Maria Grazia Panigada. Intervista al direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo

Teatro Donizetti Bergamo
Teatro Donizetti Bergamo

Il Teatro Donizetti di Bergamo (photo: wikimedia)

Dalle esperienze nel teatro di base, nelle scuole, nel disagio, fino alla direzione artistica del Teatro Donizetti di Bergamo. Maria Grazia Panigada è nata da esperienze teatrali nei luoghi dell’associazionismo, del sociale, e ha sempre creduto alla potenza dello strumento recitativo come collante, come motore di formazione e regolazione dell’individuo nella collettività.

Per queste ragioni, qualche anno fa, le fu chiesto di strutturare la rassegna “Altri percorsi”, una serie di appuntamenti collegati al cartellone della stagione di prosa del Donizetti, ma che avevano luogo nel rinnovato auditorium di piazza della Libertà. La rassegna partiva proprio dalla necessità di cercare, fra i nuovi linguaggi, le opportunità per leggere in forma più strutturata l’evoluzione del reale, le dinamiche artistiche e della società.
Ne sono nati progetti come la messa in scena de “Il ritorno” di Veronica Cruciani, a cui è stata affidata anche un’indagine sulle nuove povertà nella città, sul disagio urbano, prodromica all’esito scenico.
O come “Le storie di Santa Barbara”, di Laura Curino, nato dall’esigenza di coniugare l’arte del territorio, il racconto degli affreschi di Lorenzo Lotto con le storie di Santa Barbara a Trescore Balneario, e le dinamiche dell’adolescenza, età difficile e di contestazione.

Quello che la Panigada ha tenuto vivo in questi anni è una linea di collegamento sempre presente fra teatro, arte e società, impronta che le ha poi fruttato la direzione artistica della stagione di prosa del Donizetti di quest’anno. Il cartellone coniuga proposte molto diverse, da “Madre Coraggio” (Danieli/Pezzoli) al ritorno di “Copenaghen” (Orsini/Popolizio/Lojodice), da Paolo Poli al Cirque Eloise, che ha portato lei per prima nei teatri italiani.

Saranno questi i motivi che spingono Maria Grazia Panigada a dire che, in fondo, quello del direttore artistico è un ruolo politico, nel senso più alto ed etimologico del termine: di collegamento fra le istanze che la città, il territorio genera e di cui la scena può essere, se guidata con attenzione, riflesso e momento di riflessione e confronto.
Negli anni, con l’aumentare della complessità della nostra società, la direzione artistica del teatro è divenuta particolarmente delicata. E’ per un certo verso la responsabilità di un palinsesto, per altro quello della proposta culturale dello spettacolo dal vivo, che negli anni si è ampliata, fino a comprendere manifestazioni per il carnevale di Bergamo e una riflessione ampia e istituzionale sulla teatralità dei festeggiamenti in maschera di febbraio.

Dietro a tutto questo c’è lei, tranquilla e poco appariscente per scelta, che infonde calma a quanto le si muove attorno. E intanto i progetti crescono, aumentano di numero e consistenza, per una pianificatrice attenta, che evidentemente guarda al suo ruolo non come ad una poltrona, ma come un osservatorio privilegiato, tramite il quale portare avanti operazioni culturali nella società.
L’abbiamo incontrata a Bergamo, nell’auditorium da dove è nato il suo lavoro con il Donizetti e che è la casa della rassegna “Altri percorsi”.

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