Mari. Per Tramedautore l’amore sottotraccia di Teatro Pubblico Incanto

Mari (photo: Carmine Prestipino)
Mari (photo: Carmine Prestipino)

Amarsi un po’. Davanti al mare notturno che incute rispetto e intimità.
Un uomo, una donna, il cielo nero. Il mare, rito sonoro che si fa anima. Il ritmo della risacca si frange sulla scogliera a cadenze regolari, avviando un dialogo in dialetto messinese.

È una partitura musicale delicata “Mari”, lo spettacolo scritto e diretto da Tino Caspanello, in scena con Cinzia Muscolino, che ha aperto la XVIII edizione di Tramedautore, festival internazionale delle drammaturgie che prosegue ancora tutto questo week-end.
“Mari”, produzione Teatro Pubblico Incanto, Premio Riccione Teatro 2003 tradotto persino in polacco, è un lavoro datato. Era già stato presentato a Tramedautore in versione leggio nel 2004, prima di volare, negli anni, ad Avignone, Parigi e Hong Kong. “Mari” si evolve come l’acqua, come il rapporto tra Caspanello e Muscolino, coppia anche nella vita da 24 anni. E che Klp aveva intervistato due anni fa.

La luce soffusa di una lampada illumina a malapena uno spazio vuoto, dove nasce il legame tra un uomo e l’acqua salata. Una lenza da pesca è cordone ombelicale tra l’universo e una creatura periferica. Su questo legame solitario se ne innesta un altro, quello tra un uomo e una donna.
Lo sguardo di lui, silenzioso e chino sul mare, si apre al richiamo di lei. Inizia un incontro di frasi lapidarie, vuoti e respiri. È una sintonia di sguardi e parole. Occhi sommessi s’incrociano e si sfuggono. Si svela un legame pudico, lieve, fatto di dettagli. Ogni gesto è rivelazione. Anche in un rapporto consolidato, non si smette mai di costruire. È incessante il bisogno di fusione panica. «Si conosce solo ciò che si ama», diceva Sant’Agostino.
Una dimensione irreale. Un uomo chino sul mare, nel freddo della notte. La lenza per la pesca. Ciò che qui conta, però, non è far abboccare i pesci, quanto la passione che si mette nelle cose. “Amo” è sostantivo, ma anche voce verbale.


Un uomo e il mare, l’infinito. Nel buio affiora una donna. L’amore è miracolo che si rinnova. Lei, in abito nero, è una sola carne con la notte. Il velo rosso sull’abito, le scarpe anch’esse rosse, tenute in una mano, uniscono cuore e seduzione. Posate e spostate sulla scena, le scarpe indicano la conquista di uno spazio simbolico.
Due creature a piedi nudi s’incontrano nella notte. I piedi scalzi evocano il timore di personaggi come Mosé o Giosuè, che si levarono i sandali in terra consacrata.

Il messinese è idioma semplice, senza la ricchezza dei vocaboli che caratterizza la lingua italiana. Mancano le sfumature. Ma l’amore passa non attraverso le parole, bensì attraverso gli stili comunicativi. Si fa strada nei pertugi del non detto, tra allusioni ed evocazioni. Le parole trasudano sentimento non perché ricche di contenuti, ma perché lapidarie, semplici, pudiche, trasparenti come l’acqua del mare. Sono frasi mai invasive. I botta e risposta tra lui e lei sono sintomatici del senso reale dell’amore. Che entra nella dialettica di coppia in punta di piedi. L’uso di frasi brevi in un dialogo, la discrezione, creano lo spazio per l’altro, consentono la piena espressione della personalità altrui. In amore è prioritario l’ascolto. È un incessante costruire, puntellare, riscoprire.

“Mari” è un “Aspettando Godot” all’incontrario. Lei è sempre sul punto di andare via: una forza la sovrasta, la trattiene e riporta indietro. Lui, sfiatato burbero benefico, la invita ad andare, ma poi sta al gioco. Nessuna smanceria, rari contatti. Il sentimento passa attraverso la cura: fa sentire l’altra persona importante.
Gesti delicati, piccole attenzioni. Osservazioni, attese, reazioni. Lentamente ci si confessa. S’infittisce la trama di relazioni. I rari brevi soliloqui sono liriche affettuose tra sublime serietà e giocosa leggerezza.

MARI
di e con Tino Caspanello e con Cinzia Muscolino
Produzione Teatro Pubblico Incanto
Premio Riccione Teatro 2003

durata: 1h
applausi del pubblico: 2’ 30”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Grassi, il 14 settembre 2018
Festival Tramedautore

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