Il “vedere acceso” di Stalker Teatro, arte contemporanea per una metropoli

Un'azione urbana in piazza Montale, davanti alle Officine Caos, sede di Stalker Teatro
Un'azione urbana in piazza Montale, davanti alle Officine Caos, sede di Stalker Teatro (photo: Giorgio Sottile)

Quando Walter Benjamin, tra la fine degli anni Venti e il 1940, si accinse a comporre (senza mai portarli a termine) i propri “Passages”, aveva in mente – scrive Rolf Tiedemann – un intento ben preciso: raccontare una realtà cittadina brulicante di storia e di storie.

Oggi, a quasi ottant’anni di distanza da quegli appunti, all’epoca dell’opera d’arte nella sua riproducibilità (ultra)tecnica, l’ensamble delle Officine CAOS propone al suo pubblico un’esperienza per certi versi analoga.
Stiamo parlando di “Metropolitan Art 2 – Il Vedere Acceso”, seconda edizione dell’interessante progetto firmato Stalker Teatro e realizzato in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli: «L’esperienza dell’arte contemporanea, vissuta in prima persona – dichiara la responsabile del Dipartimento Anna Pironti – consente di entrare in contatto con la visione degli artisti, che come noi vivono le istanze del tempo presente, trasformandole in opere d’arte».

Coniugando arte contemporanea e teatro, l’iniziativa prevede ben sei percorsi turistico-culturali che si snoderanno lungo l’intero mese di giugno, precisamente nei fine settimana del 10-11, del 17-18 e del 24-25. Scopo precipuo sarà il coinvolgimento attivo della cittadinanza, a dire il vero già introdotta nelle fasi “preliminari” del progetto (quelle che Stalker definisce «azioni metropolitane»): workshop, interventi urbani e flash mob che hanno registrato oltre duecento presenze.

Le opere d’arte conservate al Castello di Rivoli e quelle della mostra “Colori” sono diventate per l’occasione punto di partenza «per un’innovativa modalità di interazione performativa con gli ambienti del Museo, per un viaggio immersivo nel mondo dell’arte contemporanea da Torino a Rivoli, condotto dalle Artenaute del Dipartimento Educazione». Oltre alle bellezze artistiche della mete già citate, Metropolitan Art quest’anno guarda anche alle installazioni all’aperto ubicate nei quartieri di Lucento, Le Vallette e Santa Rita, nonché ai giardini della Reggia Venaria e ad alcune opere della GAM (l’accesso ai percorsi turistico-culturali prevede l’acquisto del biglietto dal sito www.stalkerteatro.net, o con prenotazione a info@stalkerteatro.net).

Partendo alle ore 18 dalla stazione di Porta Susa, gli spettatori-viaggiatori verranno condotti, a bordo di autobus privati, dapprima presso il Castello di Rivoli per un itinerario tematico tra le cornici e i marmi della collezione permanente. La seconda tappa, a cura del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5, consiste invece in una breve visita del quartiere Le Vallette, alla scoperta dei complessi di maggior rilievo architettonico e urbanistico.
Il tour artistico-teatrale si concluderà poi presso le Officine CAOS di piazza Montale, con un rinfresco e, a seguire, lo spettacolo “Reaction”, esito dei workshop.

L’articolato progetto si concluderà poi con un’appendice autunnale: a settembre, infatti, verrà organizzata una mostra d’arte e di documentazione dal titolo “Identitario-Comunitario” (ospitata nel Salone esposizioni del Polo del ‘900), prima manifestazione dell’ISMEL (Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali), con lo scopo di realizzare un archivio multimediale sull’attività svolta in oltre quarant’anni da Stalker Teatro.

Flash mob 1706, prima azione urbana a dicembre 2016 (photo: Giorgio Sottile)

Flash mob 1706, prima azione urbana a dicembre 2016 (photo: Giorgio Sottile)

Gabriele Boccacini, direttore artistico di Stalker Teatro e regista di “Reaction”, ci immerge in questo evento che dal fine settimana tingerà l’estate torinese.

