Mariangela D’Abbraccio, l’altra faccia di Marilyn

Mariangela D'Abbraccio è una Marilyn bruna

Mariangela D’Abbraccio è una Marilyn bruna

«Per sopravvivere avrebbe dovuto essere più cinica. O almeno, più vicina alla realtà. Invece è stata un poeta di strada che cercava di recitare le sue poesie a una folla che le aveva strappato i vestiti».
Così Norman Mailer, scrittore della Beat Generation, commentò la morte di Marilyn Monroe.

Quattro riflettori da set cinematografico, luci fioche sul palco. Scaglie d’oro e d’eclisse in “Marilyn Monroe Fragments”, regia minimalista di Carmen Giordano, monologo teatrale con Mariangela D’Abbraccio accompagnata al contrabbasso da Raffaele Toninelli.

Delicata e raggiungibile questa Marilyn interiore, meno civettuola rispetto all’immaginario hollywoodiano. Uno spettacolo di musica e parole che sa di confessione. Poesie, appunti, lettere d’amore tratti dal libro omonimo pubblicato in Italia da Feltrinelli. Nessuna rivelazione morbosa, però. Piuttosto, qualche (auto?) censura: possibile che manchi ogni riferimento al rapporto con i Kennedy? Ma la trasposizione teatrale di questo zibaldone che riunisce materiali eterogenei ha il suo perché.


Una Marilyn mai felice, inappagata, in perenne balia di venti contrastanti. Scriveva: «Mi aprono… e non trovano assolutamente nulla… è uscita soltanto segatura così sottile – come da una bambola di pezza – e la segatura si sparge sul pavimento e il tavolo».
O ancora: «Oh Dio come vorrei essere morta / assolutamente inesistente / scomparsa da qui / da ogni posto».
Erano gli anni Cinquanta, quelli della svolta, l’apice della fama internazionale.

Attraverso la scrittura Marilyn cercava uno stile più autentico. Eternava i propri pensieri parlando di solitudine e desideri. Scriveva di morte, suicidio e abbandono. Tra note, ricette, lettere ai medici. Nel caos di quadernetti, fogli volanti o fatture riutilizzate. Su menu o fazzoletti di carta. Poesie, pagine battute a macchina. Segni di una sensibilità accesa. Note da lettrice acuta. Frammenti, appunto. La sfavillante icona sexy nascondeva una donna in disarmo.

“Marilyn Monroe Fragments” restituisce i colori originari al personaggio. Rimuove ciò che Marilyn sembrava, esprime ciò che Marilyn era: una donna inerme che filtrava tutto attraverso il pensiero; che indagava, se stessa e l’animo umano.

E’ brava Mariangela D’Abbraccio a identificarsi con un personaggio complesso. Decide di restare bruna. Per rendere l’idea della persona interiore, non della star. Sciorina di tutto: dalla ricetta per cucinare il pollo alle lettere dall’ospedale psichiatrico; dalla corrispondenza con Arthur Miller ai ricordi di Joe di Maggio; dalle battute dei film, difficili da ricordare, alle poesie.

Una Mariangela color confetto s’infila per settanta minuti nella vita di un mito. Con garbo. Ora sognante, ora incalzante. Tra luci da piano bar. Sotto le note jazz sedate, centellinate da Toninelli percorre l’interiorità di una diva. Ne scolpisce l’identità. Ne offre la voce sonnolenta per conferire alle sue interpretazioni canore quell’atmosfera placida con cui Marilyn avvolgeva quando cantava. Una voce in celluloide quella dell’attrice, quando intonava “I wanna be loved by you”, oppure “Diamonds are a girl’s best friend”. Una voce da bambina quando attaccava “Bye bye baby”.
Mariangela D’Abbraccio canta meglio. Trasognata, preserva un fascino surreale anche quando la voce si fa struggente, calata nell’atmosfera greve di un café-chantant. E anche le note di Toninelli si fanno più corpose.

«Penso di avere dentro di me un lato gioioso e uno triste» rivelò Marilyn Monroe in un’intervista. Come una medaglia, aveva davvero due facce: quella solare e luminosa, bionda e spumeggiante; e quella cupa, della perfezionista ossessiva. Eppure la persona interiore non emerge subito nello spettacolo. La regista Carmen Giordano propone inizialmente lo stereotipo garrulo, l’immagine artefatta imposta dalle case di produzione: quella dell’oca bionda. Poi la svolta, la penombra, le note rarefatte.

Lo spettacolo apre un mondo di sincerità, una Marilyn più sconosciuta e malinconica. L’altra faccia dell’icona: quella di una donna inappagata, tesa alla verità, nelle cose come nelle persone.
Lo spettacolo, essenziale, nulla sottrae al mistero della diva, anzi, lo rende più concreto. Lei, star inafferrabile, forza magnetica capace di scombinare ogni bussola.

Marilyn Monroe Fragments
tratto da “Marilyn Monroe Fragments. Poesie, appunti, lettere di Marilyn Monroe”, Feltrinelli, Milano 2010
regia: Carmen Giordano
con: Mariangela D’Abbraccio
musica dal vivo: Raffaele Toninelli (contrabbasso)
produzione: Pierfrancesco Pisani/ Trento Spettacoli /Off Rome

durata: 70’
applausi del pubblico: 2’ 20”

Visto a Milano, Teatro Sala Fontana, il 13 aprile 2014


 

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