Sequestrati dal teatro? Videointervista a Michele Sinisi

Michele Sinisi
Michele Sinisi

Michele Sinisi (photo: teatrominimo.splinder.com)

E’ stato segnalato come miglior attore under 30 concorrendo per l’Ubu nel 2000, 2001 e 2004, entrando anche nella terna finalista del 2009 per “Noccioline”: il pugliese Michele Sinisi è un attore di indubbio talento, che sta trovando spazio a teatro con alcuni lavori assai semplici nell’allestimento, ma che celano una complessità drammaturgica e di elaborazione non comune.

Interprete, oltre che autore, ha recitato in “Otello (o la gelosia di Jago)” nel 1998, “Ettore Carafa”, “Li Mari Cunti e Murgia (cartolina di un paesaggio lungo un quarto)”, ultimo atto della trilogia “Tre voci sulla narrazione”, e poi “Amleto” e “Vico Angelo custode”, coprodotti da FestTeatro.

Nella stagione 2009 con la compagnia Teatro Minimo di Andria, l’attore-regista, all’interno dell’interessante progetto della Regione Puglia di sostegno alle residenze teatrali denominato Teatri Abitati, ha portato in scena “Sequestro all’italiana” di Michele Santeramo, con la regia dello stesso Sinisi, interpretato insieme a Vittorio Continelli e finalista al Premio Riccione 2009. E’ la storia di un fallimento, come Sinisi stesso racconta: “Volevamo lavorare sul ‘candore’ e siamo arrivati a mettere in scena il suo opposto. Non descriviamo l’attualità, che è troppo veloce perché uno spettacolo teatrale possa starle dietro. Il tentativo è di mettere in scena i tipi umani da cui scaturisce questa attualità, sempre diversa nei suoi esiti, ma determinata da vizi antichi”.


L’indagine sul nostro tempo che si sfalda trova nel teatro di questo interprete genuino una dimensione originale, affidata ad una capacità interpretativa che contrappone, alla maschera di “uomo normale” di Sinisi, la sua capacità di raccontare le pieghe torbide che dietro quella maschera si agitano: il dimenticare, il far finta di niente, quel dibattersi sul limitare fra tragedia e farsa, così tipico della nostra società, dai governati ai governanti.
Il problema riguarda ancor più il sistema teatro nel suo complesso, le finte audacie, l’intellettualismo sfrenato e non di rado svuotato di ogni contenuto tangibile e concreto.

Dopo una replica de “Sequestro all’italiana”, andato in scena a novembre all’Out Off di Milano, teatro attento alle nuove drammaturgie e ai giovani interpreti, si è potuto dare il via, in una cena condivisa anche con la compagnia SantoRocco&Garrincha, ad una sorta di “a ruota libera” con Michele Sinisi: pensieri sciolti fra tema e sistema, fra spettacolo e società dello spettacolo, per capire come e dove ha senso portare il linguaggio artistico e teatrale oggi. Opportunità e problemi visti con gli occhi di un giovane e talentuoso esponente del teatro di parola, fieramente legato alla drammaturgia e alle sue infinite potenzialità, da Shakespeare ai giorni nostri.

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