Matilde e il tram per San Vittore: Renato Sarti e la Sesto antifascista

Da sx Villa, Crippa e Mola (photo: Laila Pozzo)
Da sx Villa, Crippa e Mola (photo: Laila Pozzo)

Storie di lavoro, di binari e di morte. Storie al femminile di coraggio e di lotte, di libertà e schiene dritte. “Matilde e il tram per San Vittore”, ultimo spettacolo di Renato Sarti di scena al Piccolo Teatro di Milano, è ambientato nella Sesto San Giovanni operaia tra il 1943 e il 1945. Al crepuscolo del fascismo, i partigiani salivano in montagna. Nelle grandi fabbriche gli scioperi bloccavano la produzione di beni indispensabili per gli ultimi sussulti della Repubblica Sociale. Gli operai sestesi pagarono un prezzo altissimo: in 570 furono deportati, in 233 morirono nei lager.

Il sudario della guerra avvolse la comunità a nord di Milano. Dai sotterranei della Stazione Centrale partivano i convogli che i nazifascisti chiamavano “notte e nebbia”. Chi vi saliva ignorava il proprio destino. Quei treni esaurivano le proprie corse a Mauthausen, Dachau, Auschwitz. Vomitavano un’umanità destinata al macello.

A narrare la Sesto degli scioperi e della Resistenza sono Maddalena Crippa, Rossana Mola e Debora Villa. Sarti deplora le lacrime facili, per questo predilige i comici: «Io detesto e non ne posso più degli attori che fanno i drammatici, che piangono. Quelli che stringono gli occhi tutti pieni di sofferta commozione mi rammentano la persona che si sforza sulla tazza. Anche se so che questi attori tutta passione e sentimento – con tanta energia, neanche fossero il contatore Enel – vanno per la maggiore, io amo che pianga il pubblico, perché accompagnato dalla descrizione lucida del ragionamento».


“Matilde e il tram per San Vittore” (dramaturg Marco di Stefano) nasce dalla passione di Sarti per la storia contemporanea: per la seconda guerra mondiale, che rubò cinque anni di vita al padre; per la lotta partigiana, di cui restavano ancora echi rilevanti a Trieste, sua città natale nel 1952; e perfino al quartiere Niguarda di Milano, dove nel 2001 ha fondato il Teatro della Cooperativa. Da questa passione sono nati spettacoli come “Mai morti”, “Nome di battaglia Lia”, “I me ciamava per nome: 44.787”, “Gorla fermata Gorla”, oppure “Goli Otok”. A Sesto, invece, è nata l’amicizia con Giuseppe Valota, figlio di Guido, morto a Mauthausen. Giuseppe, nel libro “Dalla fabbrica al lager”, ha raccolto testimonianze di sopravvissuti, storie di madri, di sorelle e figlie, di mogli e fidanzate. Tutte queste narrazioni restituiscono come un puzzle l’epopea del Nord Milano operaio: la Breda, la Falck, la Pirelli, la Magneti Marelli, la Ercole Marelli.

“Matilde e il tram per San Vittore” sfrutta totalmente lo spazio a cerchi concentrici del Piccolo Teatro Studio. La scena e i costumi di Carlo Sala evocano una realtà fredda. I tavoli di una mensa diventano altiforni, muri, celle. Sono porte percosse con violenza nella notte, presagi di sciagure. Sono portelloni di treni lanciati verso l’abisso, chiusi con veemenza. Ogni rumore è brutalità. «Ogni cosa va verso la fine – l’uomo, la storia, la letteratura, la religione, Dio. Non c’è più nulla. Eppure noi ricominceremo con la notte», scrisse Elie Wiesel.

La prima parte dello spettacolo è un susseguirsi di clangori, boati, colpi, sirene. Crippa, Mola e Villa dominano la scena, emblemi di un’umanità coriacea, mai doma. Le tre attrici riempiono ogni centimetro di spazio: cercano nascondigli, trovano pertugi rischiarati dalle luci psicologiche di Claudio De Pace. Il pianista Carlo Boccadoro, a sua volta, centellina note meditative, che rallentano il ritmo super rapido di un testo inizialmente verboso, infarcito di dialetto lombardo.
È la cifra civile di Renato Sarti. La narrazione enumera fughe, arresti, percosse, torture, uccisioni; tuttavia non degenera nel patetico, non esaspera la violenza. Un equilibrio di fondo, un sorriso sornione, prevale su tutto.

La narrazione si fa via via più assorta. Finché sulla scena compare Matilde (Marika Giunta / Giulia Medea) undicenne cui hanno ucciso il padre e imprigionato la madre. La ragazzina cerca di raggiungere San Vittore, ma sbaglia tram. Nel suo epilogo pudico, nella verità dei suoi affetti, nella dignità delle sue parole, c’è il senso poetico di una storia che coinvolge per autenticità e semplicità, fino a riempire gli occhi di commozione.

Matilde e il tram per San Vittore
di Renato Sarti
dal libro di Giuseppe Valota “Dalla fabbrica ai lager”
con Maddalena Crippa, Debora Villa, Rossana Mola
scena e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
luci Claudio De Pace
progetto audio Luca De Marinis
dramaturg Marco Di Stefano
regia Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa con il sostegno di ANED,
con il patrocinio di ANPI, Istituto Nazionale Ferruccio Parri,
comuni di Albiate, Bresso, Cinisello Balsamo, Monza e Muggiò
Spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2017/2018 – Regione Lombardia

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’ 35”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Studio, il 25 gennaio 2018

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