
“Il geroglifico di un soffio” è la mostra che è stata inaugurata sabato scorso alla Casa dei Teatri, all’interno di villa Pamphilij a Roma, e lì sarà ospitata fino al 3 maggio. Una esposizione che risponde al tentativo di catturare, o evocare, due assenze, come ben spiega Guido di Palma (curatore della mostra insieme a Luisa Tinti): quella di Jerzy Grotowski in primo luogo, e quella di Ryszard Cieslak, attore simbolo del Teatr Laboratorium di Wroclaw.
Come due ‘vanitas’, termine utilizzato nell’accezione antica con cui si designavano i vasi teschio in cui venivano posti dei fiori per catturare un’assenza, i disegni dell’artista francese Serge Ouaknine e la ricostruzione filmica del “Principe costante”, realizzata da Ferruccio Marotti, tentano di fermare, di far materializzare un soffio.
Se il teatro è di per sé un’arte effimera che si dà nel momento stesso della rappresentazione per poi dissolversi, parlare o scrivere di teatro non può avvenire che sotto forma di una rievocazione; rimangono tuttavia palpabili delle tracce, e sono proprio delle tracce che questa mostra tenta di ripercorrere e di offrire al pubblico.






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