Michele Sinisi e il day after di Amleto

L'Amleto di Sinisi (photo: Mirella Caldarone)
L'Amleto di Sinisi (photo: Mirella Caldarone)

Shakespearianamente solo. Titanicamente ripiegato sui propri fantasmi. Se nell’originale del Bardo “Amleto” si finge pazzo per indagare più liberamente sull’assassinio del padre, nella messinscena di e con Michele Sinisi è la solitudine a condannare il protagonista all’alienazione, dopo che tutti i comprimari sono morti. Affiora l’offuscamento della coscienza di chi non può riconoscere e accettare la realtà per come si presenta.

Viso di biacca, rossetto sulle labbra, costume scuro rigorosamente elisabettiano, l’Amleto di Sinisi è staccato da ogni interazione umana. È immortalato nei ricordi, ripiegato sulle ossessioni, sugli eventi fatali che lo inchiodano al proprio dramma.
Quest’Amleto è un personaggio fuoriposto. Fuoriposto rispetto ai personaggi laterali, alle digressioni, alla complessità della storia come l’aveva concepita Shakespeare. Fuoriposto rispetto a quel piccolo stereo portatile, oggetto scenico che nelle mani dell’attore pare sostituire il teschio, anacronistico come la musica che ne esce, come l’aria «Una furtiva lacrima» da “Elisir d’amore” di Donizetti, che accompagna la morte di Ofelia.
Fuoriposto sono quelle sedie bianche pieghevoli, che Sinisi apre e chiude con violenza, arricchendo di suoni sinistri una storia che è già mancina di suo. Su ciascuna delle sedie, disposte in fila e poi scompaginate, ci sono in rosso i nomi dei coprotagonisti: Polonio, Ofelia, Laerte, re Claudio, la regina Gertrude. Sembrano sedie da regista, forse perché questi personaggi, a turno nella tragedia di Shakespeare, hanno l’illusione di poter dirigere la storia. E invece ne sono inghiottiti, annegano nell’oblio come comparse di un film muto. Quelle sedie ricordano la platea deserta di un teatro improvvisato: le luci calano, il sipario si chiude, è finito lo show.

A pensarci bene, l’unica cosa al posto giusto in questo monologo a più voci di Sinisi è il chiostro di Santa Maria della Fontana, nel cui contesto cinquecentesco avviene la rappresentazione: le acque taumaturgiche di questo santuario milanese, la cui sala attigua è adibita a teatro, hanno potere espiatorio.


Inizialmente Sinisi-Amleto si muove lateralmente, prigioniero di una gabbia bidimensionale. Sembra intrappolato nella pagina di un libro. Poi, entrando nel vivo dell’inchiesta, interroga a uno a uno i personaggi.
Spaesato, confuso, narcotizzato da colpa e dolore, Amleto entra ed esce dal proprio personaggio. Il suo ruolo acquista spessore al contatto dei ricordi. La sua performance agisce finalmente in uno spazio tridimensionale. Tuttavia le frasi sono mozzate, le movenze sbilenche. Si sedimentano i gesti e le smorfie di un clown metafisico. L’Amleto di Sinisi si stacca la penna d’oca dal cappello e riscrive la storia.
Tutto il monologo è grezzo. I personaggi sono estratti dalla memoria come le sculture di Michelangelo dal marmo. La voce rimbombante in una bottiglia è l’unica presenza, reale quanto evanescente, a evocare lo spettro del principe di Danimarca.

Il celebre monologo “Essere o non essere” è qui lo sfogo sommesso, periferico, impotente, di un’anima rinunciataria, lontano dai toni reboanti delle interpretazioni classiche.
L’oscurità del male è chiusa in un cerchio. I fiori di plastica, estratti da un vaso, sono vestigi delle troppe morti di questa tragedia, che pare governata dall’arbitrio più che dalla Nemesi. Amleto, liberato di ogni residuo di spettacolarità, è solo il fantasma della propria pazzia.

La suite amletica programmata en plein air nel chiostro del Teatro Fontana di Milano si chiude con il secondo appuntamento, lo studio di Marco Cacciola “Io sono. Solo. Amleto”, in programma da stasera al 29 settembre.

AMLETO
da William Shakespeare
di e con Michele Sinisi
Assistenza Marcella Nocera
Costume Luigi Spezzacatene
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
Partner Tecnico Artefattiadp – Claudio Kougla Studio, 2006

durata: 50’
applausi del pubblico: 2’ 15”

Visto a Milano, Teatro Fontana, il 20 settembre 2018

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