Fino a domenica Milano incontra la Grecia

Il logo di Milano incontra la Grecia“Il Mediterraneo, entità culturale e geopolitica complessa e dinamica, luogo d’incontro e confronto, intreccio e snodo di culture diverse” è al centro della stagione 2010/2011 del Progetto Med, al Piccolo Teatro di Milano. Bacino d’indagine sempre accolto allo Stabile della città, il Mediterraneo e le diverse culture che lo abitano annualmente prendono posto al Piccolo in rassegne internazionali di teatro, danza e musica: che si chiamino Festival del Mediterraneo, o appunto Progetto MED. Da quattro anni, in particolare, il viaggio nel Mediterraneo ha come tappa speciale Milano incontra la Grecia, progetto ideato per importare il potenziale artistico contemporaneo greco e abbandonarne gli stereotipi, non solo turistici ma anche culturali.

Quest’anno il programma della rassegna è il frutto di un punto d’incontro internazionale e multilingue: oltre allo spettacolo di Lena Kitsopoulou, “M.A.R.I.L.U.”, che ha aperto il festival l’8 marzo, gli altri spettacoli rappresentano proprio la Grecia come possibile crocevia di diverse provenienze mediterranee: così, troviamo Paolo Musio nell’Eremo di Teodoros Terzopoulos, l’italo-israeliano Moni Ovadia che collabora con i solisti della Estudiantina di Nea Ionia, e il coreografo greco Andonis Foniadakis accanto alla compagnia di danza turca dei Taldans. “In un periodo in cui quasi tutto ciò che ha a che fare con la Grecia sembra rimandare all’idea della crisi, noi abbiamo scelto di avvicinarlo alla cosa più bella: l’arte. Questo è il nostro modo per far salire le azioni della Grecia nella Borsa mondiale, poiché crediamo nella creatività come strumento fondamentale per la conservazione di un’identità. Guai a dimenticarlo!”: è questo il motto degli organizzatori del festival.

E infatti, il filo che unisce il programma della quarta edizione di Milano incontra la Grecia è “la riflessione sulle nozioni di differenza e identità”, scrutabili attraverso le molteplici possibilità d’indagine e di esperienza performativa che offre il luogo teatrale, e cioè: la prosa, con i monologhi “M.A.R.I.L.U.” e “Eremos”, e la danza contemporanea, con “Sek Sek” e una versione de “La sagra della primavera” di Stravinskij. “Differenza e identità” che, ancora, si ritrovano sia negli “intoccabili” eroi greci, sia nei “mortali” di oggi, e che sottolineano come la stessa condizione umana sia il punto di contatto tra un passato mitologico e un presente tutt’altro che mitico. La differenza forse sta nel fatto che, tra le tragedie che toccarono a dei ed eroi lontani e quelle di oggi, pare essersi salvato soprattutto il catastrofismo.

A smontare il pessimismo fondato dall’iconografia divina e a rimontarne uno più umano, ci pensa, con ironia e intelligenza, la scrittrice emergente Lena Kitsopoulou in “M.A.R.I.L.U.”, spettacolo d’apertura di Milano incontra la Grecia: “Questo monologo cerca di estremizzare la visione negativa della vita” spiega l’autrice e regista di uno spettacolo che ribalta la “classica” questione del fato attraverso la messa in scena di un ordinario flusso di pensieri e azioni di una donna di oggi, greca ma non per forza.


Se nella passata edizione del festival l’asse tematico era “Parole femminili”, anche lo spettacolo che inaugura l’edizione 2011 conferma come la donna possa essere tanto musa quanto creatrice, interprete attraverso la sua sensibilità dell’universale condizione umana, portavoce scelta di qualcosa che non riguardi né la divisione tra i sessi né tra le culture. E infatti la spontaneità di Maria Protopappa conquista un pubblico per l’occasione doppiamente misto e multilingue: donne e uomini, italiani e non. L’attrice, brillante, mai uguale in 75 minuti di monologo senza pausa, dà voce a una donna d’oggi che si presenta al pubblico come “normalmente” depressa: espone a noi come a se stessa pensieri quotidiani di un qualunque “mortale”, che sia un eroe o meno. Scrittura e interpretazione riproducono i modi di dire, pensare, parlare, reali e attuali, ma non universali. La provocazione in “M.A.R.I.L.U.” sta proprio nel dire con tutta la schiettezza possibile quello che le passa per la testa e guarda caso, ciò coincide con quello che si definirebbe “come stanno le cose”. Una mossa non sta solo nell’esporre un repertorio di parole che vanno dal quotidiano al triviale, ma soprattutto nell’operazione di smontaggio di quei cliché mentali e culturali, classici o contemporanei, che hanno sempre e comunque a che fare con l’antica questione degli “dei controllori del fato”.

Altra connessione tra classico e contemporaneo, sottoforma di “appello ad una umanità disorientata”, è alla base di “Eremos”, spettacolo che nasce dalla collaborazione tra Teodoros Terzopoulos, regista di fama internazionale e Paolo Musìo, che insieme già allestirono un’”Antigone”, partita dal Teatro Olimpico di Vicenza e arrivata in Giappone attraverso Epidauro, Seul, Pechino e Shizuoka. I testi sono tratti dallo stesso Musìo dall’opera “La persuasione e la Retorica” di Michelstaedter, scritti per una tesi di laurea mai discussa dall’autore, che si tolse la vita appena ultimato il lavoro: per Terzopoulos e Musìo, “un materiale ricchissimo intorno al tema dello stare nel dolore, dell’esistenza come continua perdita, e un ponte per il dialogo tra culture innestate una nell’altra nel contesto mediterraneo”.

E una piattaforma di dialogo sarà quella offerta, attraverso la danza moderna, sabato 12 in chiusura di festival. Prima del momento di riflessione, la coreografia della Taldans Dance Company turca con “Sek Sek”, in cui un uomo e una donna cercano un equilibrio tramite le misure del loro corpo; nello stesso giorno verrà presentata la “Sagra della primavera” di Antonis Foniadakis, con Ioanna Toumbakari in un assolo di danza definito astratto, in cui “il corpo femminile si trova ad affrontare la sua stessa natura. Passa dal quotidiano, all’estatico”.

Il sipario del festival calerà domenica 13 marzo al Blue Note di Milano, con Moni Ovadia e i solisti dell’Orchesta Estudiantina Neas Ionias, in un concerto omaggio al Rembetiko, genere nato dai profughi greci che, a causa dei tragici avvenimenti legati alla “catastrofe dell’Asia Minore” del 1922, si insediano in ogni angolo della Grecia; da questo contesto tragico tuttavia nacque il genere che, per la prima volta, incise canzoni greche su dischi a 78 giri.

Rimarrà invece in Italia, allo Spazio Oberdan di Milano sino al 1° maggio Intersections – Heterotopias, mostra in onore di due importanti artisti greci, Lizzie Calligas e George Hadjimichalis, che attraverso le due installazioni realizzate rappresentano il tema dell’edizione 2011 di “Milano incontra la Grecia”: le statue Korai fotografate da Lizzie Calligas nel Vecchio Museo dell’Acropoli nel 2007, immediatamente prima del loro trasloco nel Nuovo Museo dell’Acropoli, congelate quindi in un “momento di partenza e perdita”; e l’ “Hospital” di Hadjimichalis, inteso come “congiunzione tra spazio, linguaggio, morte e sguardo”.

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