Melancholia: Jon Fosse sulle tracce di Lars Hertervig

Melancholia - Jon Fosse
Jon Fosse

Jon Fosse (photo: welt.de)

E’ probabilmente il maggior autore contemporaneo norvegese Jon Fosse, conosciuto internazionalmente per la sua opera teatrale. Ma al teatro approda dopo una quindicina tra romanzi, racconti, saggi, raccolte di poesie e libri per bambini. La sua prima pièce risale al 1994 (“Et jamais nous ne séparerons”), seguita nel ’95 da “Le Nom”, “Quelqu’un va venir” (1996), “L’enfant” (1997) e via di seguito, tanto da ricevere nel ’96 il Premio Ibsen.
E se in patria, oltre al teatro, è noto anche per la narrativa (grande successo hanno le sue incursioni nella letteratura per l’infanzia), in Italia questo suo lato rimane pressoché sconosciuto.

Un’occasione per avvicinarsi alla prosa di Fosse la propone adesso Fandango Libri, con la pubblicazione di “Melancholia”, dittico che vede protagonista Lars Hertervig, tra i maggiori pittori norvegesi, con cui Fosse vanta una lontana parentela che lo affascina sin dall’infanzia.
Hertervig (1830-1902), dopo gli studi a Dusseldorf, comincia a soffrire di disturbi nervosi e viene internato nell’ospedale psichiatrico di Gaustad, nei pressi di Christiania (l’attuale Oslo), da cui poi fuggirà. Distrutto, vivrà di elemosina fino al suicidio.
Fosse fa rivivere il martirio del protagonista, nell’ultimo giorno della sua vita, attraverso due monologhi interiori che, pubblicati in numerosi paesi, sono diventati in Francia ormai da dieci anni un’opera di culto.

“Non è sul disturbo psicotico che Jon Fosse vuole scrivere, bensì dall’interno di esso – analizza nella postfazione Cristina Falcinella, che ha curato la traduzione – Dopo aver passato al setaccio abbondante materiale documentario e biografico infatti decide che il suo progetto non s’impernia tanto sulla storia di Hertervig quanto sulla propria interpretazione letteraria di alcuni suoi quadri, in primis quello risalente al 1867 e intitolato ‘Fra Borgoya’ (Dall’isola di Borg)”.
E così Fosse costruisce la narrazione solo su pochi fatti storici per addentrarsi, invece, nel lato più oscuro, maniacale e borderline del protagonista, aspetti che fuoriescono dalla bellezza pittorica dei quadri e che Fosse traduce in forma musicale, tra frasi sconnesse, pensieri ossessivi e incapacità di vivere.

Melancholia - Jon FosseMelancholia
Fosse Jon
€ 20
2009
395 pp., brossura
Fandango Libri

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“Helene mi sta aspettando. E io afferro le mie due valigie, le sollevo e ancora mi trovo in piedi in mezzo alle mie due valige e adesso non fa niente se le mie valige pesano, non fa niente ora e non importa nemmeno se qualcuno dentro il Malkasten se ne esce dicendo che sono stato cacciato fuori di casa, non fa niente, niente fa se ora incontrerò Helene, allora niente m’importa, allora non è così importante se qualcuno mi chiede perchè vado in giro con le valige in mano, né se mi chiedono se mi hanno cacciato di casa, no, adesso niente è poi così importante, nemmeno importa se tutti sanno che mi hanno buttato fuori di casa, non adesso che la mia cara Helene mi sta aspettando. E comincio a scendere lungo la via, tra le mie due valige, scendo lungo la strada e Alfred cammina a fianco a me. E ora sto per rivedere la mia cara Helene. Ma io lo sapevo già che avrei rivisto la mia cara Helene. E guardo Alfred, gli faccio sì con la testa.
Sei in partenza? Perché ti porti dietro le valige? Chiede Alfred.
E naturalmente Alfred mi chiede perché vado in giro con le mie due valige in mano. Ma non fa mica niente se Alfred me lo chiede. E io semplicemente faccio di sì con la testa ad Alfred. E non dico proprio niente. In fondo lo sapevo bene che Alfred e gli altri mi avrebbero chiesto perché vado in giro con due valige, se mi hanno cacciato fuori di casa, mi chiederanno, lo sapevo bene, mi faranno domande, certo che lo sapevo. Però io non intendo rispondere. E ora Helene mi sta aspettando, la mia cara Helene mi sta aspettando. E io non risponderò quando Alfred e gli altri mi chiederanno perché vado in giro con le valige, se sono stato cacciato di casa? Se sono diretto da qualche parte? Mi chiederanno, e io non risponderò. E la mia cara Helene mi aspetta. Cammino rapido lungo la strada. Ma dentro di me, nel profondo, lo sapevo bene che Helene non sarebbe semplicemnte sparita, ché infatti noi staremo insieme, ma pensavo anche che magari non mi avrebbe più ritrovato, che non avrei mai più potuto rivederla. O no, sì che sapevo che avrei rivisto la mia cara Helene. Insomma noi dovevamo rivederci. E ora Helene è proprio al Malkasten, è seduta al Malkasten ad aspettarmi. Scendo la strada dove prima stavo salendo. E accanto a me cammina Alfred.
Perché porti le valigie? Chiede Alfred”. 

2 Comments

  • Anna ha detto:

    Vorrei solo osservare che trovo strano citare i titoli francesi delle opere di uno scrittore norvegese. La loro prima edizione non e’ stata in francese…

  • KLP ha detto:

    Semplicemente, cara Anna, abbiamo riportato la stessa forma che ha scelto Fandango Libri per presentare l’autore pubblicando “Melancholia”.
    Ma se non gradisci il francese eccoti alcuni titoli in lingua originale:
    “Og aldri skal vi skiljast” (1994), “Namnet” (1995), “Nokon kjem til å komme” (1996), “Barnet” (1996), “Mor og barn” (1997) e così via… Non staremo qua ad elencare tutti i suoi numerosissimi lavori teatrali.

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