Il miracolo della cena: Sonia Bergamasco racconta Fernanda Wittgens

Sonia Bergamasco (photo: Masiar Pasquali)
Sonia Bergamasco (photo: Masiar Pasquali)

Donne eccellenti s’imponevano sotto il fascismo, quando la canea misogina provava a relegarle ad angeli del focolare.
Fernanda Wittgens (Milano 1903-1957), storica dell’arte, è una di quelle rare figure che attraversarono il Ventennio con la schiena dritta, riuscendo a scuotere, con la propria vita singolare, un’epoca sordida. Questa donna, che ha diretto l’Accademia di Brera, è nota soprattutto agli addetti ai lavori.

Sonia Bergamasco, indagatrice a tutto tondo dell’universo femminile, incontra il personaggio Wittgens nello spettacolo “Il miracolo della cena”. Lo propone a un pubblico ampio nel refettorio di S. Maria delle Grazie, celebre sede del “Cenacolo” di Leonardo da Vinci, dove è andato in scena il debutto.
La Wittgens ha legato il suo nome proprio alla conservazione e al restauro del capolavoro di Leonardo, negli anni della seconda guerra mondiale. Milano era assediata dall’aviazione britannica e fu colpita ripetutamente dalle bombe. In particolare, nell’agosto del 1943, furono gravemente danneggiati teatri, gallerie, musei, case, chiese… con un migliaio di morti.

Il monologo di Sonia Bergamasco trova nel Refettorio il contesto ideale per interagire direttamente con il Cenacolo. Non meno suggestiva, tuttavia, è la cornice delle repliche dello spettacolo, il Piccolo Teatro Grassi, fondato nel ’47 all’indomani della guerra e coevo al restauro dell’affresco. Qui, in una scenografia semplice che si vale solo di alcuni tavoli di lavoro, nella penombra delle luci, la Bergamasco, con la regia di Marco Rampoldi e il contributo alla drammaturgia di Paola Ornati, può presentarci da vicino l’opera di Leonardo. Grazie alle immagini spettacolari proiettate sul fondo, esaminiamo ogni dettaglio del dipinto.

In tailleur grigio l’attrice, dizione perfetta, recita nei consueti toni algidi, austeri. Ma forse è il modo migliore di rendere la personalità della Wittgens, capace di farsi largo in un mondo dominato dalla retorica virile. Fu grazie al nerbo della propria personalità che questa donna, cresciuta all’ombra di Ettore Modigliani, riuscì a salvare opere e persone. Tra le sue vicissitudini, infatti, c’è anche la condanna a quattro anni di carcere (ma scontò “solo” sette mesi) per aver aiutato alcuni cittadini ebrei a sottrarsi alle leggi razziali.

Il racconto di Sonia Bergamasco è un continuo passaggio, con tecnica dell’entrelacement (intrecciamento) dal personaggio narrato all’analisi dell’opera, alle operazioni di salvaguardia e restauro, alle varie fasi dell’antisemitismo in Italia, alla Milano in tram e in bianco e nero che provava a resistere alle insensatezze della guerra e del pregiudizio.

Con una regia senza guizzi ma sapiente, con l’uso dosato d’immagini in gigantografia, con l’ampio ricorso alla “soggettiva” che estende lo sguardo dello spettatore al più minuzioso particolare, l’attrice ci guida nel vivo della storia. Bergamasco cura meticolosamente l’organizzazione narrativa. Non cambia sostanzialmente lo stile e il registro. Quello che muta di continuo sono invece contenuti e immagini, il che evita – in un’opera didascalica e divulgativa – che la monotonia generi inerzia. Marco Rampoldi tesse simultaneamente varie tele impiegando fili molteplici, per elaborare un prodotto che restituisca l’identità di una donna e la bellezza di un capolavoro.
Attrice e regista raccontano simultaneamente varie storie tenendole insieme – senza che il tutto appaia un guazzabuglio disgregato e disordinato – utilizzando note, lettere istituzionali battute a macchina, epistole scritte a mano, foto, video. Anche le tredici figure del Cenacolo paiono staccarsi dall’affresco, assumere consistenza tridimensionale, contribuire alla drammaturgia.

Su tutto campeggia Fernanda Wittgens. Le sue parole di 75 anni fa sono ancora un monito per la nostra epoca: «Quando crolla una civiltà e l’uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà, di continuare ad affermare che gli uomini sono fratelli anche se per questo dovrà… pagare? Almeno i cosiddetti intellettuali, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi, e come tali hanno insegnato ai giovani, hanno scritto, si sono elevati dalle file comuni degli uomini. Sarebbe troppo bello essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è un pericolo».

IL MIRACOLO DELLA CENA
regia di Marco Rampoldi
collaborazione drammaturgica Paola Ornati
con Sonia Bergamasco
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con Museo del Cenacolo Vinciano – Polo Museale Regionale della Lombardia – MIBAC

durata: 1h
applausi del pubblico: 2’

Visto a Milano, Piccolo Teatro Grassi, il 26 settembre 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *