Miniere di zolfo e boxe nel racconto di Maurizio Lombardi

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Pugni di zolfo

Vincenzo Barrisi ha perso, e male. Ha perso l’incontro col coriaceo e grande incassatore americano. Nella solitudine del suo spogliatoio Vincenzo ricorda prima i pugni che ha inflitto all’avversario, il suo jab che sembrava non riuscire con la solita efficacia. Poi quelli da lui ricevuti in pieno volto, che lo hanno frastornato e forse instradato alla disfatta.
Ansimanti, quelle sue povere narici riescono tuttavia a percepire ancora l’odore del ricordo, il profumo di lavanda della madre e tutte le immagini di quand’era bambino, nel suo paese di Sicilia: la nonna seduta tutti i giorni sotto la veranda, con lo sguardo lontano e perso nel vuoto più profondo delle miniere di zolfo.

Fastidiosi i colpi alla bocca, con la quale si sforza di fischiettare la ninna nanna della sua infanzia. Deve fargli ancora un gran male quell’arcata sopraccigliare ferita, eppure, nella silenziosa immobilità dello spogliatoio, il suo occhio vede e ci fa vedere il sogno di realtà che fece da bambino: lo zio mai conosciuto che, ancora ragazzino, non avrebbe più fatto ritorno dalla zolfara.

Ma ogni ricordo altro non è che un’insoffocabile esigenza di conservazione. In questo caso, un senso di disagio e ribellione allo sfruttamento e agli abusi a cui solo pochi, tra i bambini poveri di quella Sicilia, poterono scampare – e tra loro lui, personaggio narrante. Un moto interiore posto sul palcoscenico all’attenzione dello spettatore e, per mezzo del teatro, trasformato in vero e proprio ‘exemplum’. Senza dirlo, un invito a futura memoria affinché fenomeni del genere non tornino a ripetersi o cessino dove ancora vige il sogno di uno sviluppo in realtà bugiardo. E la boxe, anche nell’ora della sconfitta e dello sconforto, torna con la sua lezione di ferrea volontà di sopportazione della fatica e del dolore.


Maurizio Lombardi è autore ed interprete di Pugni di Zolfo. Giovane, eppure già con tanta esperienza alle spalle: la sua attività spazia dal teatro classico a quello di ricerca, dalla realizzazione di cortometraggi al cinema, e nel suo curriculum si annoverano persino studi di danza. Non stupisce, dunque, la sua spiccata capacità di muoversi lungo il filo interpretativo di personaggi ed umanità diverse tra di loro. Ma ciò che più colpisce l’occhio dello spettatore – e fa di questa rappresentazione una vera e propria esperienza di ricerca estetica – è l’accuratezza dei movimenti (non solo corporei) con cui Lombardi riesce a modificare le dimensioni espressive di pochi e scarni elementi di una scena tanto asciutta quanto efficace. E, seppur in presenza di qualche lacuna in termini di cura narrativa, appare convincente anche la scelta di utilizzare una sorta di lingua mista, un siciliano modulato all’italiano gergale sovente parlato nell’isola.

PUGNI DI ZOLFO. Storia di un caruso

scritto diretto e interpretato da Maurizio Lombardi
aiuto regia: Chiara Andreis
ambientazioni sonore: Vanni Cassori
voce: Teresa Fallai
produzione: Tsi La Fabbrica dell’Attore
durata: 47′
applausi del pubblico: 1′ 00”

Visto a Roma, Teatro Vascello, il 17 maggio 2008

 

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