12 milioni all’Eliseo? Il teatro italiano non ci sta

Luca Barbareschi, direttore dell'Eliseo (photo: Ansa)
Luca Barbareschi, direttore dell'Eliseo (photo: Ansa)

Luca Barbareschi piange, il Parlamento risponde.
Ma c’è chi, nel teatro italiano (e non solo), proprio non ci sta.
Alla nuova borsata di milioni di euro che potrebbe arrivare con il Decreto Milleproroghe al Teatro Eliseo di Roma, diretto per l’appunto da Barbareschi, fanno sentire la propria voce alcune associazioni che radunano artisti e realtà teatrali italiani. Si parlerebbe di ben 12 milioni di euro per “salvare” – di nuovo – il teatro.

La situazione è vecchia (nel 2017 ne avevamo parlato in “Teatro Eliseo: regalo a sorpresa per un centenario“). Sul precedente provvedimento c’è anche in corso un procedimento giudiziario. Eppure la storia si ripete. Tanto che a fine gennaio, l’Agis-Federvivo, in una lettera firmata dai 18 presidenti delle associazioni nazionali di prosa, lirica, musica, danza e circo contemporaneo aderenti, aveva puntato il dito contro una tale somma a sostegno dell’attività dell’Eliseo per il triennio 2020-2022: “Ancora una volta il tentativo di sostenere con provvedimenti ad personam la società privata che gestisce questo teatro, ossia al di fuori delle regole che assegnano i contributi dello Stato allo spettacolo dal vivo attraverso il FUS”, chiariva il comunicato. Già, perché i 12 milioni sarebbero “extra FUS”, il Fondo Unico per lo Spettacolo.
Ieri pomeriggio anche C.Re.S.Co., Coordinamento delle realtà della scena contemporanea, ha espresso la propria indignazione.

Lo ha fatto con una lettera aperta indirizzata al Ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini e alla 5^ Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, ricordando come “già nel 2017 il comparto si era fortemente indignato per gli otto milioni di euro assegnati direttamente all’Eliseo, senza riuscire a contrastare una così evidente violazione delle regole nonostante l’unanimità delle posizioni espresse dai lavoratori dello spettacolo. Oggi, tre anni dopo e nonostante sia in corso un procedimento giudiziario per valutare il caso, sembra che il tempo non sia trascorso. Ci rivolgiamo a Voi per chiederVi di garantire quelle misure di trasparenza, lealtà, equità che dovrebbero essere il minimo comune denominatore di qualsiasi azione politica”.
Nel frattempo C.Re.S.Co. ha anche fatto partire una petizione per fermare gli emendamenti pro Eliseo.

Solo qualche giorno fa Federico Mollicone, capogruppo in commissione Cultura per FDI, durante l’esame del Milleproroghe alla Camera, aveva dichiarato: “Riteniamo necessaria e urgente l’istituzione di un tavolo sui teatri in crisi presso il Mibac, al fine di salvare questi presidi di cultura e identità, a partire dall’Eliseo, ed evitare favoritismi”. Specificando però che “con il capogruppo in commissione Bilancio, Ylenja Lucaselli, abbiamo richiesto l’accantonamento degli emendamenti relativi al rifinanziamento del Teatro Eliseo, al fine di garantire un più attento esame del tema”.

Alla notizia di un eventuale accantonamento degli emendamenti relativi all’Eliseo il teatro ha ribattutto facendo leva sui lavoratori coinvolti: “La mancata approvazione dell’emendamento rischia di minare in maniera irreparabile il futuro del Teatro Eliseo, teatro su cui fu posto un vincolo proprio dal Ministro Franceschini in occasione della sua visita nel 2014 in cui ribadì la volontà di garantire le finalità artistiche della struttura per il bene della comunità culturale non solo romana, ma italiana, e soprattutto volle rassicurare i lavoratori del teatro circa il loro futuro. La mancata approvazione dell’emendamento rappresenterebbe un enorme rischio per tutti i lavoratori del Teatro Eliseo e comprometterebbe le compagnie che hanno portato i loro spettacoli presso il teatro e che ancora non hanno ricevuto le loro spettanze”.

E se a dicembre Barbareschi si era lamentato che la sua partecipazione in una trasmissione Rai fosse stata cancellata (“un atto di brutale censura”) a causa del suo rinvio a giudizio per ‘traffico di influenze’ nell’indagine sui fondi da destinare al teatro, era poi riuscito a fare il proprio appello pro Eliseo in un’altra trasmissione tv di una rete concorrente, facendosi anche – simbolicamente – rinchiudere in una gabbia.
In questi giorni decisivi, ne ha registrato un altro di video appello, pubblicato sulla home page del teatro, in cui si rivolge direttamente agli spettatori: “In queste ore viene decisa la vita o la morte del Teatro Eliseo” e prosegue snocciolando numeri, parlando di “genocidio culturale” e affermando che l’Eliseo è “l’unico teatro sottofinanziato: Catania prende 5 milioni, noi 500 mila euro. Paghiamo i pompieri con questo”.

Ora la parola torna al Parlamento. Regole trasparenti (e valide) per tutti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *