Mio fratello rincorre i dinosauri: Christian Di Domenico e l’estro di un bimbo Down

Photo: MoniQue
Photo: MoniQue

Un giorno i genitori dicono al piccolo Giacomo che sta per nascergli un fratello. Un fratello può essere una buona idea per un bimbo che ha già due sorelle. Perché ogni volta che a casa Mazzariol si deve prendere una decisione, si vota a maggioranza. Ovviamente vincono sempre le femmine.
Ma a Giacomo i genitori dicono che il fratellino sarà speciale. «Che vuol dire speciale? Che avrà dei superpoteri?». Intanto gli chiedono di pensare al nome del nascituro. Lui sceglie quello di Giovanni, cosi vicino al suo.

“Mio fratello rincorre i dinosauri” è il terzo monologo scritto da Christian Di Domenico con un occhio di riguardo ai ragazzi. Si completa quella che l’attore brianzolo definisce la “trilogia dell’occasione”: l’occasione di farsi perdonare un lungo silenzio con “U Parrinu – La mia storia con padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia”; l’occasione di accogliere lo straniero con “Nel mare ci sono i coccodrilli”; l’occasione di accettare e valorizzare la diversità con quest’ultimo lavoro, nato dall’omonimo romanzo di Giacomo Mazzariol.
Di Domenico ne cura anche l’adattamento e la drammaturgia con Carlo Turati. La regia è di Andrea Brunello.

Due riflettori sul palco del Teatro del Borgo. Siamo nella Chinatown milanese. La valigia dell’attore, un libro, una maschera. L’incipit è di uno dei brani più belli della canzone d’autore italiana, “La donna cannone” di Francesco De Gregori.
«E non avrò paura se non sarò bella come vuoi tu / Ma voleremo in cielo in carne ed ossa / Non torneremo più».
Un modo poetico per accostarsi al tema della disabilità. Giovanni è speciale perché ha un cromosoma in più. Giovanni ha la sindrome di Down. Giovanni cresce, e le sue peculiarità si manifestano. Anche Giacomo cresce, e fatica ad accettare il fratellino che sembra balbettare, che ripete le cose in modo ossessivo, che sputa quando parla, che disturba in chiesa, che ha la mania dei dinosauri.


Ma l’amore è salvifico. La capacità di sognare rende la vita unica, soprattutto quando abbraccia la semplicità. L’amore è spinta che rende ogni vita originale. Ma quanto è difficile tutto questo per un bambino che non è ancora cosciente di sé, che deve ancora maturare l’empatia, che teme il bullismo e si preoccupa del giudizio altrui? Giacomo ha voglia di normalità e fugge da chi non la comprende. Fugge dal fratello, dalla sua testa piatta, dai suoi occhi da giapponese.

In questo monologo intenso, un eclettico Di Domenico s’identifica con un bimbo con sindrome di Down, ma anche con il fratello appena più grande che fatica ad accettarlo. L’attore disegna paturnie e complessi dell’età evolutiva. Spazia dalla genetica alla psicologia, alla statistica. Accenna alle coppie che decidono di abortire, ma anche a genitori single che decidono di adottare un bambino disabile contro il senso comune, con un atto d’amore essenziale e spregiudicato.
Eppure i bimbi come Giovanni hanno tanto da insegnare: la gioia istintiva, naturale, smodata; l’appagamento nelle piccole cose; l’estro puro, semplice, basilare.

A volte la disabilità sta in chi guarda

La scrittura scenica colpisce per la sua linearità: frasi brevi, reiterazioni, paratassi. C’è spazio per la riflessione e per il divertimento. C’è la sincerità con cui l’attore accenna al proprio passato da ragazzino bullo, e la disinvoltura con cui lo stigmatizza senza puntigliosità. Ci sono le atmosfere tranquille con cui evoca la cameretta blu dei preadolescenti, il sabato sera, con i poster, i libri, i giochi, le cuffie per ascoltare musica, gli strumenti per suonarla. E la scoperta che gli amici veri non ti giudicano per un fratellino Down, e neppure perché te ne vergogni e cerchi di tenerlo nascosto. E ti danno lezioni di vita senza fartelo pesare. E t’insegnano a rovesciare in buonumore quello che un istante prima era uno psicodramma.

Christian Di Domenico si traveste, balla, canta. Riempie la scena con la propria presenza, artigianalmente, senza orpelli, con la consueta attenzione alle musiche. Ha l’abilità rara di catalizzare per un’ora l’attenzione degli spettatori in erba, spezzando i pregiudizi di chi giudica in base alla diversità, e anche di che pensa al teatro come a qualcosa di prevedibile e pedante.

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI
con Christian Di Domenico
adattamento e drammaturgia Christian Di Domenico e Carlo Turati
dall’omonimo romanzo di Giacomo Mazzariol
regia Andrea Brunello
luci Federica Rigon
consulenza musicale Enrico Merlin
produzione Arditodesìo

durata: 1h
applausi del pubblico: 3’ 50”

Visto a Milano, Teatro del Borgo, il 12 gennaio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *