L’omaggio di Bologna a Leo De Berardinis: molti pensieri vogliono restare comete

Leo De Berardinis
Leo De Berardinis

Leo De Berardinis

Il primo spettacolo è il luogo. Improvviso, nel mezzo di uno dei quartieri popolari di Bologna, si apre il complesso dismesso di edifici militari, appositamente allestito per questo tributo della “città teatrale” a Leo De Berardinis. Si parla a bassa voce e molti già non parlano più. Ogni interprete ha scelto una collocazione diversa e l’ha allestita per il suo solo. Il pubblico si muove tra performances e alcuni momenti sonori senza soluzione di continuità. Guide mute munite di flebili torce suggeriscono i passaggi.

Il secondo spettacolo sono le scelte illuminotecniche e musicali, avvolgenti e sorprendenti a un tempo. Ogni solo è perfettamente costruito e vive in una bolla magica, perfetta, autosufficiente; la cura che ognuno di questi microambienti rivela è commovente, ogni particolare racconta una storia di amore, dedizione e delicatezza.
Il terzo spettacolo sono gli interpreti. Viene da domandarsi dove si nascondano attori e attrici così, in quali universi paralleli sopravvivano, attori che quasi non si riconoscono (eppure le loro facce e i loro nomi sono noti), completamente trasformati all’interno di ciascuna partitura. I corpi e le voci – totalmente al servizio della storia – si producono in impercettibili e delicatissime acrobazie producendo sottili e commoventi spirali di emozione.

Ma dove stanno questi interpreti? Dove si nascondono, tra le pieghe dei programmi delle nostre stagioni teatrali? Perché le questioni qui sono due: da un lato attori così ce ne sono pochi (potremmo aprire una discussione sulle nostre scuole di teatro, ma a che pro? Cose trite e ritrite che siamo financo stanchi di pensare), dall’altro dobbiamo ammettere che questi stessi interpreti li vediamo – pur di rado – a teatro, e raramente ci regalano spettacoli del genere. Che manchi, spesso, una degna guida?
Più continuiamo il nostro percorso nella caserma Sani e più la risposta ci appare positiva. La guida, stasera, c’è.
Leo De Berardinis appare per la prima volta attraverso le voci dei suoi attori, che lo ricordano in un misto di commozione e divertimento, per poi materializzarsi improvviso nell’atto di apertura del primo capannone. Una lampadina che oscilla veloce, mobile, inafferrabile, ma pur sempre una luce. L’unica, in tutto quel buio. E forse tale era proprio De Berardinis. Una luce beffarda, imprevedibile e veloce, in tutto questo buio.

Sembra che ognuno degli interpreti abbia cercato l’artista dentro di sé e si sia lasciato guidare dal maestro. I nove solo cui assistiamo sono un dono commosso, un ricordo, una rievocazione. Come se ognuno degli interpreti in scena stesse dicendo: “Guarda come sono diventato, è per te”. E così in alcuni prevale la commozione, in altri il divertimento, in altri ancora si intravvede una sorta di angoscia e di mancanza; ma l’elemento comune è l’emozione, fortissima e onesta. Emozione anche nel lavorare di nuovo tutti insieme, sotto la guida dello stesso maestro, che però oggi si materializza soltanto attraverso una luce, una tenda di velo che oscilla al vento, un riflesso, una maschera, uno spruzzo d’acqua. Il maestro è rimasto tra le cose del teatro, e i suoi attori lo cercano e lo fanno rivivere attraverso di esse.
E alla fine essi si ritrovano, tutti, sul palcoscenico, ognuno proveniente da mondi e percorsi diversi, ognuno solo, e tutti con la medesima mancanza, il medesimo senso di perdita e la medesima gratitudine. E di Leo rimane ancora una volta uno Spazio della Memoria, che questi interpreti conservano e custodiscono, vivo.

Fino al 3 luglio repliche alle 20,25 e alle 22,30 all’ex Caserma Sani di Bologna (ingresso 10 euro).

Molti pensieri vogliono restare comete
dedicato a Leo De Berardinis
percorso e azioni teatrali di: Anna Amadori, Elena Bucci, Fulvio Ianneo, Angela Malfitano, Marco Manchisi, Francesca Mazza, Gino Paccagnella, Stefano Randisi, Marco Sgrosso, Enzo Vetrano
installazione sonora a cura di: Alessandro Saviozzi (Studio Arkì)
testi selezionati da: Francesca Mazza
registrazioni in presa diretta effettuate da: Elisabeth Armand Fonica Persephone
con le voci di: Eugenio Allegri, Marco Alotto, Antonio Alveario, Paolo Ambrosino, Elena Bucci, Ruggero Cappuccio, Valentina Capone, Silvio Castiglioni, Marco Cavicchioli,
Franco Coda, Ilaria Drago, Patrizio Esposito, Iaia Forte, Fulvio Ianneo, Sylvie Levesque, Angela Malfitano, Claudia Manfredi, Marco Manchisi, Ivano Marescotti, Francesca Mazza,
Licia Navarrini, Renato Nicolini, Gino Paccagnella, Stefano Perocco, Enzo Pezzella, Loredana Putignani, Stefano Randisi, Andrea Renzi, Fabrizia Sacchi, Alfonso Santagata,
Marco Sgrosso, Paola Vandelli, Enzo Vetrano, Pasquale Vita, Teri Weikel
coordinamento: Claudia Manfredi
luci: Alessia Massai e Matteo Nanni
ilIuminotecnica: Giuliano Viani
durata: 1 h 30′
applausi del pubblico: 1′ 2”

Visto a Bologna, ex Caserma Sani, il 29 giugno 2009

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