Metti un week-end a Parigi: dal teatro afgano ad André Wilms

La Ronde de nuit del Théâtre Aftaab per la regia di Hélène Cinque

La Ronde de nuit del Théâtre Aftaab per la regia di Hélène Cinque (photo: Michèle Laurent Légende)

Tra Parigi e il teatro esiste un legame indissolubile, non è certo una novità; è quindi stimolante trovarsi nella ville lumière e poter scegliere tra un numero infinito di spettacoli, sale teatrali, rassegne estremamente accessibili.

Ecco allora che, alle nove di sera, mi trovo alla Cartoucherie, nel cuore del bosco di Vincennes, uno dei più grandi della città, un posto incantato: qualche chilometro e pochi minuti al buio bastano per arrivare in un altro mondo, di fronte a una sorta d’ingresso di una fabbrica abbandonata che porta ancora la sua antica scritta: ‘Cartucceria’.

Ciò che si vede è realmente ciò che è: una fabbrica particolare in disuso. Dal 1874 alla fine della prima guerra mondiale nei capannoni che si vedono al di là del varco sono stati prodotti polvere da sparo, proiettili e cartucce. La zona è diventata poi l’accampamento dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale e un centro di detenzione di cittadini nordafricani durante la guerra d’Algeria.

Dopo il ’68 qualche artista visionario ha cominciato a pensare che quei vecchi capannoni vuoti potessero servire a fare qualcosa di bello: il teatro. E una dopo l’altra cinque compagnie hanno trovato il proprio spazio in questo angolo di bosco.
Oggi come allora, di quel gruppo fanno parte il Théâtre de la Tempête, il Théâtre de l’Epée de Bois, il Théâtre de l’Aquarium, il Théâtre du Chaudron e il Théâtre du Soleil, tutti con cartelloni interessanti e biglietti a prezzi abbordabili.
Per me la scelta è quasi obbligata e va subito alla storica sede del Soleil.

Lo spettacolo in scena fino al 28 aprile è “La Ronde de Nuit” (“La Ronda di notte”), creazione collettiva del gruppo afgano Aftaab, invitato alla Cartucceria in seguito ad una collaborazione tra le due realtà. Nel 2005, infatti, Ariane Mnouchkine e la sua compagnia sono stati ospitati in Afghanistan, a Kabul, dove hanno tenuto uno stage che, qualche tempo dopo, ha fatto nascere una giovane realtà mista e coraggiosa, il teatro Aftaab, un piccolo Théâtre du Soleil nell’Asia centrale.

Lo spettacolo ha una trama semplice: un inverno, da qualche parte in Francia, un guardiano e il suo teatro diventano, per una notte, l’oste e il rifugio di uomini e donne afgane. Uno spunto curioso per parlare di storie di vita sradicata, di ferite ancora aperte ma anche di sogni che la magia della notte riesce a portare a galla.

La scena è immensa, è lo spazio del teatro del Sole, con tutti gli oggetti riposti su pedane mobili, come di consueto, a riprodurre fedelmente un teatro e i suoi spazi.

La storia procede lineare, con momenti comici alternati a improvvisi scossoni drammatici che spiazzano lo spettatore. E’ bello vedere in scena giovani afgani pieni di ironia e profondità nel raccontare la loro storia attraverso un racconto inventato. Si sente dalla potenza delle azioni che la creazione collettiva è intrisa di Sole, di quel particolare modo di fare teatro che rende ogni azione precisa, definita, poetica ed evocativa.
Il pubblico è molto presente, ride e piange forte, partecipa ad un dolore lacerante che dissolve in una comicità tragica e chapliniana. E’ così quando si assiste alla messa in scena del terribile ricordo di violenza di una delle protagoniste, o quando si ride al dialogo tragicomico del guardiano, collegato via skype con la famiglia di provenienza, rimasta a Kabul.

