Mobile di Pierre Rigal. La balistica dei souvenir sospesi

Pierre Rigal in Mobile (photo: Pierre Grosbois)
Pierre Rigal in Mobile (photo: Pierre Grosbois)

È una figura in papillon e camicia che sta tra la surrealtà quotidiana cara a Jacques Tati e l’artigianalità visionaria dei primi lavori di Michel Gondry (ripensiamo a “L’arte del sogno”), quella che Pierre Rigal porta in scena al Romaeuropa Festival con il suo “Mobile”, terzo solo del coreografo francese giunto alla danza dall’atletica leggera. Dai 400 metri a Wim Vandekeybus, Bernardo Montet e Nacera Belaza: il salto verso la danza avviene a 23 anni e lo porterà, nel 2003, a firmare il suo primo lavoro, “Erection”, co-diretto insieme ad Aurélien Bory.

In “Mobile” Rigal è sospeso, ancorato al centro della scena, appeso ad un cavo elastico che ne esalta le doti acrobatiche permettendogli di staccare i piedi da terra, raggiungere il cielo e poi tornare morbido in basso.
Sul palco del Teatro Vascello si muove nella condizione del (finto) inetto, dell’esploratore ingenuo, del piccolo ingranaggio all’interno di un sistema complesso che ne governa le scelte motorie, tra pose plastiche e gag dal fallimento ironico.

Passando da silhouette calata in una dimensione onirica a momenti di piena luce, Rigal si aggira tra una serie di sagome double face (da un lato animali, elettrodomestici e macchine, dall’altro frammenti di facciate di tristi condomini da periferia urbana), cablate come lui e manovrate dall’esterno verso uno stato di una magia dalla spiccata, professionale e preziosa artigianalità, quella del circo, quella del precinema.


I piani si intersecano, quello che sta su scende e poi risale, il tutto connotato da un sonoro che accompagna, in un continuum brulicante e rarefatto, queste esplorazioni che sfidano tanto la gravità fisica quanto quella interiore.

Il corpo di Rigal si nasconde dietro le sagome, gioca con esse, ne ribalta l’immagine e il senso. Le allegorie si moltiplicano, quella che potrebbe rivelarsi una discarica galattica in lento movimento si trasforma in un microcosmo interiore, quello di un uomo perso nel suo sistema degli oggetti, galleggianti nell’universo del desiderio e del consumo, così appesi in forma di emblemi-souvenir.

In una balistica fatta di esattezza ma anche di gioiosa anarchia, il “Mobile” della Compagnie Dernière Minute ostenta una sofisticatezza camuffata da rimarcata ‘naivetè’ (o viceversa?), quella di un “archeologo dei souvenir” preso tra fascino del congegno magico, delicatezza, innocenza e calibrato didascalismo.

Mobile
Concezione, Coreografia, Scenografia, Interpretazione: Pierre Rigal
Musica originale live: Nihil Bordures
Luci, Regia generale: Frédéric Stoll
Collaborazione artistica: Mélanie Chartreux
Collaborazione drammaturgia: Taïcyr Fadel
Fotografia, Scene: Props Sylvain Mille
Progettazione macchine: Thomas Tallon, Frédéric Stoll
Design interni: Basile Harel
Suono: George Dyson
Volo: Gilles Montaudié
Imbracatura volo: Marc Bizet
Produttore: Sophie Schneider assistita da Nathalie Vautrin
Produzione: compagnie dernière minute
Coproduzione: Maison de la Culture de Bourges
Con il sostegno di Théâtre Garonne – Toulouse
La compagnie dernière minute è finanziata nell’ambito del contributo da parte del Ministère de la Culture et de la Communication / Préfecture of the region Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées, Region Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées e Ville de Toulouse
La compagnie dernière minute riceve il sostegno della Fondation BNP Paribas per tutti i suoi progetti

Applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Roma, Teatro Vascello, il 12 ottobre 2016
Romaeuropa Festival 2016 – prima nazionale

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