si china il capo, con qualche remora, partecipando a un evento celebrativo per ottenere un documento che è precluso per le vie ordinarie; si firma una dichiarazione anti-OLP dichiarando opinioni che non si hanno – e un po’ il cuore brucia, ma la vita fuori è forte, troppo forte. Tutto senza assoluti, senza quell’afflato romantico del rivoluzionario, con il buon senso e la dignità come soli compagni di lotta.

Non so quanto sia utile oggi, qui da noi, una lezione come questa – al di là della contingenza in cui viviamo, che tutto sommerge –, sullo svincolarsi dalle direttive, dalle prescrizioni, dagli obblighi. Certo, il nostro contesto è imparagonabile, e certo tali vincoli nel nostro Paese consistono di una miracolosa doppia natura: riescono a strangolare vite e sono impalpabili per altre.
Ciò che le esperienze di Amiry raccontate da Gatti ci ricordano è l’esistenza di questa non sopita spinta alla libertà individuale, questa forza propulsiva che lavora nel singolo, una tensione alla libertà insieme ordinaria e irrinunciabile.

Maldoriente
Di e con Serena Gatti
Aiuto regia Raffaele Natale
Luci Paolo Morelli
Regia video Carla Pampaluva
Produzione Azul Teatro

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