Lo spettatore di “La Ronde de Nuit” può vedere anche i fuoriscena della rappresentazione, l’arrivo degli attori da fuori così come la loro uscita. L’immensità della scena permette un gioco continuo tra dentro e fuori fatto di rumori, luci ed emozioni che cambiano costantemente.

Alla fine la compagnia incassa diverse standing ovation della folta platea, quindi si passa tutti insieme nel capannone a fianco, dove viene preparata, per chi lo desidera, una tipica cena con prodotti afgani, da condividere su grandi tavoli rotondi in un’atmosfera incantata tra libri, locandine, incontri.
Questo è il Théâtre du Soleil, un’esperienza totalizzante dove la visione dello spettacolo è solo uno dei momenti di incontro con lo spettatore, esattamente come quando si va a trovare degli amici cari, e la cena è solo il mezzo per un incontro profondo, per uno scambio. Il ricordo di tutto questo rimane molto presente, come una sorta di sogno realmente vissuto.

L’indomani decido di assistere ad un altro spettacolo in un altro luogo simbolo del teatro internazionale. Anche qui, come per la Cartoucherie, ci si trova in una sorta di tempio culturale: è il Bouffes du Nord, storica sede di Peter Brook e della sua compagnia dal 1974.
Da un paio di stagioni, dopo oltre trent’anni di direzione, il famosissimo maestro britannico ha lasciato le redini della struttura ad Olivier Mantei e Olivier Poubelle.
I colori decadenti e scrostati delle pareti di questa splendida sala sono una testimonianza viva dei momenti più alti del teatro contemporaneo.

Oggi il Bouffes rivendica il suo ruolo di spazio creativo e di libertà offrendo al pubblico una stagione interessante di confronto e incontro tra danza, musica, opera e teatro. E’ un luogo magico, dove la distanza tra palco e platea è stata annullata, portando spettatori e attori allo stesso livello.

Lo spettacolo in scena è “Qu’on me donne un ennemi” (“Datemi un nemico”), un incrocio di musicalità di tre lingue – francese, tedesco e inglese – che trasformano l’attore André Wilms in una sorta di imprecatore, un moderno tribuno della plebe che, attraverso i versi di Heiner Müller, sfida gli dei, nello stesso modo di Aiace, imbracciando le armi per difendere i suoi fratelli umani.

Qu’on me donne un ennemi

Wilms in Qu’on me donne un ennemi (photo: © Pascal Gély)

Tra la memoria del teatro sofocleo e il recupero degli slogan pubblicitari di oggi, la scrittura scolpita di Müller rispolvera, nei suoi radicali collage, i fantasmi della Storia e gli spettri del presente, per rivedere i bilanci delle guerre del XX secolo.
L’interprete diventa una sorta di rockstar accompagnata da un trio musicale che improvvisa, insieme a lui, su ritmi estremamente artificiali e moderni, che riescono a portare i codici classici del teatro verso i territori meno conosciuti della performance.

Due incontri con il teatro, quelli parigini, davvero intensi; ma basta prendere in mano il Pariscope per scoprirne tanti altri, e amplificare, condividendola magari insieme ad altri, la magia del teatro.

La Ronde de Nuit
creazione collettiva del Théâtre Aftaab en Voyage
messa in scena: Hélène Cinque
con: Haroon Amani, Aref Banahar, Taher Beak, Saboor Dilawar, Mujtaba Habibi
durata 1h 50’
durata applausi 3’ 05’’

Visto a Parigi, Cartoucherie, il 30 marzo 2013

Qu’on me donne un ennemi
da Heiner Müller
musiche di Mathieu Bauer
con André Wilms
batteria Mathieu Bauer
basso Lazare Boghossian
chitarra Sylvain Cartigny
luci Jean-Marc Skatchko
suoni Dominique Bataille
video Stéphane Lavoix
durata 50’
durata applausi 2’ 03’’

Visto a Parigi, Les Bouffes du Nord, il 31 marzo 2013


 

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