Aspettando Mon jour! Silvia Gribaudi ad alta quota

Silvia Gribaudi fotografata da Andrea Macchia
Silvia Gribaudi fotografata da Andrea Macchia

Torinodanza prosegue nel proprio intento di portare la danza ad alta quota. Il progetto triennale Corpo Links Cluster, giunto al suo secondo anno, è finanziato dal programma europeo Alcotra (Alpi Latine Cooperazione TRAnsfrontaliera) e coinvolge nei mesi estivi i comuni di Avigliana, Sestriere e Prali. Attraverso workshop, laboratori e incontri con le popolazioni montane i coreografi selezionati tentano di portare la propria ricerca e l’azione performativa che ne scaturisce in territori naturali e, se vogliamo, più “selvaggi”, un territorio che risulti fertile per attuare la contaminazione tra gesto sportivo e il suo potenziale artistico ed espressivo.

Gli esiti di queste residenze estive vengono poi mostrati anche in città, nel programma autunnale del festival. Accanto al Museo della Montagna, che quest’anno ha ospitato i progetti di Michele Di Stefano e “Purgatorio ovvero aspettando Paradiso” del coreografo valdostano Marco Chenevier, anche la Lavanderia a Vapore di Collegno si fa sede di restituzione.

In occasione di Open Lav 2019, giornata a porte aperte di inaugurazione della stagione della Lavanderia, è stata presentata al pubblico la poetica di Silvia Gribaudi, che ha proposto un primo studio del suo nuovo spettacolo “Mon Jour!”, che verrà presentato in forma conclusa nella prossima edizione di Torinodanza.


L’intervento, dalla durata di 30 minuti, è l’esito di un laboratorio nel quale si è indagato il significato e il potenziale dell’azione fisica di quei gesti atletici che caratterizzano gli sport di montagna. Il tutto sottoposto all’occhio ironico e selettivo della Gribaudi.

Diversamente da quanto ci aspettavamo, ovvero una restituzione danzata, ciò che Gribaudi ha creato in questa prima fase di lavoro è un tavolo di dialogo, un’orazione accompagnata da video e musica su quello che sono le sue linee guida, la sua poetica, il suo sguardo artistico. Fanno però capolino, tra le parole dell’artista, gestualità e posture che ci prefigurano un’opera comica e buffa, che rimandano a un linguaggio coreografico che lega il gesto danzato alla Commedia dell’Arte.

La performance del prossimo autunno sarà dunque una ricerca antropologica che indaga il riso, le potenzialità ironiche del corpo e del suo agire, dal suo vivere in un habitat che, come ci ha dimostrato questa restituzione, spesso viene stereotipato. La montagna è inverno, i suoi abitanti sono sportivi solo nella stagione fredda. Ma nel corso delle altre stagioni? In primavera e in estate come si esprimono le attività che richiedono la presenza della neve e del freddo?
Rimaniamo curiosi di scoprirlo nell’ottica della coreografa, aspettando Torinodanza 2020.

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