Mauerspringer. Arte e partecipazione nel teatro di strada

Un'immagine di Jean Pierre Estournet durante il festival faentino
Un'immagine di Jean Pierre Estournet durante il festival faentino

Dopo due anni di eventi, spettacoli e laboratori, nati per avvicinare, aggregare e coinvolgere le persone che si incontrano per le piazze, il progetto europeo Mauerspringer – Forme di espressione artistica e di partecipazione nel teatro di strada si conclude con quello che avrebbe dovuto essere un convegno internazionale, ma che – a causa dell’emergenza coronavirus – si tramuta nell’isolamento di una diretta streaming, seguita da oltre una novantina di persone.

La conferenza internazionale promossa dal Teatro Due Mondi di Faenza e curata da Cristina Valenti (col patrocinio del Dipartimento delle Arti e di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna) si sarebbe dovuta svolgere presso il DAMSLab, ma per ovvie ragioni ci si è accontentati della messa in onda live sul canale You Tube del Teatro due Mondi, lo scorso 4 aprile.

Aprono le danze i saluti degli assessori Felicori ed Isola insieme alle parole spassionate della Consigliera regionale dell’Emilia-Romagna Rontini che sottolinea il ruolo fondamentale dell’arte, ed in particolare del teatro, in quanto strumento di coesione sociale che instancabilmente affianca il duro lavoro delle istituzioni.
“Saltare muri, percorrere strade – Dialogo tra parole e immagini”: si chiama così questo “incontro a distanza” che vuole compiere una riflessione a più voci sull’espressione artistica del teatro di strada e sulle sue capacità d’avvicinare le persone tra di loro. Un tema quasi nostalgico, in questo nostro presente di distanza sociale, ma che si spera possa ritornare ad essere vivido e centrale non appena si uscirà dall’emergenza sanitaria.
Tanti gli ospiti che partecipano, raccontandoci la loro esperienza diretta all’interno del progetto di cooperazione teatrale: Alberto Grilli (Teatro Due Mondi), Danièle Marty (Cie du Hasard /Francia), Jacques Livchine e Hervée de Lafond (Théâtre de l’Unité /Francia), Raul Cancelo (Hortzmuga Teatroa / Spagna), Siegmar Schröder (Theaterlabor Tor 6 / Germania), Dijana Milosevic (Dah Teatar / Serbia) e Krzysztof Żwirblis (Polonia).

Mauerspringer nasce all’interno di Europa Creativa: sei paesi europei partner si impegnano, per due anni, a sviluppare il tema dei muri e del loro superamento, attraverso un percorso partecipato di creazione e formazione, ognuno a partire dai propri Paesi. All’interno di questo vasto progetto sono stati realizzati quattro festival di strada (di cui uno a carattere europeo), sette laboratori di teatro per attori (professionali e non, rifugiati e migranti), sei street performance con il coinvolgimento attivo del pubblico e un laboratorio di fotografia itinerante, a cura del rinomato fotografo Jean Pierre Estournet per un gruppo di giovani “apprendisti”.
Dopo aver animato piazze e strade dei diversi Paesi europei, gli spettacoli si sono riuniti in Italia, in occasione del Festival Mauerspringer, lo scorso settembre a Faenza e in altri Comuni dell’Unione della Romagna Faentina.

Asse portante del progetto sono le azioni allargate di audience development e i percorsi di partecipazione attiva che hanno coinvolto gli spettatori a fianco degli artisti negli spettacoli.
Noi da casa abbiamo potuto saggiarne qualche breve stralcio video, fra un intervento e l’altro degli ospiti, assaporando, quasi con avidità, elementi che oggi fino a qualche mese fa davamo per scontati e oggi invece ci mancano nella loro presenza live: la musica, i colori, i costumi, le maschere, le parate, le bandiere che animavano le piazze e le strade affollate di adulti, ragazzi, bambini, anziani, turisti e stranieri.

Diversi i temi trattati dagli ospiti e dalle due moderatrici dell’incontro (Cristina Valenti e Federica Zanetti): la necessità di creare sempre più spazi accessibili a tutti, la volontà di demolire i muri, le barriere culturali e sociali che creano divisioni all’interno della nostra società, l’importanza di stimolare la partecipazione attiva dei cittadini per riuscire a costruire una salda consapevolezza europea, il dovere di integrare i migranti, di superare le differenze culturali e sociali; la possibilità di fare tutto ciò grazie ai sentimenti dell’empatia, della comprensione e della solidarietà che in particolar modo l’arte è in grado d’innescare tra le persone.
Dai vari interventi emerge la forza del teatro di strada e la sua chiara funzione di coesione sociale. Senza retorica, senza ovvietà.
Più voci riflettono a turno, sullo schermo di un monitor, sulla natura propria del teatro di strada, sui suoi linguaggi, inquadrandolo sempre più come un atto politico che, sin dai suoi albori e ancora oggi, chiama in causa i passanti, tra forme di intrattenimento puro e atti di denuncia. Come i saltatori dei muri (all’epoca del muro di Berlino), l’arte, il teatro, è libertà, per citare il nostro Alberto Grilli.

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