Michela Lucenti ed Emanuele Conte, il Maestro e Margherita. Videointervista

Photo: Donato Aquaro
Photo: Donato Aquaro

Incontriamo Michela Lucenti ed Emanuele Conte al termine de “Il Maestro e Margherita”, che sancisce la collaborazione avviata con “Orfeo Rave” tra Balletto Civile e il Teatro della Tosse.

Lo spettacolo riporta in teatro quell’atmosfera onirica e rituale che “Orfeo Rave” aveva diffuso qualche anno fa negli enormi spazi della Fiera del Mare di Genova.

C’è un filo rosso neppure troppo sottile tra i due spettacoli, entrambi composti di un groviglio di danza, teatro, musica e proiezioni. E se squadra che vince non si cambia, il testo di Bulgakov, che compie cinquant’anni, è suddiviso, come “Orfeo Rave”, in diversi quadri scenici corali che ci accompagnano sempre più in profondità ad incontrare la complessità di un tessuto drammaturgico intrecciato.
Da un lato l’amore magico tra uno scrittore, il Maestro, e la sua inquieta ed inquietante amata, Margherita, interpretata da una ordinariamente straordinaria Michela Lucenti, che nello spettacolo danza, canta e recita oltre a curare le coreografie. Dall’altro c’è la visita di Satana a Mosca sotto mentite spoglie, e lo scompiglio generale che si crea tra le “maschere” di una quotidianità banale.
Il tutto è affidato ad un gruppo di undici performer in un contesto scenografico che alterna, come il testo, momenti scuri di un cabaret demodé dei primi del Novecento a luoghi fantastici e immaginari che rimandano all’incubo.


Lo spettacolo è stato presentato nell’ambito del focus “La parola che danza al Teatro della Tosse”: tre spettacoli fra teatro e danza, esito della collaborazione, partita nel 2015, fra lo storico teatro genovese e la compagnia della Lucenti.

La nostra chiacchierata non può quindi che partire da qui, da un lavoro a quattro mani che diventano poi otto, sedici e oltre, dal momento che i due artisti partono sempre dal gruppo, imprescindibile elemento comune con cui creare quella “squadra” di artisti necessaria alla creazione.

Si placa anche la vocazione nomade della Lucenti, che sembra aver trovato una seconda casa alla Tosse, e parallelamente si rafforza il percorso di ricerca di Conte, che trova in Balletto Civile nuova linfa vitale. Le due realtà conservano la loro forte identità, amalgamandosi però in creazioni collettive, con uno strano retrogusto di rave, di sogno, di rito che mancava.

Chiediamo allora qual è quella calamita che li tiene insieme; ci rispondono sorridendo “il teatro”, per sottolineare come la poetica di base sia la stessa. Proviamo poi ad entrare più a fondo in quel particolare soggetto perfomativo che è Michela Lucenti quando va in scena. Cerchiamo di carpirne qualche segreto, qualche formula che le permetta di essere cantante, danzatrice, attrice e coreografa. La semplicità e la convinzione delle sue risposte apre molte riflessioni e spunti che varrebbe la pena di approfondire anche se la risposta migliore, forse, ce la dà Emanuele Conte: “Bisogna essere Michela Lucenti”.

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