Ticket. Il filtro barocco nel teatro musicale di Andrea Mazzacavallo

Andrea Mazzacavallo
Andrea Mazzacavallo

Andrea Mazzacavallo in ‘Ticket’

Viene facile pensare al barocco come a un’arte pesante. Il primo ricordo scolastico si collega all’arte figurativa e al senso negativo che ne era stato dato fino alla fine dell’Ottocento: l’abbondanza ostentata, artificiosa, il gusto eccessivo, eccentrico, ampolloso, il carattere irregolare, una linea curva che non finisce mai.

In realtà la radice estetica del barocco è lo stupore: sorprendere chi guarda, suscitare un senso di forte meraviglia, che poi da un’altra angolazione corrisponde all’accorgersi.
Chi diede un senso negativo al barocco (non dimentichiamo che il periodo è quello della Controriforma) forse temeva proprio questo.

Leggere la modernità attraverso questo filtro, utilizzare l’idea barocca dello stupore, è quello in cui crede fortemente Andrea Mazzacavallo, curioso compositore e musicista che ci ha effettivamente meravigliato durante uno dei pomeriggi della vetrina Colpo d’Occhio di Sguardi.
Lo si potrebbe chiamare amichevolmente un “vero personaggio”: per come l’abbiamo visto arrivare dal fondo della strada in un abito vagamente ‘bogartiano’, senza cravatta, con un bel borsalino da cui è spuntato subito un accogliente sorriso; ma anche per il linguaggio diretto, un acume sottile nel modo di raccontare e raccontarsi, con simpatico accento veneto, che ha vinto sia sulla residenza ormai lombarda che sul corso di dizione, dal quale, come racconterà in apertura di spettacolo, è stato espulso per “accento fortemente contagioso”.

Costruire delle nuove prospettive utilizzando il filtro delle cose vecchie è quello da cui è partito Andrea per costruire “Ticket”. Bisogna però dire che, prima di essere uno spettacolo di teatro musicale, “Ticket” è un libro+cd. Un testo esile, meno di 70 pagine; undici racconti a cui corrispondono altrettanti brani musicali, scritto in un tempo modesto: solo dieci anni…
“La prospettiva di scrivere Anna Karenina sarebbe inconcepibile per me, se non altro per motivi di tempo – scherza Andrea – Ci ho messo tanto perché è un oggetto particolare. Non è un diario, è un testo storico e filosofico. Funziona sull’idea che bisogna aver fiducia in se stessi a tutti i costi. Germania, Francia, Inghilterra, Italia: per ogni paese europeo ho cercato una storia significativa, che parlasse del rapporto tra cittadino e potere, vicende che avessero anche dei collegamenti  storici. Se la forma di potere non è democratica, come per fascismo, nazismo, comunismo… ti rimane solo il biglietto, ticket appunto”.

“Ticket” è un binario: un testo noir freddo, un po’ spietato, un biglietto interrail che permette un viaggio all’interno di racconti dai tratti a volte hitchcokiani, che contengono il pensiero politico e filosofico dell’artista; ma anche uno spettacolo caldo, leggero, divertente, nato inizialmente nello spazio ristretto di librerie e biblioteche a scopo promozionale, e poi accolto all’Outoff di Milano, al Teatro della Tosse di Genova e ora a Sguardi.

Il cabaret musicale di Mazzacavallo ha gli elementi linguistici e affabulatori della tradizione popolare, rurale, con una dimensione più emotiva rispetto al libro, perché legato alle vicende personali del musicista: abbiamo conosciuto così il ginecologo francese Roland Garros, che attraverso le patelle giganti del Mar Caspio ci ha descritto in modo sintetico il misterioso rapporto amoroso tra uomo e donna, ma anche il vongolaro Attilio Ballarin di Pellestrina, e Luca Medo e Andrea Piovan, i due infermieri che gli hanno provocato la lavanda gastrica, e poi ancora la Befana a reazione, che grazie a pranzi e cene a suon di fagioli diventa una supereroina sconfiggendo il borseggiatore di vecchiette. E per finire, attraverso il suono malinconico della lingua ladina, incontriamo il primo tuffo senza ritorno di quella donna che non aveva mai visto il mare e a cui nessuno aveva chiesto se sapeva nuotare.

Quando ha costruito lo spettacolo Andrea aveva tre obiettivi: far ridere, piangere e far paura. Confermiamo; senz’altro (nei soli 20 minuti concessi da Colpo d’Occhio) il primo obiettivo è stato raggiunto.

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