Mappugghje, le cianfrusaglie salentine di Zerogrammi

Mappugghje
Mappugghje

Mappugghje seconda variazione (photo: Stefano Mazzotta)

Plic, plic, plic, plic.
Il lavandino a volte diventa un eroe. Ti guarda, t’osserva e dice che non sei sola, che lui prima o poi arriverà. Ma non sempre è così. A volte diventa ostile, e tu guardi il soffitto senza sapere che fare. Poi, torni a sperare, e sorridere.

Le mappugghje sono, nel dialetto salentino, le carabattole, le cianfrusaglie, quelle cose che si accumulano nei cassetti: ricordi, oggetti inutili ma tanto cari che permettono di restare ancorati al nostro passato, aspettando e talvolta sperando.

Nello spettacolo firmato Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea, dove il teatro e la danza si mischiano insieme, una Penelope moderna (Maria Cristina Valentini) resta invischiata nei suoi ricordi, in attesa di un uomo che non arriverà mai. Mentre racconta le sue giornate, sempre uguali e sempre diverse, tra momenti di sconforto e altri di eccitazione e riso nevrotico, viene accompagnata da movimenti in scena dell’altra attrice, Chiara Michelini, che, con gesti puliti, essenziali e a tratti molto ironici e divertenti, rappresenta l’anima di Penelope, tormentata dal ricordo e dall’attesa, in cerca di una collocazione nella sua casa, fra tutte le tazzine del suo cuore.

E mentre sorseggia l’ennesimo caffè della giornata si domanda cosa succederebbe se un giorno si svegliasse e non fosse più li, lei, il suo corpo, la sua gamba.
Se un giorno ci svegliassimo tutti senza un pezzo di noi? Come potremmo essere riconosciuti, dopo tanta attesa? Tra musiche retrò, coreografie di movimenti ‘sghembi’ e attimi di vera poesia, la nostra Penelope simula piccole impellenze domestiche che diventano a tratti slanci di emozione, trasportando il pubblico in un mondo altro che certamente è interessante da interpretare.
Brave le due attrici in scena, per uno spettacolo di Teatrofficina Zerogrammi, piccolo, intimo, che non pretende troppo ma certamente rasserena il cuore.

MAPPUGGHJE. Seconda Variazione

regia e coreografia: Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea
danza: Chiara Michelini
voce: Maria Cristina Valentini
produzione: Cie, Zerogrammi, coproduzione Pim Spazio Scenico, Centro de Artes Performativas do Algarve Devir CAPA (Pt), O Espaco do tempo (Pt)
durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 35”

Visto a Milano, Pim Off, il 2 ottobre 2010

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