Minetti, Herlitzka e il paradosso dell’attore

Il Minetti di Herlitzka (photo: Franco Lannino)
Il Minetti di Herlitzka (photo: Franco Lannino)

E’ grazie alla presenza di Roberto Herlitzka che Roberto Andò si convince ad affrontare “Minetti. Ritratto di un artista da vecchio”. E’ infatti lui che dovrà dar nuova vita a quell'”eroe del fallimento e dell’occasione mancata” che omaggia Bernhard Minetti, considerato il più grande attore tedesco del periodo post bellico, confermando la tendenza di questi ultimi tempi: la crescente riscoperta e valorizzazione dei testi dell’intellettuale scomodo Thomas Bernhard (anche Eros Pagni è in scena in questo periodo con il ‘suo’ Minetti).

Bernhard Minetti, figlio di immigrati italiani, attore per il cinema e il teatro, dagli anni Settanta è interprete di molti testi del Bernhard drammaturgo, che infine ne scrive uno apposta per lui. L’ultima apparizione sul palco risale al ’94, con un piccolo cameo nella “Resistibile ascesa di Arturo Ui” di Brecht al Berliner Ensemble. Morirà nel 1998, a 93 anni.

Il testo che gli dedica Thomas Bernhard, del 1976, è una prova ardua per qualsiasi attore che non sia disposto ad immergersi verticalmente in un ruolo complesso: “Minetti si può leggere come un’imprecazione contro il teatro, o come una contestazione della finzione che coincide con il più limpido omaggio offerto alla sua verità”, lo descrive Andò.
La trama è invece estremamente semplice: il grande Minetti, dopo trent’anni di assenza dalle scene, giunge di notte in un vecchio hotel alla vigilia di Capodanno, durante una tempesta di neve, e attende il direttore del teatro di Flensburg, che lo ha convinto ad indossare per l’ultima volta la maschera del “Re Lear” shakesperiano in occasione di un anniversario del suo teatro.

Nell’attesa di un direttore che non arriverà mai, il vecchio attore attende nel foyer mettendo in moto una serie circolare di frasi fatte, pensieri sul teatro e sull’odio per i classici. Con sé ha portato solo una valigia con la maschera e qualche ritaglio di giornale che celebra i fasti del passato, mentre gli ultimi suoi risparmi sono stati spesi nel biglietto del treno.
Il tempo passa e diversi clienti dell’albergo fanno da spalla al monologo quasi ininterrotto, a tratti delirante e visionario, del protagonista.

La regia di Andò confeziona un allestimento realistico, che ricostruisce con eleganza la decadenza di un vecchio hotel di provincia, sempre più lontano dai lussi del passato, una controparte architettonica dentro alla quale Herlitzka, classe 1937, dà vita ad un personaggio che sfiora la perfezione in termini di interpretazione. C’è l’ironia sottile di un vecchio leone che ruggisce ormai sommessamente, l’attenzione minuziosa a non essere mai sopra le righe, facile tentazione in un gioco pericoloso come questo, e l’altrettanto dettagliata tensione a non scendere in un’introspezione eccessiva. La predominante di quest’equilibrio è una naturalezza che risulta al contempo appropriata e quasi irreale.

Attorno a lui si muovono i personaggi che abitano l’hotel, quasi tutti mascherati e intenti a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Quasi nessuno sembra far caso a questo strano individuo, vestito con un vecchio cappotto consunto e sempre più chiuso nelle idee e nelle espressioni.
E l’ambiente circostante non sembra distrarre Minetti, tutto intento a fare un bilancio intermittente della sua esistenza di uomo e d’attore.

Solo una ragazzina, apparentemente agli antipodi, che sta aspettando il fidanzato per andare ad una festa, sembrerà cogliere davvero la disperazione del protagonista, alimentata dal passare del tempo e da un’attesa che assume sempre di più il colore di un inevitabile non arrivo.

La regia di questa produzione dal Teatro Biondo di Palermo poggia le sue fondamenta sul ‘mestiere’ di Herlitzka, costruendogli intorno un impianto prossemico articolato ma comunque (e volutamente) in secondo piano, per mettere ancor più in risalto un Minetti sorprendente.
In arrivo allo Stabile di Torino dal 4 al 9 aprile.

Minetti. Ritratto di un artista da vecchio
di Thomas Bernhard
traduzione Umberto Gandini
regia Roberto Andò
con Roberto Herlitzka
e con Verdiana Costanzo, Matteo Francomano, Nicolò Scarparo, Roberta Sferzi, Vincenzo Pasquariello
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Gianni Carluccio, Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper
produzione Teatro Biondo Palermo

durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 4′ 34”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Grassi, il 3 febbraio 2017

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