Toshio Hosokawa e il MiTo del Giappone, fra Torino e Milano

La sposa del sole
La sposa del sole

Le marionette de ‘La sposa del sole’ (photo: mitosettembremusica.it)

Anche la terza edizione di MiTo SettembreMusica sceglie l’emozione della scoperta. E risolve il dilemma tra abitudine e avventura aprendo un «sipario nel sipario» dedicato al mondo musicale nipponico, con appuntamenti a Milano e Torino.
Ma non di sola musica vive MiTo. E non può essere altrimenti, tanto quel mondo è intriso di filosofia e gestualità quotidiana. Emblematica la fertile sintesi elaborata dal compositore Toshio Hosokawa: «La mia musica è calligrafia, dipinta sul margine intonso del tempo e dello spazio. Ciascun suono possiede una forma simile a quella delle linee e dei punti tracciati dal pennello. Questa linea è dipinta sulla tela del silenzio».
L’amicizia ventennale che lo lega all’architetto Arata Isozaki, che il musicista chiama maestro, contribuisce a definire quella continuità tra le arti “sceniche” che convergono nel caleidoscopico concetto di “ma”; approssimativamente traducibile con vuoto o con intervallo (una partitura interrotta o la dispersione dei punti focali in una struttura architettonica).

Di questa dimensione di senso si è discusso venerdì scorso al museo Poldi Pezzoli di Milano (che per l’occasione ha riallestito la mostra “Netsuke” – da vedere per la straordinaria miniatura di un attore di teatro No), così come dell’antico e reciproco misurarsi di Oriente e Occidente. L’incontro con autori e studiosi di cultura giapponese contemporanea ha idealmente introdotto a un «programma nel programma» che, più direttamente, inquadra le forme teatrali in questo FocusGiappone. E l’invito rivolto al pubblico è sembrato essere quello di andare a verificare come quel tema, la coincidenza di spazio e tempo, insieme estetico ed esistenziale, agisca e divenga nelle molte rappresentazioni del calendario in e off.

Cominciando con gli appuntamenti fuori festival, diremo che l’intenso dialogo tra scenico e ordinario, tra pieni e vuoti, si è palesato già in due occasioni: nella performance canto-calligrafica “Singing Action” di Setsuko (nel giardino della Triennale), che lo ha declinato in voce e gesto, e nello spettacolo di Kyogen tradizionale (al Piccolo Teatro Studio), il cui effetto culturalmente ed emotivamente estraniante è determinato da una rigorosa ritmica del corpo che attiva l’immaginazione. Chiude transitoriamente il cerchio “La sposa del sole”, resa marionettistica dell’omonima fiaba di Carlo III Colla, che la mise in scena nel 1906 in occasione dell’Esposizione Universale. L’edizione che oggi viene presentata a MiTo utilizza gli stessi materiali acquistati allora presso il padiglione del Giappone per restituire quello che fu lo sguardo di fine Ottocento verso il Sol Levante.

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