Fratello Clandestino. La periferia di Mimmo Sorrentino racconta la società che cambia

Mimmo Sorrentino
Mimmo Sorrentino

Mimmo Sorrentino

Lavora sul territorio da sempre. Osservando con attenzione i fenomeni di disagio sociale e cercando di portarne in scena i risvolti più intensi. Drammaturgo e regista, Mimmo Sorrentino ha fatto dell’osservazione partecipata il suo metodo di lavoro, partendo da un’indagine quasi scientifica del reale, una sorta di metodo galileiano che coinvolge attori, studenti, disabili, tossicodipendenti in recupero, alcolisti, anziani, extracomunitari, abitanti delle periferie del Nord Italia.

Da sempre fuori dall’accademia, ispirato a pensatori e filosofi più che a correnti teatrali, ha visto collaborare alle sue drammaturgie esperti di altre scienze, come Vittorino Andreoli in “Quesali” e Piergiorgio Odifreddi per “Da Mistretta a Godel”.

Sorrentino è una sorta di instancabile motorino del teatro inteso come prassi “popolare”, come strumento per indagare, comprendere e modificare il reale.
Già nel 2000 aveva avuto, per “Quesalid”, cinque segnalazioni al premio Ubu come miglior spettacolo di ricerca per l’anno 2000, e più di recente, nel 2008, una candidatura agli Ubu sezione speciale.


Il CRT, che da anni segue il suo lavoro, ha deciso di riportare in scena per quest’anno “Fratello Clandestino”, di cui Mimmo Sorrentino firma testo e regia, interpretato da due elementi storici della sua compagnia di giovanissimi, Adriana Busi e Redi Mali, e dai giovani Abdelhado Koutair, Hamza Kaddouri, Mohamed Rochi.
La prima apparizione milanese di “Fratello Clandestino”, nato nel 2005 dai racconti di ragazzi stranieri di recente immigrazione ai quali era stato proposto dalla fondazione L’aliante di Milano di partecipare ad una esperienza di laboratorio teatrale, era stata nella stagione 2006-2007.
Questa ripresa, riveduta e corretta in drammaturgia e durata, è uno spettacolo di assoluto interesse, che si segnala per il buon intreccio drammaturgico, l’incisività delle scene e l’affinamento nell’interpretazione, particolarmente di Adriana Busi, cresciuta con Sorrentino e arrivata ad importanti risultati attoriali.
L’elaborazione della storia ha coinvolto i ragazzi e gli operatori. Vicende incastrate, come a volte davvero accade, l’una nell’altra, tra realtà e fantasia, ma che danno uno spaccato di vite vissute ai margini della nostra società.
Il laboratorio teatrale di Sorrentino guarda proprio a queste realtà, partendo dai racconti dei ragazzi coinvolti, fino ad un testo teatrale che, filtrato attraverso gli elementi tradizionali del teatro drammatico, propone lo scontro tra i grandi sentimenti, fra le forze che muovono l’agire umano.

Sorrentino e gli interpreti di “Fratello Clandestino” sono i protagonisti dell’intervista che proponiamo oggi, registrata al Crt in concomitanza con le repliche. Il contenuto del colloquio, i suoi protagonisti, le parole e anche i silenzi spiegano meglio di ogni altra osservazione possibile il progetto. Un impegno simile al lavoro nei campi, durissimo, esposto ad intemperie di ogni sorta e che, ogni anno, deve ripetersi uguale, per intensità e dedizione.

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