Metropolitan Art fonde arte figurativa, performance, territorio e cittadinanza. Qual era stato il riscontro della prima edizione? E che cosa vi ha spinti a proseguire lungo quel solco?
Metropolitan Art nasce da una ricerca che Stalker Teatro conduce da anni, fondata sulla relazione con le opere di artisti d’arte visiva contemporanea che riteniamo siano spesso troppo distanti dalla fruizione del vasto pubblico. Credo infatti che esistano forti affinità tra i linguaggi delle varie discipline artistiche. Da parte nostra, abbiamo a lungo cercato e infine elaborato una sintesi significativa, che contemplasse due obiettivi principali: l’attenzione verso la ricezione “visionaria” dell’opera d’arte da parte del pubblico e il suo coinvolgimento attivo.
Come spesso ripeto, le avanguardie del Novecento hanno permesso di fondere le sintassi creative, spingendosi al di là di quelle che erano le forme espressive accademiche. Ci si è così approssimati ad un condizione in cui il quotidiano penetra nell’arte. Tutto ciò rende possibile la costruzione di metodi facilmente adottabili da tutti, rendendo chiunque un potenziale attore/artista: per recitare non c’è bisogno di una dizione perfetta, per costruire una scenografia è sufficiente del materiale di recupero… Compiere azioni creative, anche da parte di chi non ha competenze professionistiche, è dunque più facile.
Il linguaggio delle arti contemporanee, checché se ne dica, è estremamente alla portata di tutti, ovviamente a patto che si disponga i mezzi necessari per potervi accedere, per comprenderlo. Tornando al progetto, l’edizione 2016 ci ha permesso di veder realizzata una dimensione progettuale a noi molto cara, ovvero un percorso di ricerca e di performance che ha assunto dimensioni assai rilevanti sia per l’entità delle ricerche svolte, sia per la visibilità raggiunta (e questo grazie alla capillare informazione riguardo l’iniziativa e alla partecipazione di un gran numero di spettatori). Metropolitan Art traghetta le persone in alcuni luoghi d’interesse della città metropolitana, le avvicina all’arte. In particolar modo a quelle opere a cui noi, insieme ai partecipanti ai workshop, ci siamo ispirati nelle fasi iniziali del progetto (svoltesi tra il capoluogo e la cintura).

Parliamo del “tragitto artistico” che dai laboratori metropolitani porta a “Reaction”, lo spettacolo finale messo in scena sul palco delle Officine CAOS.
Da dicembre ad oggi abbiamo condotto circa una decina di workshop, registrano oltre duecento presenze tra i ragazzi delle scuole medie di Rivoli, gli studenti del liceo scientifico di Venaria, più molti comuni cittadini. Ha partecipato anche un gruppo di minori richiedenti asilo di nazionalità africana. Circa una trentina di queste persone verrà poi integrata nello spettacolo “Reaction”. A Torino, ad esempio, abbiamo messo in atto un’operazione molto interessante: prendendo ispirazione da uno dei leoncini del piedistallo dell’opera “Divisione-Moltiplicazione Leoncini” di Michelangelo Pistoletto, collocata presso il giardino interno del Palazzo di Giustizia, abbiamo immaginato un’espansione radiale che invadesse la città. Nella scultura due leoni sono accovacciati l’uno sopra l’altro: la dimensione classica e tradizionale dei felini simmetrici, posti a guardia dei portali d’ingresso, è superata nel segno del dinamismo. Abbiamo perciò costruito una “drammaturgia ambientale”, ossia legata allo spazio, e immaginato che i leoncini iniziassero a vagare per Torino, moltiplicandosi: partendo dal cortile della GAM, nei pressi delle installazioni all’aperto “In limine” di Giuseppe Penone e “Anni luce” di Giulio Paolini, ci siamo spostati verso largo Orbassano, “intervenendo” nei pressi dell'”Opera per Torino” di Pier Kirkeby.
Nasce così, poco alla volta, lo spettacolo “Reaction”, che raduna una serie di azioni performative in nove quadri, liberamente ispirati alle opere esposte al Museo tra le quali quelle di Maurizio Cattelan, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Ai Weiwei, Olafur Eliasson.
Immaginiamo un’arte contemporanea vicina alle persone, vissuta e non solo osservata. Immaginiamo musei sempre più aperti alle città ed ai suoi abitanti. Una compagnia teatrale che metta a disposizione la propria ricerca artistica verso una fruizione creativa delle opere, offrendo così al pubblico un’esperienza estetica, attiva e dinamica. Dall’analisi e dagli stimoli delle opere considerate e per libera associazione di idee, scaturiscono, per re-azione, alcuni quadri performativi creati con gli strumenti del linguaggio teatrale-multidisciplinare.

Da sempre Stalker Teatro è vicino al territorio, specie alla periferie. Un ingrediente che non mancherà neppure in Metropolitan Art, giusto?
Il nostro lavoro propone un connubio tra territorio e arte contemporanea, rendendo qualsiasi cittadino un potenziale protagonista. Un altro fulcro è la valorizzazione dello spazio in cui viviamo, allo scopo di costruire un rapporto più consapevole con l’ambiente di cui siamo parte. Vogliamo proporre e valorizzare una visione differente del territorio e delle sue proprietà, mettendo in discussione la relazione gerarchica tra centro e periferia. In Metropolitan Art c’è anche spazio per il “turismo virtuoso”: i partecipanti, camminando tra i corridoi del Castello di Rivoli e le vie del quartiere Le Vallette, ne scoprono la storia. O meglio, le storie. Nel caso della periferia urbana, verranno mostrate le opere di edilizia popolare degli anni ’50, tutt’ora degne di nota (anche turistica), che hanno coinvolto nei decenni passati un gran numero di architetti.
Mi sembra un po’ di tornare a quella dimensione che affrontammo tanti anni fa, all’inizio della nostra ricerca con “Stalker – I Sognatori della Realtà” insieme agli ospiti e agli operatori dell’ex-ospedale psichiatrico di Collegno, dove di fatto creammo un “teatro ambientale a percorso”, un teatro cioè capace di invadere gli spazi reali e di ricostruirli grazie al dato immaginifico-poetico scaturente dal lavoro degli attori e dall’esperienza attiva degli spettatori.

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