Màntica. Esercizi di voce umana per l’edizione 2010

Sul concetto di volto nel Figlio di Dio (foto di Klaus Lefebvre)

Sul concetto di volto nel Figlio di Dio (photo: Klaus Lefebvre)

E’ stato presentato martedì nella sala stampa della Regione Emilia-Romagna da Chiara Guidi. E’ lei infatti la direttrice artistica di Màntica, rassegna partita mercoledì e che si svolgerà in sette spazi della città di Cesena fino al 28 novembre.
 
Giunto alla terza edizione, Màntica nasce dall’esperienza del corso Ert sulla voce molecolare condotto due anni fa da Chiara Guidi. Esperienza che, pur avendo nella voce il proprio nucleo, ha attirato a sé presenze che nulla vi avevano a che fare: un allevatore di cavalli, ad esempio, come un muratore; ma, pure, ne evocavano la presenza perché entravano fortemente in relazione con un’idea sulla voce. Come strumento musicale, da imparare per poter essere suonato ad arte, come corpo, da conoscere nella materia di cui è fatto per poterlo mettere consapevolmente in forma e poi in scena.

Da quest’idea, dalla necessità di acquisire una sapienza artigianale, dall’analisi chirurgica della vocalità, si sviluppa la ricerca, lunga anni, di Chiara Guidi. E sempre dalla stessa urgenza si forma Màntica, festival anomalo, secondo le parole della stessa direttrice artistica. Perché non ha una logica dicibile, ma prende vita da relazioni, incontri, dalle derive a cui porta la traiettoria messa in atto dalla Societas Raffaello Sanzio.

Così, nel programma, troviamo accanto un compositore classico, Alexander Balanescu con una masterclass per archi e un concerto del Balanescu Quartet, e un ornitologo, Fabrizio Borghesi, che proverà, in un laboratorio per venti attori, la ricostruzione sonora di un ambiente palustre, con i diversi uccelli che la abitano: la voce umana che insegue quella animale, in un divenire che la metterà a confronto con il limite, perché, per quanto si provi, è impossibile imitare tutto.
E, ancora, Igor Koshkendey, uno dei più noti cantanti di tuva, il canto di gola armonico delle regioni mongole e siberiane; ma anche un cuoco-esperto di letteratura italiana contemporanea, Ivan Fantini, a cui quando legge succede di vedere degli ingredienti; o “una danza senza ginocchia e con i gomiti rotti” della compagnia slovena Via Negativa.

La Societas è presente con “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” di Romeo Castellucci, in cui una gigantografia del Cristo benedicente di Antonello da Messina interroga e affronta lo sguardo dello spettatore. Una visione che si impone, a cui non ci si può sottrarre: si resta o si va via.


Sono solo alcune delle presenze di Màntica, la cui identità viene prima di tutto da un fare che la Raffaello Sanzio pratica da trent’anni e dalle relazioni intessute in questo tempo; un festival, insomma, che viene da un’esperienza. E che s’inscrive in uno spazio: quello del Teatro Comandini, dove la compagnia ha sede, ma anche quello della città di Cesena. A sottolineare come l’appartenenza del festival a un luogo geografico, a un territorio ben definito, non lo renda evento sradicato ma, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti, nucleo forte capace di richiamare e far condividere presenze ed esperienze di varia natura. Proprio perché Màntica è pensato in una duplice articolazione: in forma di esercizi pratici/laboratori e di spettacoli, in una visione-esplorazione della voce umana che, allargata, procede per richiami e sconfinamenti.

Ascolta l’intervista di Radio Emilia Romagna a Chiara Guidi

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